Una Vita Senza Stress - Simone Grazioli Schagerl
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Una Vita Senza Stress - Anteprima del libro di Simone Grazioli Schagerl

Lo stress: un fenomeno sorprendente

Lo stress: un fenomeno sorprendente - Una storia insolita?

Antonio è a letto. Ha 40 °C di febbre e respira male. Le articolazioni, i bronchi e la testa sono dolenti. E talmente fiacco che non riesce a girarsi. Chiama sua moglie. «Arrivo!» dice lei. Si sentono i suoi passi nell’altra stanza, poi un urlo, il rumore di un corpo che cade e dopo di ciò il silenzio. In una frazione di secondi Antonio è lì e assiste sua moglie. La solleva e la porta a letto. Con grande sorpresa si rende conto di non avere più la febbre, né dolori e di essere stato in grado di fare tutto quanto! Antonio non può crederci. Come può essere?

Gli viene in mente un episodio di qualche giorno prima. Era tornato stanco morto dal lavoro con un unico desiderio: quello di riposare. Ma improvvisamente era arrivata la chiamata degli amici che lo invitavano a una festa. E quando uscì con loro percepì che la fatica era completamente sparita e trascorse una serata splendida. “Tutto è solo nella testa” si disse, pensando alla stanchezza iniziale. Quando in seguito andò a letto, sua moglie dormiva già, ma lui non aveva alcun segno di fatica...

Tornare di colpo in salute e superare la stanchezza ci può lasciare talvolta stupiti e soccombere all’idea affascinante di poter controllare il corpo con la mente. Di certo la mente fa la sua parte. Però attenzione: la credenza potrebbe limitarci a una visione simile a quella per cui l’energia viene dalla presa elettrica e ci potrebbe far pensare che basti schiacciare un pulsante per accedervi. Invece non è così, perché aldilà della presa si apre un mondo misterioso e complesso (il fenomeno dello stress) che andremo a conoscere insieme.

Cosa è davvero lo stress?

Lo stress, difatti, serve a sostenere, proteggere e salvare la vita. Fornisce energia e ci prepara all’azione. Dotato di una intelligenza intrinseca, l'organismo si attiva solo in caso di bisogno e modula la risposta secondo le esigenze momentanee. Siete in una situazione di emergenza? Occorre liberare istantaneamente tutte le riserve disponibili per salvare la propria vita o quella dei propri cari? Lo stress vi dà i riflessi pronti e l’energia necessaria per evitare un incidente, affrontare il surplus di lavoro o schizzare via alla vista di un serpente. Lo stesso meccanismo vi aiuta a resistere in situazioni avverse anche prolungate o davanti a carestie (ma non alle mangiate eccessive). Rispondere in modo adeguato agli stimoli ambientali è un segno di vitalità.

Esistono altrettante situazioni in cui serve riposare e rigenerare le riserve; la malattia ne è un esempio ovvio. Magari Antonio si è ammalato, perché aveva precedentemente abusato delle sue riserve? Come vedremo più avanti, affrontare situazioni di emergenza, consuma le risorse energetiche e impone un prezzo da pagare.

Finché c’è vita esistono strategie di adattamento per assicurare la sopravvivenza. Sono una condizione primaria vitale: non c'è vita senza adattamento all’ambiente. Reazioni di stress si verificano negli animali inferiori e nelle piante che non possiedono un sistema nervoso. Il filo d’erba cresciuto nella fessura dell’asfalto, si adatta alla situazione avversa, cresce più piccolo e sviluppa una maggiore resistenza alla siccità e alle temperature estreme.

Possiamo stressare le api esponendole a campi elettromagnetici e le colture cellulari cambiando la composizione della soluzione di coltura. Lo stress può essere prodotto in pazienti sotto anestesia o in coma. Il meccanismo di allarme “moderno” scattato in Antonio è rintracciabile almeno fin dai vertebrati e non è cambiato sin dall’uomo delle caverne. Quando scatta lo stress, l’organismo si attiva ed entra in allarme.

