Vaccini Danni e Bugie - Stefano Cattinelli e Siria Marucelli
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Vaccini Danni e Bugie - Anteprima del libro di Stefano Cattinelli e Siria Marucelli

Cos'è un vaccino e Vaccini e malattie autoimmuni

Cos'è un vaccino

La scoperta della tecnica della vaccinazione come metodo per sconfiggere le malattie infettive impedendo il contagio dei soggetti sani viene fatta risalire a Edward Jenner, brillante medico e ricercatore inglese. Il 14 maggio 1796 iniettò nel braccio di un bambino di 8 anni una piccola quantità di materiale purulento prelevato dalle lesioni di una donna malata di vaiolo bovino (la forma di vaiolo che colpiva appunto i bovini e, in forma cutanea lieve, anche gli allevatori). Il bambino manifestò effettivamente i sintomi del vaiolo bovino ma si rimise completamente in poche settimane. Jenner procedette quindi a una seconda inoculazione con siero di pustole di vaiolo umano e il ragazzo non ebbe sintomi, dimostrando in questo modo di essere diventato immune alla forma umana del vaiolo. A questa pratica venne dato il nome di vaccinazione (termine tratto dal vaiolo vaccino, cioè di vacca).

Il vaccino (sia per l’uomo che per gli animali) è un farmaco che viene preparato in laboratorio dalle industrie farmaceutiche; è composto da elementi biologici (virus o batteri) ed elementi di sintesi chimica (adiuvanti). Lo scopo principale è quello di innescare la produzione di anticorpi da parte del soggetto ricevente, anticorpi atti a combattere una determinata malattia. Tali virus o batteri, o parti di essi, devono essere prima opportunamente trattati per evitare di scatenare direttamente la malattia.

I vaccini per il cane e il gatto possono essere così classificati:

  • Vaccini attenuati. I virus vengono indeboliti affinché si riproducano con difficoltà all’interno dell’organismo. Nel cane sono preparati in questo modo i vaccini contro il cimurro, l’epatite e la parvovirosi. Nel gatto sono attenuati i vaccini contro la rinotracheite e la panleuco-penia, nell’uomo quelli contro il morbillo, la parotite, la rosolia e la varicella. Mentre i virus naturali possiedono la caratteristica di moltiplicarsi migliaia di volte, i virus attenuati dei vaccini di norma si replicano per non più di 20 volte evitando così di causare la malattia.
  • Il procedimento di attenuazione più utilizzato attualmente si basa sulla realizzazione di un gran numero di passaggi o riprove del virus o batterio virulento in linee cellulari (per i virus) o terreni di coltura (per i batteri), in modo che i microrganismi perdano la loro virulenza e non producano alcun tipo di lesione all’animale, ma continuino ad avere la capacità di replicarsi o moltiplicarsi sufficientemente da poter essere in grado di stimolare adeguatamente il sistema immunitario.
  • Vaccini morti o inattivati. Sono formati dal microrganismo (o dai microrganismi) completo ma inattivato con procedimenti fisici o chimici. Questi vaccini presentano come principali vantaggi, rispetto ai vaccini attenuati, la stabilità e la sicurezza, oltre a una maggiore facilità di conservazione. I metodi per realizzare l’inattivazione dei virus si basano su trattamenti fisici, attraverso radiazioni ionizzanti, o chimici, usando formaldeide e agenti chelanti come l’ossido di etilene, i propiolattoni e l’etilenimina. Alcune di queste sostanze, però, non possono essere eliminate completamente dal prodotto finale. Riguardo ai cani e ai gatti, è preparato con questa modalità il vaccino contro la rabbia. Solo per il cane, invece, i vaccini contro il morbo di Lyme, coronavirus e leptospirosi (batterio) e solo per i gatti quello contro il calicivirus.

Cosa contengono i vaccini: gli adiuvanti

I vaccini non contengono solo virus o agenti patogeni ma anche adiuvanti, ovvero sostanze chimiche, componenti microbiche o proteine di mammiferi che vengono aggiunte allo scopo di aumentare la risposta immunitaria del soggetto, per prevenire contaminazioni batteriche o evitare la perdita di efficacia nel tempo.

