Tutto Quello che So Sull'Amore l'Ho Imparato da Il Piccolo Principe - David Robert Ord
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Tutto Quello che So Sull'Amore l'Ho Imparato da Il Piccolo Principe - Anteprima del libro di David Robert Ord

Riflessioni per vivere l’amore e trovare se stessi

Quando la vita ti mette alle strette

Un bambino di sei anni vide, in un libro sulla giungla, l’illustrazione di un boa constrictor mentre inghiottiva la sua preda. Ne rimase affascinato, e quell’immagine accese la sua fantasia. Ci meditò sopra e alla fine tirò fuori le matite colorate e realizzò il suo primo disegno di quell’animale. Ne fu fiero e lo chiamò Disegno Numero Uno, come fosse il simbolo che in qualche modo rappresentava la sua intera esistenza.

Poi mostrò il disegno agli adulti ma, anziché un boa constrictor che digeriva un elefante, loro videro un cappello. Ogni volta che mostrava il disegno, riceveva sempre la stessa risposta. Alla fine giunse alla conclusione che i grandi non avevano fantasia!

Il fatto che il nostro pilota dipinga gli adulti come persone prive di immaginazione è il suo modo di dirci che se vuoi andare d’accordo con il loro mondo devi adeguarti alla loro visione delle cose. Non puoi «buttare il tuo tempo» a coltivare qualità come la capacità di meravigliarti: nella tua esistenza non c’è spazio per il mistero, ma solo per quelle faccende che gli adulti considerano serie - o le «questioni di rilievo», come le definisce l’autore.

No, non osare «disegnare» la vita a modo tuo! Impara il «giusto modo di disegnare» facendo le cose come tutti gli altri.

Quando hai cominciato il viaggio della vita eri aperto al mondo e alle esperienze che ti offriva. Avevi una spiccata fantasia. Il boa constrictor, scelto apposta dall’autore, rappresenta ciò che probabilmente ti è accaduto durante gli anni della formazione. Anziché farti crescere ha avuto su di te l’effetto opposto.

Probabilmente, nel passaggio dall’infanzia all’età adulta, sei stato privato di parte della tua vitalità e hai imparato a frenare il tuo entusiasmo. Invece di assecondare la tua eccezionale vocazione, hai appreso dagli adulti che ti circondavano - che riciclano questi atteggiamenti di generazione in generazione - che solo alcuni aspetti della tua personalità erano accettabili, che solo alcuni dei tuoi interessi meritavano approvazione, mentre altri dovevano essere scoraggiati. Quindi quei lati di te che facevano aggrottare le sopracciglia con il tempo si sono atrofizzati, insieme alla tua attitudine all’amore romantico e alla passione.

Il disegno e il bambino

Attraverso il disegno il bambino tenta di esprimere se stesso: i suoi primi schizzi sono rivelatori, perché rappresentano appunto un boa constrictor. In altre parole si sente costretto: la società lo ha limitato così velocemente che già a quell’età non può più attingere alla sua fantasia, creatività e vivacità. E questo, in futuro, limiterà la sua capacità di rapportarsi agli altri, e soprattutto all’altro. Una relazione di qualsiasi tipo è magica soltanto se i due individui si sentono magici. Ma il bambino impara a percepirsi sempre meno magico.

Forse attraverserai momenti di passione, ma probabilmente non vivrai più la tua esistenza con passione. Magari sperimenti brevi istanti romantici, però la tua vita quotidiana non è più intrisa di romanticismo. Parti per un’avventura di un paio di settimane, ma è la tua esistenza a non essere più un’avventura elettrizzante. Attraversi attimi di creatività, però non sai vedere la magia di ogni giorno. Hai intuizioni, tuttavia non vivi all’insegna dell’intuizione. Al contrario, sei una persona pratica: ti adegui, e questo ti spinge a scendere a compromessi, perché devi essere all’altezza delle aspettative della famiglia e, più in generale, della società.

Quando la vita comincia a soffocarti, però, non ti arrendi subito. In te rimane ancora una scintilla. Cosa fece infatti il bambino che aveva disegnato il boa? Non totalmente scoraggiato dalla reazione degli adulti di fronte al suo primo capolavoro, tentò di realizzare un altro disegno, raffigurando questa volta il boa constrictor visto dall’interno, per aiutare i grandi a capire che cosa avesse rappresentato. Perché si sa, agli adulti devi spiegare tutto.