Allarme

Negli animali, la risposta fisiologica di allarme si scatena a partire da stimoli provenienti dall’ambiente, percepiti appunto come allarmanti. A dare il via sono, nei mammiferi, i cinque sensi: il primo è l’udito, un senso che non dorme mai, seguito dall’olfatto e dalla vista e poi il tatto e il gusto.

Un capriolo può tranquillamente pascolare in mezzo al bosco, accompagnato dal canto familiare degli uccelli, dal fruscio delle foglie nel vento e dal sussurro del ruscello vicino. Ma appena sente il rumore di un rametto che si spezza o percepisce un odore allarmante, il suo organismo mobilizza l’energia. Il sistema nervoso ortosimpatico entra in azione e prepara l’animale all’azione. In particolar modo aumentano:

  • l’afflusso di sangue nei muscoli;
  • la glicemia e i trigliceridi;
  • l’aggregazione delle piastrine;
  • la vasocostrizione (la pressione sanguigna);
  • la dilatazione dei bronchi;
  • la frequenza cardiaca e respiratoria;
  • l’udito;
  • la vista periferica (la dilatazione della pupilla).

Aumenta cioè tutto ciò che serve per migliorare la forza muscolare e poter scappare: l’ossigenazione e l’apporto di sostanze nutritive come zuccheri e grassi, mentre l’aggregazione delle piastrine protegge in caso di eventuali ferite.

Diminuiscono invece:

  • la digestione;
  • il desiderio sessuale;
  • l’afflusso di sangue nella corteccia cerebrale;
  • l’irrorazione della pelle;
  • la percezione del dolore;
  • la contrazione della vescica;
  • la vista centrale (si ristringe la pupilla).

Diminuisce cioè tutto ciò che non serve o distrae, come pensare al cibo e al sesso, provare dolore, riparare i tessuti e digerire. Liberarsi del peso delle urine permette di correre più veloce. Anche riflettere potrebbe essere una perdita di tempo, visto che si tratta di agire in una frazione di secondi. In caso di emergenza la natura preferisce fidarsi dei riflessi, che sono molto più veloci: pochi attimi potrebbero significare la differenza tra la vita e la morte. Grazie alla velocità dei riflessi si può avere la sensazione del tempo come rallentato: non per caso la decelerazione è usata ampiamente come elemento drammatico nei film.

La risposta nello stress è immediata e di tipo lotta o fuga. Si tratta di due reazioni di adattamento che vanno modulate da ormoni secondo l’esigenza percepita.

Ti mangio io o mi mangi tu?

Un animale, trovandosi davanti un avversario più forte, produrrà istantaneamente adrenalina, l’ormone dello stress che favorisce la fuga, mentre davanti a una creatura più debole produrrà piuttosto noradrenalina, l’ormone dell’attacco. Sia l’adrenalina che la noradrenalina agiscono sul sistema nervoso ortosimpatico stimolandolo. Entrambi sono della famiglia delle catecolamine e hanno una emivita di qualche minuto. Se dovesse persistere la situazione allarmante vengono accompagnati e poi sostituiti da un altro ormone: il cortisolo, che entra più lentamente nel sangue ma ci rimane più a lungo. Infatti l’adrenalina e la noradrenalina sono responsabili della qualità immediata della risposta, mentre il cortisolo si occupa della performance prolungata.

Nel regno animale tutto è finalizzato alla sopravvivenza: come posso fare colazione ed evitare di diventare colazione per un altro, come difendere il territorio e i cuccioli, come conquistare una femmina e cacciare via un rivale ecc. Di solito la lotta è breve, seguita da un periodo di rigenerazione. Il ciclo completo è: allarme, adattamento e rigenerazione. Ma non è sempre così. In caso di carestia dovuta a cambiamenti climatici, all’aumento della popolazione o all’intrusione di nuove specie, l’adattamento può durare a lungo e richiedere ben altre strategie.

