Vista Perfetta - Consigli e Testimonianze - Giorgio Ferrario
Giorni 00
Ore 10
Min. 09
Sec. 08

Vista Perfetta - Consigli e Testimonianze - Anteprima del libro di Giorgio Ferrario

Migliorare la tua vista e risolvere i tuoi disturbi

Elisabetta - "Il miracolo deve accadere proprio a me"

Conobbi Elisabetta nella primavera del 2011. A quel tempo aveva 50 anni e si presentò in studio accompagnata dal marito, dopo aver chiamato la settimana precedente per prendere appuntamento.

«Buongiorno e ben arrivati», dissi aprendo loro la porta dello studio. «Avete avuto difficoltà nel trovarci?», chiesi subito dopo in quanto durante il colloquio telefonico avevo dato indicazioni stradali al marito di Elisabetta per raggiungere il nostro studio.

«Nessun problema, grazie», rispose il marito, «le indicazioni erano precise e siamo arrivati con un po’ di anticipo. Possiamo entrare lo stesso?».

«Certo, sono libero», e li feci accomodare.

Elisabetta era molto magra e camminava sostenendosi con una stampella. Una seconda stampella era nelle mani del marito, forse per consentire a Elisabetta di cingergli il braccio per sostenersi. In studio la feci sedere e mi feci raccontare la sua storia.

La faccio breve, anche se ammetto che ci sarebbe da scrivere moltissimo in relazione a ciò che emerse in quelle due ore di incontro. Elisabetta era monocola dai 25 anni di età; poteva vedere, male, solo grazie all’occhio sinistro, mentre il destro aveva smesso improvvisamente di funzionare, sembrerebbe a causa delle conseguenze di una miopia sempre più elevata. Le furono prescritti i primi occhiali a 6 anni, dopo uno screening a scuola. Era miope e la miopia divenne galoppante obbligandola all’uso di occhiali sempre più forti. A 14 anni indossava lenti di dodici diottrie che in seguito fu ripetutamente costretta a sostituire con lenti sempre più forti. A 25 anni l’occhio destro smise di vedere; quando la conobbi, era in grado di vedere quattro decimi con il solo occhio sinistro, indossando occhiali con una lente di -18,50 diottrie. Ciò non basta ancora per descrivere la condizione generale di Elisabetta quando la conobbi.

Elisabetta aveva sofferto per una carenza cronica di Vitamina B12 e nel 2000 aveva avuto un «crollo a carico del sistema nervoso centrale», così disse lei cercando di descrivere quanto le era accaduto, con una serie di problematiche fisiche ed emozionali collegabili all’accaduto che comportarono un ulteriore peggioramento anche delle condizioni visive.

Non vi sto a descrivere le altre difficoltà di cui Elisabetta soffriva, tutte di una certa gravità. Volevo solo farvi un quadro generale della sua situazione. Vi chiedo inoltre di prestare attenzione alle risposte che mi diede al termine dell’incontro.

Le chiesi inizialmente quale, a suo avviso, potesse essere la causa della sua situazione visiva e lei rispose: «L’alimentazione sbagliata che ho avuto per qualche tempo, certe difficoltà che ho incontrato rientrando in Italia, quindi direi il crollo del sistema nervoso dal 2000».

Dava l’idea di essere consapevole di una situazione compromessa anche se non immodificabile, altrimenti non sarebbe venuta in studio per iniziare il percorso con il metodo Bates. Le chiesi quindi quale fosse il suo obiettivo, ovvero che cosa volesse raggiungere.

«Miglioramenti della vista», rispose senza pensarci due volte, a conferma di ciò che ipotizzavo inizialmente, ovvero che ancora non si stava dando per vinta.

“Bene”, pensai. Si è spostata dalla provincia di Bergamo per iniziare qui a Milano un percorso che non sarà per nulla semplice, quindi è motivata, e a quest’aspetto va dato il giusto riconoscimento. Le dissi che non potevo assicurarle nulla, ma che avrei fatto di tutto per poterle insegnare il metodo Bates nella maniera più adatta alla sua condizione.