Il bambino chiamò l’opera Disegno Numero Due. Il primo disegno simboleggiava le restrizioni esterne imposte dalla società, mentre il secondo le restrizioni interne che il bambino ha iniziato ad autoimporsi. Il rigetto da parte degli adulti dei suoi tentativi di esprimersi finiscono per provocare un autorifiuto.

Purtroppo, ricorda il bambino ora cresciuto, gli adulti lo esortarono a «lasciar perdere i miei disegni dei boa constrictor, sia dall’esterno che dall’interno, e a dedicarmi invece alla geografia, la storia, l’aritmetica e la grammatica». Tutti sanno che al termine della giornata bisogna portare a casa il pane. Non si può vivere di «disegno»! La società ti impone di essere realista.

Nel mondo moderno una «vita felice» si fonda sulla concretezza, non sulla meraviglia, l’immaginazione, il mistero, la passione. Bisogna focalizzarsi sullo sviluppo di capacità lavorative, non della propria personalità interiore.

A scuola forse ti hanno preparato a guadagnarti da vivere, ma ti hanno insegnato a vivere? Nella fase dell’esistenza in cui eri ancora entusiasta di te stesso e di scoprire l’universo, sei stato costretto a sederti a un banco e a darci dentro con i compiti.

Immagine del Boa Constrictor

Il significato dell’immagine del boa constrictor è che a mano a mano che i bambini crescono si allontanano dal loro vero io. Da grande, il pilota ha imparato a seppellire la sua unicità per soddisfare le aspettative dei genitori, degli insegnanti, della società. Ha imparato a chiudere fuori il suo mondo e a adeguarsi. La sua storia è stata soffocata per adattarsi a quella degli altri. Ecco perché riusciva a raffigurare soltanto boa constrictor. Persino i disegni gridavano che il mondo lo stava stritolando!

Qual è la conseguenza di questa repressione sistematica? La noiosa routine che molti di noi vivono anno dopo anno.

La gratificazione, che dovrebbe nascere dal legame intimo tra te e gli altri, tra te e le attività che svolgi, nel caleidoscopio della frenesia quotidiana spesso non esiste. O se esiste, dura pochi fortuiti istanti.

Il tuo rapporto con gli altri diventa perlopiù superficiale. Allora come puoi entrare in comunione profonda con un’altra persona? I tentativi di stabilire un legame appaiono innaturali, forzati anziché spontanei. Anche se a volte parli senza sosta, non sai più dire niente di significativo. Il tuo vero io si nasconde dietro una facciata di carinerie, un entusiasmo ostentato attraverso cui cerchi l’approvazione degli altri.

Per farla breve, la vita adulta consiste in un tran tran che non coinvolge la nostra anima.

Quando a forgiare la tua identità sono le esigenze della società - e non le tue! - perdi la capacità di darti e di entrare in relazione profonda con il prossimo. Finché ti accorgi che lungo la strada hai perso il contatto con quello che conta.

Tutto questo è simboleggiato da ciò che gli adulti vedono nei due disegni del narratore: un cappello. Scritto nel 1943, il libro è ambientato nel 1937, un’epoca in cui raramente ci si mostrava in pubblico senza copricapo. Era il simbolo della conformità alle convenzioni, rappresentava il cittadino elegante e onesto. In una parola, inibito.

Se stai vivendo una relazione sentimentale in cui la passione si è spenta, potresti chiederti se ciò dipenda dal fatto che il tuo io più profondo «porta il cappello». Gli individui vivi solo a metà non sono né affascinanti né interessanti: non c’è da stupirsi che abbiano difficoltà a portare avanti un rapporto.

La storia del piccolo principe è un antidoto alla tua alienazione - un’alienazione innanzitutto da te stesso, e di conseguenza dal tuo partner. Il libro ti invita a ritrovare la spontaneità che avevi da bambino, ti chiede di riscoprire la meraviglia e lo stupore, il senso di mistero, la passione e il romanticismo che alimentano una vita autentica.