Adattamento e resistenza

È stato l’endocrinologo austriaco Hans Selye a definire le tre fasi dello stress: allarme, resistenza ed esaurimento. Hans Selye (1907-1982), chiamato anche “il padre dello stress”, ha scritto 38 volumi e più di 1700 articoli scientifici sul tema ed è senza dubbio un grande pioniere della ricerca sullo stress. Secondo Selye, lo stress non è un concetto vago inerente all’insoddisfazione con il mondo o i problemi economici o emotivi, ma si tratta di un fenomeno biologico preciso con meccanismi oggettivamente descrivibili. Una volta identificati questi si possono affrontare e gestire.

Di per sé lo stress non ha niente a che vedere con una condizione patologica. In certe circostanze però può prendere una piega particolare scatenando malessere e malattia fino allo sviluppo di forme cronico-degenerative in cui sono gli ormoni e il sistema immunitario a parteciparne come attori principali. I concetti dello stress descritti e scoperti da Hans Selye hanno aperto a innumerevoli vie di trattamento terapeutico.

Per comprendere meglio le tre fasi dello stress, immaginiamo cosa succede durante l’assedio in un castello. La fase di allarme è dominata allerta, in cui si mobilizzano tutte le risorse per adattarsi alla nuova situazione. Se non si riesce a cacciare il nemico, inizia la fase di resistenza', si deve vivere con le riserve che rimangono, perciò si devono razionare i viveri, le forze umane e le armi. Ovvero, quando i tempi sono duri, si tratta di resistere e le risorse non vanno mai sprecate. L’organismo cioè, cerca di bilanciare il metabolismo in modo tale da immagazzinare al massimo l’energia in forma di grasso e limitare il dispendio energetico. In questa fase i livelli di cortisolo e la performance sono continuamente alti e l’organismo sembra tornare in piena salute, ma man mano che diminuiscono le riserve, il quadro cambia. I livelli di cortisolo disponibili pian piano scendono e si va verso l'esaurimento. Nel castello è arrivato il momento della resa.

Paralisi: così non mi fai del male

Un fenomeno interessante è il riflesso di immobilità, chiamato anche congelamento. Si verifica quando un animale si trova in una situazione senza via di uscita (no-win) e non può né attaccare né fuggire per cui si ferma immobile, come se fosse morto. Siccome l’istinto di caccia è legato al movimento, il predatore potrebbe perdere l’interesse o non vederlo e la preda sopravvive. Se non può salvarsi così, almeno non soffi e quando viene ucciso. Infatti ci sono documentari dove si può osservare come la gazzella cade un attimo prima di essere toccata dal ghepardo.

Omeostasi: il bello del sesso e del mangiare

L’organismo mantiene la funzionalità e l’equilibrio dinamico degli organi grazie al sinergismo di tre grandi network: il sistema nervoso, il sistema endocrino e il sistema Stress Stanchezza • Esaurimento immunitario. Insieme essi modulano non solo l’ambiente interno, ma anche la risposta agli stimoli esterni e la modalità di reazione.

Le due sezioni antagoniste del sistema nervoso vegetativo sono il sistema nervoso ortosimpatico (che abbiamo appena conosciuto) e il sistema nervoso parasimpatico, chiamato anche vagotonico. Mentre il sistema ortosimpatico è altamente coinvolto nella fase di allarme, tocca al sistema parasimpatico riportare l’organismo in equilibrio.

In questa fase diminuiscono dunque:

  • l’afflusso di sangue nei muscoli;
  • il tono muscolare;
  • la vigilanza;
  • la glicemia e i trigliceridi;
  • l’aggregazione delle piastrine;
  • la pressione sanguigna;
  • la dilatazione dei bronchi;
  • la frequenza cardiaca e respiratoria;
  • l’udito;
  • la vista periferica.

Aumentano invece:

  • la motilità e la secrezione gastrointestinale;
  • il desiderio sessuale;
  • l’afflusso di sangue alla corteccia cerebrale;
  • l’irrorazione della pelle;
  • la sensibilità al dolore;
  • la contrazione della vescica;
  • la vista centrale.

L’organismo si rilassa, viene voglia di riposare, di stirarsi, forse anche di mangiare, di scambiare tenerezze o di fare sesso. Questo processo chiamato rigenerazione è fonda-mentale per rifornire le riserve energetiche.