Gli adiuvanti utilizzati più frequentemente sono:

  • Antibiotici. Sono utilizzati per prevenire la crescita batterica nelle colture vaccinali. La gentamicina è uno degli antibiotici più frequentemente utilizzati a tale scopo.
  • Alluminio. Sotto forma di sali (idrossido di alluminio), è utilizzato nei vaccini per aumentare la stimolazione immunitaria e la produzione di anticorpi nei confronti della malattia.
  • Formaldeide. È utilizzata per uccidere virus e batteri che possono trovarsi nelle colture usate per produrre vaccini.
  • Glutammato monosodico (MSG). È utilizzato come stabilizzante in alcuni vaccini che, in tal modo, rimangono inalterati in situazioni quali cambiamenti di temperatura, umidità, pH ecc. Quest’additivo viene utilizzato molto spesso nei cibi.
  • Metabisolfito di sodio. È anch’esso uno stabilizzante. Si trova anche in alcuni cibi e bevande alcoliche.
  • Thimerosal. È un sale di mercurio utilizzato come conservante. È noto anche come sodio etilmercurio tiosalicilato. Si trova, inoltre, come conservante nei liquidi di pulizia delle lenti a contatto e in alcuni colliri.

Il sistema immunitario

Per la medicina omeopatica la salute è l’equilibrio dell’energia vitale interna all’animale e la malattia è lo squilibrio della stessa. Quando l’energia vitale viene a essere alterata da una causa esterna (batteri, condizioni climatiche, stress emotivi, farmaci ecc.), si producono sintomi fisici e/o psichici che sono il tentativo dell’energia vitale di riportare l’equilibrio nell’animale.

Se, ad esempio, l’animale ha mangiato qualcosa di tossico, magari un cibo avariato, la diarrea sarà la modalità attraverso cui l’energia vitale cercherà di eliminare le tossine e di avviare la guarigione.

Il sistema immunitario è parte integrante dell’energia vitale del soggetto. Per capirci meglio possiamo rappresentare il sistema immunitario come un piccolo grande esercito che interviene in caso di attacco per ristabilire nel più breve tempo possibile l’ordine originario.

Le cellule soldato, che fanno parte dei globuli bianchi, si chiamano anticorpi e vengono attivate dall’energia vitale che li manda a distruggere l’invasore; una volta arrivati sul posto, vengono addestrati per attaccare specificamente quel tipo di aggressore. Gli invasori, virus o batteri, vengono così neutralizzati.

Gli anticorpi, però, una volta finito il lavoro, non spariscono completamente ma rimangono nel sangue in modo da essere sempre pronti ad attaccare di nuovo, se ce ne fosse bisogno, quello specifico invasore. Vedremo nelle pagine successive, con il test della titolazione anticorpale, come si riescano a contare gli anticorpi anche molti anni dopo un’eventuale vaccinazione. D’altro canto, il sistema immunitario è dotato di una memoria a lungo termine grazie alle plasmacellule long lived, che sono in grado di mantenere la “memoria” delle varie battaglie sostenute, come nel caso di certe cicatrici che rimangono visibili per tutta la vita. Questa è l’immunità, la reazione cioè che si va a stimolare con il vaccino in modo che l’animale abbia gli anticorpi (i soldati) per proteggersi da eventuali contagi di virus o batteri.

Quando nei foglietti illustrativi dei vaccini si trova scritto “Vaccinare solo animali sani”, significa che il sistema immunitario dell’animale, al momento della vaccinazione, non dev’essere assolutamente coinvolto in alcun tipo di battaglia, grande o piccola che sia.

Ecco perché si sconsiglia comunque vivamente di vaccinare gli animali anziani, che spesso presentano infiammazioni ricorrenti o recidivanti; gengiviti, otiti, diarree periodiche, vari problemi di pelle, malattie cardiache, artrosi ecc., tutte espressioni di un sistema immunitario impegnato a mantenere in equilibrio l’integrità del sistema.

Se il sistema è già impegnato a combattere contro una malattia, potrebbe non avere risorse sufficienti per reagire alla sfida vaccinale.

La funzionalità del sistema immunitario può essere valutata, anche da parte di un occhio non necessariamente esperto, osservando come reagisce l’animale durante la sua vita.

Un animale che riesce a guarire in tempi rapidi, anche senza terapia, ha un sistema immunitario efficiente. Un animale che non si ammala quando tutti gli altri si ammalano, a causa ad esempio di un epidemia (nell’uomo l’esempio più classico è l’influenza), ha un sistema immunitario forte. Un animale che non riesce a guarire in tempi rapidi, malgrado la terapia, ha un sistema immunitario debole. Un animale allergico ha un sistema immunitario iper-reattivo.

Le vaccinazioni agiscono direttamente sul sistema immunitario e dunque ne sollecitano la sua azione.

Ma che accade se attraverso le vaccinazioni stimoliamo troppo spesso il sistema immunitario del nostro animale?

Vaccini e malattie autoimmuni

Uno studio del gruppo di ricerca sui vaccini dell’Università di Purdue ha rivelato nel 1997 un fatto molto interessanto. Dato che i virus per preparare i vaccini vengono normalmente “coltivati” nel siero fetale del bovino, grazie a questa ricerca si è potuto notare che nel sangue dei cani vaccinati vi erano concentrazioni significativamente elevate di anticorpi contro le proteine di tale siero.

Entrando cioè in contatto con queste sostanze, il sistema immunitario degli animali aveva creato cellule soldato (anticorpi) e le aveva addestrate ad andare contro l’invasore. Il problema sta nel fatto che le proteine del siero bovino e quelle del siero canino sono molto simili e dunque è estremamente plausibile che il cane produca reazioni an-ticorpali contro se stesso (i soldati che attaccano il proprio accampamento). Da qui il termine di malattia autoimmune.

Anche se gli scienziati tendono a dare alle malattie autoimmuni una valenza genetica, un tale studio pone oggettivamente le basi per nuove riflessioni.

La ricerca dell’Università di Purdue ha messo in evidenza, in maniera specifica, gli elementi biochimici verso i quali gli animali producevano gli anticorpi. Ognuno di questi elementi (fibronectina, laminina, albumina, citocromo C, cardiolipina e collagene) ha una specifica funzione all’interno dell’organismo animale. Un’alterazione di questi elementi determina il manifestarsi di una specifica malattia. Le malattie che si manifestano a partire da una reazione degli anticorpi nei confronti di questi elementi biochimici presenti nell’organismo animale vengono definite malattie autoimmuni. Le più frequenti riscontrate nei cani sono: malattia di Addison, lupus eritematoso sistemico, anemia emolitica, pemfigo, alopecia, ipoparatiroidismo, diabete mellito di tipo 1, porpora idiopatica, artrite reumatoide e tiroidite di Hashimoto.

In un’ottica di organizzazione del sistema, questi tipi di reazioni sono molto plausibili perché, attraverso le vaccinazioni, non si fa altro che chiedere all’organismo di reagire. E lui reagisce.

L’importanza di tale studio sta anche nel fatto che la produzione di questi autoanticorpi è stata riscontrata solo nei cani vaccinati e non in quelli non vaccinati.

Reazioni del sistema immunitario

Dopo alcune esperienze estremamente dolorose sui suoi cani a causa delle vaccinazioni, Catherine O’Driscoll, autrice del libro Shock al sistemaP, nel 1994 decise di fondare un’organizzazione chiamata Canine Health Concern (CHC) per indagare le cause della salute e delle malattie del cane moderno.

La prima campagna pubblica riguardò proprio le vaccinazioni.

Il CHC acquistò uno spazio pubblicitario in una delle principali riviste cinofile inglesi proponendo un questionario che voleva mettere in luce l’insorgenza delle malattie e la somministrazione dei vaccini. L’ipotesi era che la maggior parte delle malattie nei cani si sviluppasse entro tre mesi dalla vaccinazione.

In sede arrivarono questionari completi relativi a circa 3800 cani.

I risultati furono sorprendenti perché la percentuale di animali che avevano manifestato sintomi di vario tipo entro tre mesi dalla vaccinazione era altissima.

Tra le patologie riscontrate maggiormente ci furono allergie, spurgo nasale, malattie autoimmuni, coliti, tumori, epilessia, problemi comportamentali che includevano riduzione della capacità di concentrazione, perdita di appetito e comportamento nervoso; inoltre, una certa percentuale di cani mostrò chiaramente i segni delle malattie (parvovirosi, epatite e cimurro) per le quali il cane era stato vaccinato.

Ovviamente questo studio suscitò un grande dibattito nel Regno Unito che finì per produrre un documento da parte delle ditte farmaceutiche che sminuiva l’indagine cercando fondamentalmente di tranquillizzare l’opinione pubblica sui danni da vaccino.

Di fatto, oggi si è di fronte a due schieramenti: da una parte i veterinari olistici (come noi autori), che danno il massimo valore all’in-dividuo e di conseguenza reputano la vaccinazione non tanto una consuetudine quanto un intervento calibrato in base all’animale e al tipo di vita che fa, dall’altra i veterinari classici che reputano la vaccinazione un atto di routine.

In mezzo c’è la persona che vive con l’animale e che è chiamata a scegliere per lui.

Il nocciolo della questione rimane comunque il fatto che non esistono studi sugli uomini e sugli animali che ci dicano cosa succede a lungo termine dopo che un individuo viene vaccinato.

Il collegamento scientifico tra causa ed effetto, tra vaccinazione e malattia, nel medio o lungo tempo, non è mai stato trovato; ma nemmeno cercato!

Questo testo è estratto dal libro "Vaccini Danni e Bugie".

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