Ricordando il volume sulla natura che tanto lo aveva appassionato alla tenera età di sei anni, il pilota afferma di aver trascorso un sacco di tempo a «meditare» sui disegni della giungla. Da lì era scaturita la sua voglia di disegnare.

Bambini meditano

I bambini meditano istintivamente. Se ti capita, osserva un neonato studiare il viso di una persona: non ha paura di guardarla, di guardarla sul serio, con un’intensità che imbarazzerebbe parecchi adulti. Eppure per i più piccoli è perfettamente normale. È dalla meditazione che nasce la loro capacità di meravigliarsi e quindi di entrare in relazione a livello profondo.

Com’è triste che la nostra capacità di meditare venga soffocata. Da adulti intrecciamo i nostri corpi nell’atto che definiamo «fare l’amore», però di solito lo facciamo al buio o con gli occhi chiusi. Non osiamo guardarci nel più intimo dei momenti, almeno non a lungo. Quanto amore possiamo provare per qualcuno che per la maggior parte del tempo non ascoltiamo, per non parlare di vederlo, guardarlo davvero?

La capacità di meditare è innata nei bambini perché hanno il dono di essere presenti. Anziché rimuginare su rimpianti del passato o ossessionarsi per ciò che offrirà loro il futuro, i bambini assaporano il momento. Almeno finché non li bombardiamo di frasi e li tormentiamo esortandoli a «sbrigarsi».

I bambini dovrebbero essere incoraggiati a meditare. In questo modo rimarranno in contatto con il loro io, vivranno la vita intera nel presente. Una rarità tra gli esseri umani, che quando si parlano, si guardano, si toccano, spesso sono altrove con la testa!

Assaporare il momento, è questa la chiave. Se tocchi, tocca davvero, in profondità, sotto la pelle, dritto al cuore. Se parli, di’ ciò che pensi veramente, a costo di mostrarti in disaccordo. E se guardi, guarda fino in fondo all’anima. Senti il legame e non lasciartelo sfuggire.

Soprattutto in amore, molti di noi passano semplicemente attraverso le emozioni. Che si tratti del modo frettoloso in cui ci accarezziamo per arrivare all’«atto principale», o delle chiacchiere evasive che facciamo durante una cena romantica, siamo come gli adulti a bordo dei treni che sfrecciano accanto allo scambista ferroviario che il piccolo principe incontra una volta arrivato sulla Terra. I treni dalle luci intense corrono avanti e indietro, e il piccolo principe chiede: «Non erano soddisfatti di dov’erano?»

«Nessuno è soddisfatto di dov’è.»

Poco importa quali siano le circostanze esterne, non potrai mai essere soddisfatto finché non riconoscerai che il tuo malcontento nasce dal non essere te stesso. Nessun cambio di partner, di luogo, di vita potrà appagarti. Ovunque tu vada, con chiunque tu sia, qualsiasi cosa tu faccia, con te porti te stesso. Se il tuo vero io si nasconde, o se tu lo tradisci, continuerai a sentirti a disagio, per quante vesti tu possa cambiare.

Non puoi vivere un rapporto autentico con un’altra persona se non sei disposto a metterti in relazione con il tuo io più profondo. Se ciò che fai sulla superficie della tua vita non rispecchia la tua essenza, se non sei onesto riguardo ai tuoi desideri reali, se non li riveli al partner, ai famigliari, o agli amici, se non fai nulla per realizzarli per paura di turbare lo status quo, ti sentirai sempre insoddisfatto. E questa sensazione ti impedirà di stabilire un rapporto gratificante con chiunque. Se il tuo mondo interiore ed esteriore non si allineeranno, non potrai mai avere un rapporto pieno con le persone per te più importanti.

Quando un terzo treno passa sfrecciando, il piccolo principe domanda: «Inseguono i primi viaggiatori?»

Lo scambista spiega che non stanno inseguendo nulla, ma che sono addormentati o sbadigliano. E aggiunge: «Solo i bambini schiacciano il naso contro il vetro dei finestrini».

Trovare te stesso significa svegliarti e cominciare a prestare attenzione a ciò che fai. Comincerai a notare quello che ti interessa e che è rilevante per te.

Risvegliarsi dal mondo dei sogni

Per svegliarsi dal sonno del mondo degli adulti bisogna identificare le correnti del cuore e separarle dalla maretta superficiale di emozioni. Pochi di noi sembrano disposti a esplorare i propri pensieri ed emozioni abbastanza in profondità per riuscirci.