Esaurimento

L’esaurimento è la conseguenza naturale che avviene quando è stato superato il livello massimo di stimolazione sopportabile: l’organismo non è più in grado di rispondere in modo adeguato e di opporsi alle forze cui è esposto. Nell’esaurimento il corpo si adatta ancora una volta abbassando tutte le funzioni vitali al minimo. Il crollo diventa l’ultima possibilità di riprendersi. Subentra l’azione del sistema nervoso parasimpatico che causa una depressione fisica e a volte anche psichica.

Interazioni

La descrizione dello stress appena fatta ricorda alcuni documentari sulla natura in cui tutto è chiaro e semplice. La realtà si presenta naturalmente più complessa. Selye ha potuto dimostrare un fatto importantissimo, una chiave di accesso alla comprensione dello stress cronico e dell’esaurimento:

Con lo stress ci troviamo di fronte a una reazione non specifica dell'organismo. La risposta - l'allarme - può essere prodotta da qualsiasi agente: come rumori, microrganismi, temperature estreme, sostanze chimiche, alimenti non idonei, preoccupazioni, carenza di sonno, mancanza di controllo, squilibri metabolici e tanti altri sino addirittura agli avvenimenti positivi!

Ogni stressore possiede un potenziale più o meno stressogeno che dipende dalla sua natura e intensità. Ma, come vedremo, ci vuole anche la risposta dell’organismo per farlo diventare tale, e si tratta di una reazione strettamente individuale. Osservate più individui in una stanza: vi renderete conto che una persona percepisce la temperatura come gradevole, un’altra la trova fresca e la terza si toglie la giacca. Sudare, dilatare i pori della pelle o raddrizzare i peli sono risposte fisiologiche a stimoli esterni che permettono l’adattamento all’ambiente. Il tipo di risposta dipende dallo stato interno, cioè dal metabolismo momentaneo. Se cambia il metabolismo, cambia la reazione. Dopo una corsa o due bicchieri di vino rosso probabilmente anche la persona freddolosa si toglierà la giacca!

Allo stesso modo uno stressore che agisce ripetutamente può modulare la risposta organica. Si tratta di un fenomeno utilizzato da tempo nell’immunizzazione con i vaccini. Un concetto perfettamente applicabile per spiegare la “sordità” dei figli di fronte agli input continui dei genitori.

Piccole e frequenti applicazioni sollecitano reazioni molto diverse di un’unica grande dose: si pensi alle cure idroterapiche di Kneipp a base di acqua fredda con effetto decisamente riscaldante. E non tutti gli stressori agiscono sull’intero organismo: lo stress può rimanere locale (come una puntura d’insetto) o circoscritto a pochi organi. Ma è possibile anche il contrario:

L'influenza contemporanea o cumulativa di vari fattori stressanti può confluire, potenziarsi e creare un terreno fertile per disfunzioni di tutti i tipi ovvero mentali, emotive e fisiche.

Considerare che la risposta dell’organismo si regge su una forma intrinseca di autogestione individuale è fondamentale in caso di malattia e guarigione. Infatti ciò ci permette di tener presente che non esiste una cura adatta per tutti e che il sintomo stesso di un disturbo potrebbe rappresentare il tentativo dell’organismo di riorganizzarsi con i mezzi a disposizione.

Eustress e distress

All’interno del concetto generale dello stress possiamo distinguere tra distress - lo stress negativo - ed eustress, lo stress gratificante. Entrambi sollecitano il medesimo tipo di risposta, però lo fanno utilizzando differenti ormoni e con risultati assai diversi: vivere una situazione come eccitante oppure come stancante. Tuttavia entrambi gli stimoli sono fondamentali per la vita. Di fronte a un compito, un progetto, un avvenimento o una minaccia, l’organismo si prepara sempre a reagire innalzando il livello di attivazione.