Sembrava convinta, quindi, dopo qualche test, iniziammo la prima lezione. Assicurandomi scrupolosamente che avesse ben compreso come proseguire le pratiche una volta a casa, la invitai a contattarmi nuovamente dopo qualche tempo per poter essere aggiornato sugli sviluppi.

Anche allo scopo di incoraggiarla, le inviai un articolo di Meir Schneider, educatore visivo la cui storia è conosciuta in tutto il mondo (autore di numerosissimi libri, tra cui La cura naturale dei tuoi occhi, Macro Edizioni, 2015).

Meir, che ho il piacere di conoscere personalmente, era cieco certificato ma dopo aver conosciuto il metodo Bates ha recuperato una quasi normale capacità di vedere e ora mostra a tutti con orgoglio la patente di guida, senza alcuna limitazione e senza la prescrizione dell’obbligo di lenti.

Nel testo che feci pervenire a Elisabetta, oltre alla storia di Meir, erano indicate le modalità di lavoro cui lo stesso si sottopose per recuperare la vista: un impegno assiduo e pressoché assoluto che lo portarono negli anni a una condizione visiva quasi normale.

Elisabetta mi ricontattò dopo un paio di settimane per ricevere rassicurazioni circa l’utilizzo di alcune chart colore che le avevo consigliato di usare. Le rispiegai la pratica, la rassicurai ulteriormente facendomi descrivere di nuovo anche le altre pratiche provate insieme in studio e le chiesi come stava procedendo.

Lei rispose: «Per ora proseguo tutti i giorni con costanza, ma sui risultati non le anticipo nulla e le farò sapere presto qualcosa di concreto».

Tutto pareva normale, così almeno sembrava.

Dopo un mese dalla prima telefonata, me ne giunse una seconda. «Il dottor Ferrano?».

«Sì», risposi senza aver riconosciuto la sua voce.

«Sono Elisabetta, di Bergamo», proseguì lei con tono dimesso, «e vorrei ragguagliarla circa il lavoro fatto e ringraziarla per l’articolo che mi ha fatto avere». Si riferiva a quello che avevo inviato per posta elettronica a una sua conoscente, su sua diretta indicazione, in quanto Elisabetta non disponeva di un indirizzo e-mail.

«Prego, mi fa piacere se lo ha potuto leggere. Come lo ha trovato? Interessante?», chiesi.

«Davvero molto interessante, un personaggio proprio unico questo Meir; mi ha incoraggiato ulteriormente leggere della sua storia», aggiunse sempre in tono dimesso.

«Mi dica di lei. Come sta procedendo?».

«Le dirò», con lo stesso tono di voce dell’inizio della telefonata, che tutto lasciava presagire fuorché qualcosa di positivo, «non sta succedendo niente», aggiunse di un fiato. «Faccio tutti i giorni gli esercizi che mi ha indicato, ma non sta proprio succedendo niente, eppure è da più di un mese che li sto facendo», concluse con quel leggero accento tendente all’acuto che fa pensare alla cadenza veneta, oppure a una domanda inespressa ma molto presente in chi sta parlando.

«Davvero strano», dissi cercando di riflettere sulla situazione. «Ma davvero sta eseguendo le pratiche con regolarità?».

«Assolutamente tutti i giorni», rispose quasi ancor prima che avessi terminato la domanda, come se in qualche modo se la aspettasse e si fosse preparata.