Se ti sei trascinato troppo a lungo in una relazione che non ti rende felice, in una carriera che non accende la tua immaginazione o in un luogo che non ti appartiene, è probabile che tu debba prendere il treno espresso. Ma se decidi di cambiare la tua situazione, devi farlo con il naso schiacciato contro il finestrino. Solo così potrai decidere consapevolmente e non sarai più un viaggiatore annoiato che sbadiglia.

Una persona sveglia non si limita a reagire a una situazione sgradevole. Se sei vigile, entusiasta, elettrizzato dalla vita, anziché muoverti alla cieca da una situazione mediocre all’altra, saprai trovare la direzione che davvero ti rispecchia.

Vivere nel momento sta alla base di qualunque cammino interiore. Per molti secoli l’ebraismo ha messo in secondo piano la vita ultraterrena, sottolineando l’importanza di vivere appieno il presente. Gesù, che era ebreo, invitava le persone a vivere una «vita in abbondanza», ossia pienamente vigili e consapevoli. La filosofia zen insegna che dobbiamo essere presenti in tutto ciò che facciamo. Per riuscirci ci vuole consapevolezza, e questa nasce dalla meditazione.

E tu, ti concedi il tempo di esaminare i volti di chi ti circonda? Ti concedi di meravigliarti quando vedi una rosa? E poi, mediti sulla tua esistenza?

Di fronte agli adulti che non erano in grado di capire neppure il suo Disegno Numero Due e lo indirizzavano verso discipline più pratiche, alla fine il bambino si è arreso. Ricorda, il Disegno Numero Uno è un boa constrictor visto dall’esterno mentre il Numero Due è visto dall’interno. La prospettiva dall’interno ci insegna che in noi non hanno scoraggiato solo la capacità di meravigliarci del mondo che ci circonda, ma che è anche vietato esplorare il nostro mondo interiore.

Magari non sai entrare in contatto con ciò che avviene dentro di te perché la tua vita interiore è stata inibita. La società non ti incoraggerà a scavare perché, se mai dovessi riuscirci, potresti cominciare a cambiare. Potresti diventare passionale, presente, profondamente coinvolto in ogni aspetto della tua esistenza. E chi appartiene alla tua vita non ti riconoscerebbe più! Per questo premono affinché ti uniformi agli altri. Ecco perché il bambino ormai cresciuto dice: «Perciò all’età di sei anni ho abbandonato quella che avrebbe potuto essere una magnifica carriera di pittore».

Il nostro aviatore ha imparato a pilotare gli aerei. È ovvio che per un simile lavoro le materie pratiche che ha studiato a scuola si sono rivelate preziose, soprattutto la geografia. Queste conoscenze sono sempre utili, però non servono a costruire rapporti profondi. Se queste materie diventeranno il senso della tua esistenza, rinuncerai all’unica cosa che dà significato al resto: conoscere e vivere.

La solitudine del pilota

La solitudine del pilota è rappresentata proprio dalla sua carriera alla guida di un monomotore: lui è solo per buona parte del tempo, deve essere tecnico e competente, soprattutto per riparare da solo il suo aeroplano, proprio come accadrà. Il pilota che vola in solitudine trascorre le sue giornate letteralmente sopra la testa delle persone, in una dimensione tutta sua, senza alcuna vera relazione.

Questo isolamento rappresenta la vita del bambino una volta cresciuto. «Così ho vissuto la mia vita da solo, senza nessuno con cui poter parlare davvero», spiega.

E non c’è bisogno di essere piloti: molti di noi sono soli anche quando sono attorniati da persone.

Forse, come accade a infinite coppie, pure tu la sera ti ritrovi sdraiato a letto di fianco al tuo partner, disperatamente solo. Se i vostri corpi si toccano, persino nell’unione non avverti alcun legame. Anzi, i tuoi pensieri sono rivolti a qualcuno che non è la persona accanto a te. Oppure hai così bisogno del tuo partner che non vedi questa persona per ciò che è veramente, ma soltanto per ciò che vorresti.