La qualità della risposta dipende poi da vari fattori, incluso il contesto e il significato che una situazione può avere per noi. Questo spiega perché possiamo reagire in modo vario di fronte al medesimo stimolo. Prendiamo l’esempio del footing, un’attività fisica stressante ma salutare. Chi lo pratica, lo fa di solito per piacere (eustress). Il footing diventa un distress se esagerato, vissuto come dovere o quando la persona non è in forma. Un altro esempio è la lettera d’amore tanto amata e preziosa che si trasforma in una spina dolorosa dopo la separazione. La risposta è sempre individuale e dipende da molte circostanze. Ci gioca l’umore del momento, la struttura caratteriale, la storia della vita, ma anche l’esperienza del sistema familiare, come ha potuto dimostrare il lavoro delle Costellazioni familiari e sistemiche di Bert Hellinger.

Sorprendentemente pure i cosiddetti stressori “negativi” possono avere effetti utili. Il processo di adattamento fa parte dell’apprendimento e dell’evoluzione in generale. Esporsi a un microrganismo lascia una memoria immunitaria e allena le difese. Esporsi a nuovi stimoli - magari lottare con una bicicletta finché non abbiamo imparato a starci in equilibrio - ci fa diventare esperti! E tutti abbiamo sperimentato come il pomodoro esposto ad avversità climatiche e microbiologiche, che stimolano la sua ricchezza in princìpi attivi, possiede un altro gusto di quello cresciuto in serra.

La stessa cosa vale per l’ansia. Essa viene definita come anticipazione apprensiva di un evento negativo futuro vissuto come potenziale minaccia; perciò fa scattare il meccanismo di allarme. Mentre l’ansia eccessiva può diventare paralizzante, e quindi controproducente, averne la giusta dose invece è utile: ci prepara alla situazione, attivandoci mentalmente e fisicamente. E una volta superata la situazione, la padronanza acquisita può consolidare le aspettative future in tutt’altri campi.

A differenza degli animali però, e grazie al nostro cervello così evoluto, noi siamo in grado di stressarci con i soli pensieri. Difatti pensando possiamo andare dappertutto, nel passato e nel futuro, in paradiso o all’inferno. La reazione a stressori psicosociali è spesso intensa e intimamente legata a significati personali: definiamo stressore qualsiasi incongruenza con le proprie concezioni della realtà. Ciò che crea tensioni, può scatenare reazioni.

A volte, l’atteggiamento che si sperimenta di fronte a degli stressori diventa più importante dei fatti stessi. Non a caso le convinzioni di efficienza o di impotenza influenzano il modo in cui le persone si sentono, si vedono, si creano le motivazioni e agiscono, e naturalmente si sentono stressate. La qualità dell’attivazione psicofisica è dunque considerata un fattore importante nella determinazione dell’efficienza di una persona durante compiti o prestazioni. Pensate solo al mondo dello sport.

D’altronde chi è stressato o addirittura sfinito, cambia decisamente il modo di muoversi e si sente anche psicologicamente diverso. Diventa evidente che pure la noia, la routine, la mancanza di movimento o di stimoli possono essere altrettanto faticosi come lo sforzo eccessivo. Siamo fatti per (re)agire.

Tenete comunque presente che le emozioni determinano reazioni identiche a quelle fisiche. Ci preparano sempre all’azione, cioè alla rapida mobilizzazione dell’energia per salvarci la pelle! Indipendentemente se poi corriamo o meno. E fondamentale, quindi, smaltire i prodotti dello stress facendo movimento regolare e sviluppare la consapevolezza delle emozioni che si provano per gestirle con saggezza ai propri fini.

Il pensiero secondo cui molto dipende da come prendiamo le situazioni della vita, ha contribuito allo sviluppo di tutta una serie di tecniche comportamentali e scuole di pensiero psicologico al fine di ridurre questo stress “fatto in casa”. Cambiare gli occhiali e mettere quelli più rosa può aiutare parecchio. Esistono tante strategie utili a scrutare nel profondo dell’anima, a prendersela meno. Penso ad esempio alla mia bisnonna che diceva: «Quando sono arrabbiata mi metto a impastare: l’impasto diventa favoloso». Questo sì è elaborazione simbolica a buon fini!

Questo testo è estratto dal libro "Una Vita Senza Stress".

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