Un Altro Mondo - Thomas Torelli - Estratto
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Un Altro Mondo - Anteprima del libro di Thomas Torelli

Un Altro Mondo è ancora vivo

Un Altro Mondo è ancora vivo

"Non cambierai mai le cose combattendo la realtà esistente; per cambiare qualcosa, costruisci un modello nuovo che renda la realtà obsoleta."
R.B. Fuller

E passato tanto tempo dall’inizio del progetto e sono ancora qui a parlarne. Un Altro Mondo è ancora vivo, cresciuto in un modo che forse non ha eguali nella storia dei documentari indipendenti. E la sua crescita è coincisa con la mia; come due compagni d’avventure, abbiamo girato l’Italia in lungo e in largo, abbiamo raccontato la nostra esperienza, incontrato migliaia di persone e ognuna di queste ha contribuito, nella sua unicità, a rendere me e il film ciò che siamo oggi: me un uomo migliore. Un Altro Mondo un piccolo miracolo per un mondo migliore.

Il percorso che mi porta oggi a scrivere queste righe assume i tratti di una linea tanto marcata da poter essere ripercorsa infinite volte, per trarne un insegnamento sempre nuovo. Posso meditare su tutto ciò che mi ha donato in qualità di essere umano, di padre, di sognatore, di regista; pensare a ciò che è accaduto per scoprirvi, sulla scia del suonatore Jones di De André: «... ricordi tanti, e nemmeno un rimpianto»; ripercorrerne gli esordi per condividere con tutti voi il risultato.

L’idea di realizzare un film del genere ha radici profonde nel mio essere; per attendere a questo risultato ho intrapreso un percorso tortuoso e ostico, pervaso però da una luce guida, comunque e ovunque ben visibile. Ben visibile per me, direi oggi col senno di poi, perché all’orizzonte di questa avventura si stagliavano nubi nere, soprattutto agli occhi delle persone alle quali raccontavo il mio progetto. Sentivo l’esigenza di comunicare un pensiero, anzi più pensieri collegati tra di loro, che volevo, con tutte le mie forze, diventassero il faro guida della mia esistenza... il resto lo affidavo già allora alla risonanza, legge fisica e spirituale per la quale un’entità che vibra a una determinata frequenza porterà ciò che lo circonda ad assumere lo stesso ritmo, a vibrare armonicamente con esso. E quando più esseri vibrano alla stessa frequenza, diventando consapevoli, beh! quello è il momento in cui può crearsi una massa critica in grado di mettere in atto un cambiamento.

Un Altro Mondo è entrato nel cuore e nella mente delle persone e, per risonanza, si è propagato ad altre, poi ad altre e ad altre ancora, fino a raggiungere una specie di massa critica che vede nel film una speranza, una via di fuga da un presente nebuloso; che sente un modo di essere e, soprattutto, di pensare che può equivalere a... un altro mondo.

Questa è stata la base, il fondamento stesso della distribuzione de Un Altro Mondo e anche la chiave del suo successo: “io cero, l’ho visto, vallo a vedere anche tu” e, in molti casi, “ti ci accompagno io, perché voglio vederlo di nuovo”.

Un passo indietro

Ma facciamo un passo indietro. Una volta ultimata la produzione del film, abbiamo iniziato a proiettarlo in piccole associazioni indipendenti. Eravamo solo un piccolo puntino nell’universo cinematografico, ma il tempo e la perseveranza ci hanno dato ragione, facendoci propagare a macchia d’olio. In quasi due anni abbiamo proiettato il film un’infinità di volte, con o senza il regista presente in sala. Abbiamo però notato che assistere alla proiezione del film assieme all’autore, permette al pubblico di interpretare e capire meglio lo spirito e il messaggio di ciò che vede. Non siamo davanti a un’opera di fiction, ma a un percorso che quotidianamente accade accanto a noi. Un Altro Mondo è questo, svela fili e legami invisibili, e chi riesce a coglierli inizia fin da subito a beneficiarne. L’autore in sala è importante perché sostiene il confronto, le proprie tesi, accende il dibattito; “metterci la faccia” è esempio pratico di interconnessione; far parte di un gruppo aiuta a comprendere e a condividere le proprie esperienze. Per un’ora ci si scorda del resto, ogni problema appare risolvibile, ci si sente inondati dalla potenza dei messaggi inviati dai protagonisti de Un Altro Mondo e si esce dalla sala come pervasi da una forza nuova. Come dicevo, molte persone che hanno assistito a una proiezione sono ritornate una seconda, una terza volta, portando gli amici, dando voce alle loro emozioni. Un Altro Mondo può quasi essere considerato una filosofia, e chi ne fa parte diventa ambasciatore di quei messaggi, da spettatore ad attore del cambiamento. È doveroso sottolineare che non si tratta di una tribù o di un gruppo di esaltati New Age, bensì di cittadini, persone normali che trovano ne Un Altro Mondo conoscenze e risposte che inducono altre domande, e che trovano nuove risposte negli approfondimenti che ognuno fa in modo del tutto personale. Mi sento spesso ripetere che il contenuto del film «è proprio quello che avrei voluto dire io, ma non sono mai riuscito a farlo». Rendere semplici argomenti complessi era lo scopo primario che mi ero imposto: esserci riuscito è motivo di gratitudine e orgoglio. Non volevo indottrinare le persone, ma condividere e rendere noto un modo di pensare già esistente che aspettava solo di essere espresso e colto. Parole quali “risonanza” o “massa critica” all’inizio non erano chiare nemmeno a me... ma nell’opera sono state trattate e spiegate, così da essere comprese e diffuse, e rappresentano ora il cuore de Un Altro Mondo e del suo successo.