Magari riesci a sfuggire alla solitudine per un po’. La seppellisci sotto una marea di impegni, la insabbi con le attività, la attenui con amicizie superficiali, la mascheri con legami famigliari. Ma se alla fine perdi qualcuno di caro, se la tua carriera si arresta, o un’amicizia si rompe, a quel punto ti rendi davvero conto che sei completamente e definitivamente solo.

Se ti concentrassi sul presente e ascoltassi la tua solitudine, riconosceresti che la tua esistenza non è vita e ti accorgeresti dell’importanza di essere realmente in sintonia con tutte le persone e le cose che ti circondano. Allora abbandoneresti le relazioni e le incombenze inutili, cercando invece soltanto ciò che davvero ti nutre e ti ripaga.

Anche se ti celi dietro una pseudounione, senti la mancanza di un legame autentico: desideri una persona con cui parlare e condividere, e un sentimento che infiammi il tuo cuore.

Il bambino rimasto dentro di te non prova rispetto per il modo in cui gli adulti si accontentano di un’esistenza tanto superficiale. Nel corso della sua vita ha trascorso parecchio tempo con loro, ha avuto spesso l’opportunità di osservarli da vicino e non se ne è fatto una buona opinione. Non vuole essere come loro, e cerca le poche persone che promettono qualcosa di più significativo.

Sfortunatamente, molti che a prima vista sembrano di ampie vedute, si rivelano vuoti. Racconta il pilota: «Ogniqualvolta ne incontravo uno che sembrava perspicace, facevo l’esperimento e gli mostravo il mio Disegno Numero Uno, che ho sempre conservato». Voleva scoprire se questa persona avesse una vera intelligenza. Il risultato era sempre lo stesso: i grandi pensavano che il boa constrictor fosse un cappello.

Invariabilmente, quando qualcuno diceva che il disegno rappresentava un cappello, il pilota cambiava argomento: anziché discutere delle cose che per lui erano importanti, si abbassava al livello del suo interlocutore, chiacchierando di «bridge e golf, di politica e cravatte». E a quel punto l’altro era «molto contento di aver conosciuto un uomo così saggio».

Persino coloro che paiono più aperti e sensibili in genere non sono in grado di instaurare un legame vero. Credono in una psicologia pop o in una pseudospiritualità che non sfociano in una maturità emotiva o in una vera curiosità intellettuale. Nel momento in cui cominci a scavare, si mostrano disinteressati o irrequieti. Abituati a parlare di sciocchezze, temono ciò che li porterebbe a una reale consapevolezza. Qualsiasi cosa evochi emozioni intense, vera introspezione (il boa constrictor), il mistero racchiuso nella giungla, la meraviglia delle stelle, li mette a disagio. L’educazione ispirata al boa constrictor ha fatto un buon lavoro creando la «mentalità da boa constrictor», che soffoca l’espressione.

L’antidoto è la riscoperta del tuo cuore. È di questo che parla la storia del piccolo principe.

Per prima cosa devi affrontare le dinamiche con cui ti sforzi di fuggire da te stesso, scendi a compromessi e ti accontenti della mediocrità. A tempo debito il piccolo principe ti spiegherà come portare al primo posto ciò che davvero conta.

Secondo, devi capire che non hai motivo di scappare. Anche se ti senti incompreso, in verità la tua essenza ti riporta a una vita universale piena di amore e gioia. Era questo che voleva dire Gesù: «Il regno dei cieli è dentro di voi»

Attingi al tuo io bambino

Attingi al tuo io bambino, di’ basta alla solitudine e immergiti di nuovo «in una magnifica carriera di pittore». Permetti a te stesso di aprire gli occhi su quella parte spontanea, sensibile, entusiasta e autentica.

Impara a essere te stesso. I bambini sono capaci di farlo perché sono veri. La gratificazione appartiene all’anima. Si espande a mano a mano che diventi fedele alla tua essenza in ogni aspetto della vita.

«La vita è un’audace avventura», diceva Helen Keller, che era cieca e sorda, «o non è nulla.» È ritrovando il tuo io più autentico che puoi vivere la vita come un’audace avventura e incontrare un partner altrettanto convinto che l’esistenza sia un’esperienza appassionante.

Questo testo è estratto dal libro "Tutto Quello che So Sull'Amore l'Ho Imparato da Il Piccolo Principe".

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