Tutto il Resto è Soia
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Tutto il Resto è Soia

Tutto il Resto è Soia

Estratto dal capitolo 2 al capitolo 5

Capitolo 2

"Mi chiamo Biancamaria, tutto attaccato, perché nella mia famiglia non poteva essere altrimenti: a mia madre piacciono i nomi composti, purché includano Maria.

In famiglia mi chiamano così, per gli amici invece sono Bianca, nome che mi piace tantissimo, ben più della forma composta.

Il risultato però è che ho sempre avuto l’impressione di avere due identità, a volte in contrasto fra loro... con il passare del tempo sto cercando di conciliare queste due persone, Biancamaria la bravissima ragazza, studiosa, dolce, assennata e sempre di buonumore, e Bianca, a volte ruvida, spesso - per meglio dire sempre - inquieta, in balia di mille pensieri, decisamente lunatica, influenzabile dagli umori altrui, tanto che basta un tono un po’ così per farla ritrarre e chiudere in se stessa.

Biancamaria e Bianca non si conoscono molto fra loro, a volte si innervosiscono a vicenda, e io - che le ospito dentro di me -passo il tempo a tentare di metterle d’accordo. Normalmente accade mentre sono incantata con lo sguardo al cielo, come a cercare di ricordare qualcosa o trattenere un pensiero. Quando mi riporta bruscamente alla realtà una voce che mi chiede “Cosa pensi?” loro due non si sono ancora accordate su niente.

Quando non studio, cucino.

Da quando nella mia vita gli animali non sono più sinonimo di cibo ho imparato a cucinare altro, mi diverto molto e sperimento ricette di continuo. Devo dire che mi riesce bene, tanto che sono ormai il riferimento di amici e amici degli amici. La mia libreria esplode di libri utili allo scopo, studio alimentazione e nutrizione, frequento corsi e conferenze, addirittura mi viene chiesto se sono un medico e io rispondo che “beh sì, cioè quasi, mi laureo a marzo, però sono un medico veterinario”.

Sarà perché mi piace studiare ma è stato scientifico anche il mio approccio al cambiamento della mia alimentazione. Studio le ricette, studio gli alimenti, studio tutto.

È anche vero però che con il tempo ho capito che in cucina è bene entrare non indossando il camice ma il grembiule, e che cucinare è come amare: ci si deve abbandonare completamente, altrimenti è meglio rinunciare."

Capitolo 3

"La mia famiglia non ha ostacolato il mio percorso di studi, e penso che siano contenti, tutto sommato. Credo che si siano allarmati solo quando hanno capito che mangio in un modo un po’ diverso.

Va bene il latte, passino i formaggi, tanto i salumi si sa che fanno male, “ma Biancamaria, eliminare la carne non è un po’ esagerato? Un po’ di carne ogni tanto ci vuole”.

Quando ho rinunciato al pesce è cominciata a serpeggiare un po’ di ansia, seguita a ruota da una serie di telefonate e di messaggi preoccupati. “Stai tranquilla, mamma, non è una malattia”.

“Non capisco, ma cosa mangi? Non è che ti metti a mandar giù solo verdure?”.

“Mamma, mangio un mucchio di cose, anche i dolci, li faccio senza uova e senza latte”.

“Non è possibile”.

“Fidati, la prossima volta che venite qui vi faccio una cenetta da leccarvi i baffi”.

“Bah... Ma sei almeno andata dal dottore?”.

“Mamma, non c’è alcun motivo per andarci, mi ha anche già guardato storto...! Mi sono documentata, vado alle conferenze e studio sempre tanto, lo sai”.

“Sì, bambina mia, però...”.

“Dono anche il sangue, mamma, a riprova del fatto che sono sanissima, altrimenti il mio sangue non se lo piglierebbe nessuno”.

“Questo è anche vero...”.

“Dai mamma, non ti preoccupare”.

Niente da fare: per i miei familiari pugliesi, che alle quattro del pomeriggio a un ospite offrono almeno una burrata, la mia è una malattia mentale."

Capitolo 4

"Antonio segue da Montreal i miei cambiamenti, ci sentiamo poco e lui come sempre è molto impegnato negli studi.

Quando era partito da qualche mese, durante il mio tirocinio al mercato ittico, gli dissi che avevo deciso di non mangiare più il pesce e già che c’ero anche le uova, l’unico derivato animale che restava. Al telefono aveva abbozzato una risata mentre in sottofondo sentivo il rumore della tastiera del pc.

“Antonio scusa, puoi smettere un attimo di scrivere? Ti sto parlando di una cosa seria”.

“Amore, dai, ho finito, sai che ti ascolto”.

“Ti ho detto che non mangio più nemmeno il pesce, mi sembra una cosa non di poco conto”.

“Sì, ho capito”.

“Lo dovrai dire anche a tua madre, non ho voglia di discutere”. “Sarà fatto”.

“Perché se mi mette ancora lo speck nel polpettone ‘stavolta io mi alzo e me ne vado”.

“Non ti preoccupare”.

“Non ha capito che non è una fissazione, per me è importante”.

"Lo so"

Tic tic tic tic tic

“Boh, senti Antonio, io vado a lezione”.

“Va bene, amore mio, buona giornata”.

“... buona giornata a te”.

Questi aspetti di Antonio mi fanno infuriare.

Mi lasciano il nervoso addosso tutto il giorno, e lui non se ne accorge o finge di non rendersene conto, non so.

In questi momenti la Biancamaria che alberga in me ci mette una pietra sopra e pensa ad altro, Bianca le dice “Sei una scema”."

Capitolo 5

"Sua madre mi odia, io lo so e lei sa che so. In presenza di Antonio è falsa e scostante, di me non le piace niente.

Non le piace che abbia fatto il liceo classico e non lo scientifico come suo figlio, che studi veterinaria “per fare la fame, Milano è piena di ambulatori”, che ami gli animali - “si può capire non mangiare il cane e il gatto, ma cosa c’entra non mangiare la mucca, il cavallo, il pollo e addirittura il maiale, che sono fatti apposta per essere mangiati, altrimenti perché son così tanti?” - non le piacciono i miei capelli ricci e lo dichiara pubblicamente - “sembri una pecora” - non le piacciono i miei familiari, tutto ciò che ha a che fare con loro inclusa la regione di provenienza, né che viva da sola o che mia sorella abiti in una grande casa con altre persone, che lavori all’ambulatorio dell’università, che lavori, che abbia ultimato il tirocinio al mercato ittico, che stia per finire la tesi, che mi laurei a marzo, che abbia amici (men che meno al di fuori della Milano Bene), che li ospiti a casa, che faccia cene con piatti che lei “nemmeno morta”, e “lasciamo perdere che quello mica si può definire cucinare”.

“Con questa faccenda dell’alimentazione”, come dice lei, tutto poi si è inasprito. Potendo mi ucciderebbe. Un giorno ha giurato che non ci fosse il salame nella torta salata, ma io l’ho individuato subito, dall’odore, come una cane da tartufo, e le ho chiesto se non avesse aggiunto dell’insaccato nel ripieno “... perché io l’odore lo sento”, e lei ha risposto: “Ah sì, ma uno zie, che vuoi che sia?”."

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