Non mi preoccupai, non immediatamente per lo meno, ma iniziai a riflettere su che cosa stava succedendo. Nella mente mi tormentava un tarlo lontano che mi aveva perseguitato per qualche tempo quando, verso la fine degli anni Ottanta, avevo iniziato a insegnare il metodo Bates. Forse non funziona sempre. Forse funziona sempre ma io non lo so far funzionare. Forse funziona sempre, io sono in grado di farlo funzionare, ma non sono capace di farlo con tutti. Ad ogni modo, la soluzione finale che percepivo echeggiare dentro il mio essere era sempre la stessa: “Lascia perdere, cambia lavoro, ciò che proponi funziona soltanto perché risulti simpatico alle persone cui lo proponi, quindi per simpatia ti dicono tutti che stanno ottenendo ottimi risultati...”. Una cascata di lontani pensieri di questo genere, che per qualche minuto mi crebbero nella mente modificandomi l’umore, ma fu proprio la risposta così decisa di Elisabetta che mi risuonò come una sorta di stonatura nel discorso generale.

Appena riuscii a fermare il turbinio di pensieri nella mia testa riflettei un attimo e conclusi presto che qualcosa non quadrava. Non dico che, con qualche giorno di pratica corretta del metodo Bates, una situazione visivamente compromessa come la sua si sarebbe potuta risolvere totalmente e definitivamente. Non l’ho conosciuto direttamente, ma ho sentito parlare soltanto di una persona che in passato riuscì a ridare la vista a un cieco, ma questo sembra essere successo molti anni fa, e il nome della persona mi pare suonasse similmente a Gesù, o qualcosa del genere; io sono invece solo Giorgio.

Nessun cambiamento

Mi aspettavo qualche risultato da una pratica corretta e regolare delle esperienze Bates viste assieme a Elisabetta, invece sembrava che nulla fosse cambiato; “sembrava”, appunto, esattamente come Elisabetta all’inizio mi era sembrata seriamente motivata.

«Mi scusi la domanda diretta», aggiunsi come se una luce mi si fosse accesa nel cervello, come se una botola segreta si fosse aperta nel soffitto dello studio sopra di me e una vasca di acqua gelata mi fosse stata svuotata sulla testa da un maggiordomo sbadato. «Ma quanto tempo dedica tutti i giorni alle pratiche del metodo?».

«Gliel’ho detto prima», rispose lei con evidente decisione e stavolta per nulla dimessa. «Tutti i giorni, regolarmente tutti i giorni faccio gli esercizi».

Dovevo necessariamente approfondire la cosa, così le dissi: «Sì, bene, ma p-e-r q-u-a-n-t-o t-e-m-p-o a-1 g-i-o-r-n-o?», scandendo bene le sillabe in modo che fosse chiarissimo il significato della domanda.

«Almeno quasi dieci minuti, e tutti i giorni!».

Ora, va tutto bene lo stesso. Il mondo continua la sua orbita ellittica attorno all’astro celeste. Le rondini sembra che stiano tornando in primavera, come accade sempre, sistematicamente tutti gli anni da quando ero bambino. Le mie due micine continuano a inseguire inutilmente mosche e mosconi che volano loro vicino senza sapere che non li potranno mai neppure toccare; i “gatti” lo possono fare, le mie due micine non sono “gatti” ma, come le ha definite la mia insegnante di inglese, «coutch potatos» (sempre sdraiate sul divano, “pantofolaie”), quindi gli oggetti volanti sono e saranno per loro sempre irraggiungibili. L’interrogativo che sorse però relativamente alla situazione di Elisabetta fu: “Ma sta parlando seriamente?”.

Sì, me lo chiesi, e faticai pure parecchio a non esprimere a parole quest’amletico interrogativo.

Avete compreso la condizione visiva di partenza di Elisabetta? Ma com’è possibile con “quasi dieci minuti al giorno” di pratiche modificare una situazione del genere?