Tutto questo dopo quasi due anni di proiezioni, ma anche dopo tre dalla realizzazione del film: tre anni di fatica e sacrifici che hanno portato a un risultato di cui ora sono felice e lusingato, ma che agli albori destava non poche preoccupazioni. Prima di approdare alla distribuzione indipendente, un importante distributore del panorama nazionale italiano mi offrì di uscire in quindici sale, in ben dodici regioni. Se pensiamo che Bowling a Columbine di Michael Moore, dopo aver vinto l’Oscar come miglior documentario, esordì in Italia in meno di trenta sale, le quindici che mi venivano offerte mi sembrarono un numero da capogiro. Parliamo di Italia, parliamo di documentario. Misi però l’ego da parte e ragionai: era meglio far morire il film in quelle quindici sale o trovare un’alternativa più valida? Fu così che con la mia squadra ebbi l’idea di presentarlo personalmente, chiamando circoli, associazioni... Nel mondo professionale mi presero per matto, ma il film era stato girato perché diventasse un valido contributo per chi ne avesse bisogno e, più in generale, un supporto al Cambiamento. Quindi, accantonata l’idea di distribuirlo nei cinema, me lo caricai sulle spalle e lo portai in giro per l’Italia e la Svizzera, con una media di tre, quattro proiezioni a settimana, fino ad alcuni periodi di dodici proiezioni consecutive in dodici città diverse. La risonanza, come ho detto, ha fatto il resto. Nei cinema, per l’onor di cronaca, ci siamo arrivati lo stesso, in barba alle distribuzioni ordinarie e a chi mi tacciava di follia!

«Un Altro Mondo è un film che emoziona», è questa la frase che mi viene più spesso ripetuta dopo le proiezioni e, questo, è il mio più grande successo come autore e regista: creare un’emozione. Come quella che ho provato io, proprio dopo la prima proiezione pubblica a Torino. La serata andò bene e tornai a casa contento di come erano andate le cose. Sentivo che era l’inizio di un qualcosa di grande, che avrebbe trasformato me e aiutato tante persone. Infatti, qualche settimana dopo mi chiamò un produttore, la voce sommessa, un po’ emozionata. «Thomas - mi disse - avevo invitato diversi amici l’altra sera, anche alcuni che non vedevo da tempo. Stamattina uno di loro mi ha telefonato e mi ha detto che il mio invito lo ha colto di sorpresa, perché non ci sentivamo da diversi anni. È venuto, ha visto il film, ma è andato via subito dopo; non ho avuto neanche il tempo di parlarci. Mentre parlavamo al telefono è scoppiato a piangere, ma io non capivo; continuava a ringraziarmi e allo stesso modo mi chiedeva di ringraziare te. Ho cercato di calmarlo, per capire a cosa si riferisse... e alla fine me l’ha detto. Era da tempo che programmava di suicidarsi, vittima di una profonda depressione. Dopo la proiezione è tornato a casa e per giorni non ha fatto che pensare al tuo film. Ci ha pensato, giorni e giorni. Finché stamattina si è accorto di essere rinato, di aver capito un sacco di cose, di avere ancora una speranza in questo mondo. Grazie all’altro. E grazie a te.».

Ogni volta che ci ripenso o lo racconto mi vengono i brividi. Anche adesso che lo sto scrivendo.

Scrivere. Appunto. Perché scrivere questo libro, potrebbe dire qualcuno, a due anni dall’uscita del film?

Perché il film non ha detto tutto: problemi di tempo, di mezzi, di budget. E poi perché il film ha la pretesa di far capire concetti diffìcilissimi a persone comuni che non hanno mai affrontato certi tipi di argomenti o che non hanno mai approfondito materie come quelle di cui parlano gli esperti nel film. Per quanto l’obiettivo possa dirsi raggiunto, si è pensato a un libro che accompagnasse il film in qualità di un agile strumento per capire meglio e per far germogliare ancora più rigoglioso il fiore della consapevolezza e della voglia di cambiare. O di vivere meglio.

Questa stessa domanda me la fecero a Phoenix, durante la prima proiezione statunitense e tra le prime in assoluto, al Phoenix Film Festival: «why don’t you write a book about Un Altro Mondo?». Io, emozionato, con il mio inglese maccheronico risposi: «sarebbe una bella idea, ma ho appena finito il film, un giorno forse penseremo anche al libro... ».

Ed eccolo qui.

Un Altro Mondo — Il Libro è pronto a riunire i concetti più importanti espressi nel film alla mia esperienza in merito alla realizzazione, e supportato dagli interventi di quattro grandi esperti nonché amici: Igor Sibaldi, Antonio Giacchetti, Massimo Citro e Giorgio Cerquetti, in rigoroso ordine di apparizione. Su consiglio e richiesta di voi tutti, a conclusione del libro, la trascrizione fedele del film, perché possa arrivare ovunque a tutti e sotto varie forme, con l’augurio che tu, caro amico lettore, possa trarne beneficio.

Chissà che la famosa massa critica pronta al cambiamento passi in parte anche da queste pagine? Il percorso è iniziato e, visto il successo del film, direi che quel giorno è sempre più vicino, nonostante le distrazioni che la quotidianità ci pone lungo il cammino.

Uniti ce la faremo.

... e che il viaggio abbia inizio...

Le parole di Igor Sibaldi

Caro Igor, Un Altro Mondo è stato un successo oltre le più rosee aspettative. Come te lo spieghi? Può essere che questo momento d’incertezza a livello mondiale, per assurdo, possa essere quello giusto per "fare il salto " e rendere possibile il cambiamento?

Caro Thomas, mi congratulo per il successo del tuo film. Ma non ti consiglio di trarne deduzioni generali.

«Questo momento di incertezza», dici. Non la vedo, l’incertezza, in questo momento storico, che spero tanto sia breve. Quel che si vede ben chiaro è piuttosto una sindrome di conformismo massiccio, d’insofferenza debole e disperata, di profondo scoraggiamento.

Il conformismo è in entrambe le civiltà che, in quest’autunno 2015, stanno avvicinandosi a uno scontro. Da noi, è il sentirci soltanto europei, ex-padroni del mondo a cui tutto era permesso e a cui oggi (chissà poi perché) tutto deve essere abbuonato, senza nemmeno chiedere scusa. Nell’altra civiltà, che sta tentando di diventare consapevole di sé attraverso una voglia di guerra, il decideranno”. Spinge, e questa è la cosa peggiore di tutte, da noi, a mantenere un vuoto nella mente, per la maggior parte del tempo, e a giustificare questo vuoto con la convinzione che qualsiasi contenuto sensato sia “troppo difficile”.

Tutti e tre questi fattori sono, ovviamente, preziosi per tutte quelle forze — molto floride, oggi — che vogliono realizzare un solo cambiamento: l’asservimento totale degli individui (se non addirittura la scomparsa del concetto stesso di individuo) e la trasformazione dell’umanità in semplici tax-payers (con il codice fiscale al posto del nome) e in una docilissima clientela mondiale. Perciò penso proprio che se mai ci sono stati periodi storici in cui si sia potuto “fare il salto” fuori dalla mediocrità (dato che di questo si tratta), l’attuale periodo non sia tra quelli.

Personalmente, la cosa non mi dispiace. Ho sempre avuto una predilezione per le sfide assolutamente improbabili, e proprio perché oggi non è il momento adatto, sto dedicando tutto il mio tempo a studiare, preparare, far diventare possibile e attuare il salto. Ma preferisco farlo con cognizione di causa, senza ottimismi che mi confortino (non ne ho bisogno), bensì soltanto con determinazione, e guardando attentamente gli enormi ostacoli che ci sono intorno e davanti, e che non vedo l’ora di smantellare.

Questo testo è estratto dal libro "Un Altro Mondo".

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