Io ho una vista normalmente buona a tutte le distanze e, nonostante ciò, tutti i giorni, per contrastare gli effetti di attività non sempre consone al nostro sistema visivo (come ora che sto scrivendo al computer da più di un’ora) faccio pratiche diverse per almeno una sessantina di minuti. Ci gioco con le pratiche, fanno ormai parte della mia vita, le inserisco quando ne sento il bisogno o anche solo quando posso farlo, ma io ci vedo bene e le sto usando soltanto per continuare a vedere bene, non per affrontare una situazione visiva simile a quella di Elisabetta.

L’articolo con la storia di Meir che le feci pervenire raccontava della sua esperienza con il metodo Bates, di diciassette ore al giorno di pratiche costanti, regolari, sistematiche, per anni e anni, ma Elisabetta, che aveva letto e apprezzato l’articolo, per affrontare la sua situazione visiva e ottenere «miglioramenti della vista», come aveva dichiarato lei stessa al primo incontro in studio, si concedeva quasi dieci minuti di pratiche Bates tutti i giorni.

L'incongruenza della situazione

Capite l’incongruenza della situazione? È quasi come se una persona di duecento chili di peso dichiarasse di voler dimagrire e per farlo stesse tutto il giorno seduto, come sempre, solo che, anziché farsi servire i pasti direttamente sul divano, avesse deciso di percorrere nei due sensi di marcia i tre metri che separano il divano dal tavolo della sala da pranzo, ben sei metri tutti i giorni!

È come se voi aveste il fortissimo desiderio di trascorrere una vacanza indimenticabile in Irlanda, e per poter realizzare il vostro desiderio usciste di casa in direzione dell’aeroporto più vicino ma vi fermaste ogni volta in edicola per poi rientrare a casa e ripetervi “voglio andare in Irlanda”.

Ci sono cose che si possono ottenere soltanto facendo qualcosa per poterle ottenere, qualcosa di concreto, non solo provando il desiderio di ottenerle.

Con le pratiche corrette del metodo Bates si possono sempre, senza eccezioni, ottenere riscontri positivi per quanto riguarda la propria condizione visiva, e anche per diversi aspetti della propria vita (come testimoniano persone che lo praticano seriamente), ma i miracoli si realizzano principalmente in specifiche località del nostro Universo, in contesti decisamente diversi da quelli cui appartiene il metodo Bates e in zone differenti da quelle in cui è ubicato il mio studio a Milano.

Se si vuole intervenire sulla propria condizione visiva attraverso il metodo, le pratiche vanno usate correttamente, costantemente, assiduamente, fino a che non si ottengono i riscontri desiderati.

Ma non soltanto questo, altrimenti sarebbe ancora troppo semplice. Nel metodo Bates è indispensabile usare nella vita di tutti i giorni tutto, ma proprio tutto, ciò che si è compreso facendo le pratiche, mentre si svolgono le azioni più comuni, come guardare un paesaggio, leggere un libro, lavorare al computer, guidare l’auto, in modo che si generino corrette e naturali abitudini visive, base imprescindibile di una buona e naturale vista senza sforzo. Solo a quel punto ci si può permettere di interrompere le pratiche mantenendo però le corrette abitudini visive che saranno ormai diventate automatiche, magari usando pratiche Bates a proprio piacimento ogni tanto.

Dieci minuti al giorno di pratiche temo proprio che non possano essere di aiuto a nessuno, nemmeno a chi vede già bene, se lo scopo è quello di mantenere questa capacità, tanto meno a chi vive in modo conclamato una difficoltà visiva di qualunque genere.

Questo è il mio punto di vista. Non assumetelo immediatamente anche voi, se non lo sentite calzante al vostro modo di intendere e comprendere le cose. Concedetevi però qualche tempo per riflettere sulla questione prima di comprendere che state anche voi sbagliando.

Chissà perché molte persone parlano di me come di un dittatore?

Questo testo è estratto dal libro "Vista Perfetta - Consigli e Testimonianze".

Ti è piaciuto questo articolo? Rimani in contatto con noi!

 

Gli articoli più letti
Gli ultimi articoli pubblicati
IN QUESTA SEZIONE: