Vivere con gli Angeli - Anna Fermi - Estratto
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Vivere con gli Angeli - Anteprima del libro di Anna Fermi

In principio

In principio

Sono stata fin da piccola consapevole di una mia predisposizione alla scrittura. Scrivevo tanto, e a lungo.

Eppure, nonostante gli insegnanti mi incoraggiassero a seguire la mia inclinazione, io ho sempre scelto di non assecondarla. Non la ascoltavo, non la coltivavo.

Certo, mi sono interessata al mondo, vasto, della comunicazione. Ma, fino a tempi recenti, non ho mai preso seriamente in considerazione la possibilità di scrivere... un libro.

Ho lavorato nel campo della moda, ma non vi ho trovato l’ossigeno necessario alla mia vita creativa.

Ho lavorato in televisione, dove, come autrice, ho ideato la serie televisiva Angeli.

Per la prima volta, ho avuto la sensazione chiara di aver messo la mia creatività al servizio di un contenuto spirituale.

E la cosa, credetemi, mi ha fatto stare bene.

Angeli è stata una rivelazione luminosa.

Ho potuto coniugare le mie aspirazioni spirituali con la mia capacità di fare.

Oggi, posso considerarlo l’inizio di un nuovo cammino: la tappa più intensa e rivoluzionaria della mia vita.

Ho imparato a leggere e a comprendere la mia realtà, a conoscere sempre meglio la mia anima e ad affrontare prove che avrebbero reso ancora più chiari i miei obiettivi.

Il mio rapporto con gli angeli e con Dio è divenuto sempre più forte.

Il mio amore per gli angeli è diventato, semplicemente, immenso.

L’esperienza televisiva di Angeli si è conclusa. Senza alcun seguito, almeno dal punto di vista professionale. La televisione sembrava non essere più interessata a quel tipo di contenuto. E io, d’altra parte, diventavo consapevole che non sarei diventata un’autrice televisiva.

Che cosa volevo fare, dunque?

Sentivo che avevo ancora tanto da scoprire, da comprendere. E, tuttavia, non pensavo di poter dedicare del tempo all’ascolto della mia anima.

La vita pensò bene di venirmi in aiuto, imponendomi una pausa forzata.

Solo in seguito, compresi quale grande opportunità fosse nascosta dietro apparenti difficoltà, o improvvise «porte chiuse».

Davanti a me scorgevo un nuovo percorso che ancora esitavo a percorrere. Rimanevo ferma e niente si muoveva.

Poi, finalmente, riuscii a superare tutte le mie diffidenze, paure e dubbi e ad abbandonarmi fiduciosa nelle mani dei miei angeli. Non fu, va da sé, un periodo facile: ero terribilmente confusa, perché ignoravo la destinazione verso cui mi stavano guidando.

Gli angeli, infatti, ti indicano la via; spesso, però, mentre la percorri, ti lasciano senza alcuna certezza, se non il loro amore.

Con il tempo, ho imparato ad amare il cammino più che la meta. Ma allora, erano talmente forti le ansie legate al futuro...

Riuscii, di volta in volta, gradualmente, ad abbandonare il controllo sulla mia vita e trovai l’indicazione che cercavo.

Camminando per la città, incontrai i volantini pubblicitari di un laboratorio teatrale.

Mi colpirono le parole del testo che sentii mie e, soprattutto, riconobbi la voce dell’angelo nascosta tra le righe. Non sapevo cosa mi avrebbe portato quell’esperienza, ma intuii l’importanza di affrontarla, di... tuffarmici.

Il regista stava scrivendo una commedia sulle dinamiche dell’innamoramento e io iniziai, quasi per gioco, a scrivere insieme a lui. Collaborai alla stesura della pièce, che venne rappresentata in teatro con successo.

Provai il piacere profondo della scrittura, che mi permetteva di compiere viaggi meravigliosi nel mondo della fantasia e, al contempo, di comunicare con il pubblico.

Eppure, nonostante gli apprezzamenti e la richiesta di ulteriori collaborazioni, abbandonai il teatro per seguire quella voce che ormai segnava il mio cammino.

Nonostante le mie scelte fossero apparentemente irragionevoli, mi affidavo fiduciosa al mio intuito, che seguiva, come un segugio, le tracce di una strada ancora non del tutto evidente.

Un giorno, un’amica giornalista mi invitò a una tavola rotonda sui rapporti di coppia.

Fino all’ultimo pensai di rifiutare, poi, incomprensibilmente, accettai.

Capita cosi spesso. E proprio nel momento delle scelte «incomprensibili» che emerge una trama nascosta dietro gli eventi.

In quell’occasione conobbi Angelina Spinoni, caporedattrice della narrativa del settimanale Confidenze. Benché priva di esperienza, osai chiederle di poter collaborare con la rivista.

Dopo un test di prova, iniziai a scrivere racconti.

La mia capacità espressiva crebbe, divenne più matura. E poi: ero talmente felice perché mi trovavo a raccontare storie di sentimenti. Non mi sembrava vero di dover usare il cuore per lavorare!

Ma... le sorprese piacevoli non erano finite.

Scopro, infatti, che la direttrice di Confidenze, Cristina Magnaschi, crede e ama gli angeli, ed è una donna molto sensibile alla realtà spirituale.

Gli angeli tornano nella mia vita... Eppure io faccio finta di nulla e cerco di ignorare i segnali. Fino a quando... non incontro una donna che mi racconta la sua esperienza «angelica». Propongo la storia al giornale, che la pubblica.

Mi metto a scrivere racconti di donne che hanno avuto degli incontri speciali con gli angeli.

E, intanto, sento, sempre più forte, la voce di una nuova chiamata.

Ancora, esito a rispondere. Temo di lanciarmi nel vuoto, lavorando a un progetto non commissionato, non retribuito. Temo la responsabilità della scelta e di ritornare allo scoperto.

Poi, un giorno, prendo coraggio e accetto, interiormente, di scrivere questo libro. Dico: «sì». Inizia il mio viaggio alla ricerca di uomini e donne italiani che vivono la loro vita insieme agli angeli. E trascrivo le loro storie...

La storia di Anna

Dicono che in ogni nome sia inscritto il proprio destino. Mai, come nel mio caso, penso sia vero.

Avevo circa dodici anni quando lessi, per la prima volta, il diario della mia nascita, scritto da mia madre. Ero emozionata e curiosa nel poter scoprire in quelle pagine l’inizio della mia storia.

... Sei nata il 4 agosto 1965. Alla nascita pesavi 4,3 kg - scriveva mia madre. Il papà voleva chiamarti Barbara. La mamma voleva chiamarti Letizia. Ti chiameranno Anna...

Chi aveva deciso di chiamarmi Anna? E per quale motivo?

Corsi subito da mia madre. Ero inquieta e volevo assolutamente scoprire quale mistero si celasse dietro la scelta del mio nome.

Mia madre sorrise divertita per la mia insistenza e con grande dolcezza incominciò a narrarmi di come ero venuta al mondo...

... Era la classica torrida giornata di piena estate. C’era un caldo afoso, mancava l’aria. La notte non avevo chiuso occhio. Ero stanca e nervosa. Non vedevo l’ora di partorire: l’ultimo mese era stato molto faticoso. La pancia si era molto ingrossata e camminavo a fatica. Tua sorella Maria Teresa aveva solo diciotto mesi e voleva correre e camminare tenendomi la mano. Non ce la facevo più e speravo che tu nascessi al più presto.

Quella mattina mi ero svegliata molto agitata: c’era una preoccupazione che mi tormentava. Ma cosa? E perché? Non riuscivo a comprendere la causa di questo mio turbamento: forse il caldo, la stanchezza o forse la paura dell’imminente parto. All’improvviso, una fitta dolorosa mi piegò e capii che stavano iniziando le contrazioni. Chiamai tuo padre e dopo mezz ’ora eravamo già in macchina verso la clinica. Tuo padre era sereno, allegro. Non vedeva l’ora di conoscerti. Mi stringeva la mano e mi guardava felice. «Andrà tutto bene», continuava a dire, cercando di rassicurarmi. Tua sorella Maria Teresa era nata senza problemi. Non riuscivo a capire perché, allora, fossi così angosciata, e quella strana inquietudine non mi abbandonasse. Appoggiai le mani sul grembo come per difenderti. Ti sussurrai: «Andrà tutto bene. Vedrai... ». Ma non ne ero convinta.

Il travaglio durò circa dieci ore. Ero sfinita. I dolori erano insopportabili e incominciavo a respirare con irregolarità. Mi mancavano le forze. Capii subito che qualcosa stava preoccupando i medici, perché li sentivo parlare in modo sempre più concitato. Sembravano nervosi e impazienti. Pregai mentalmente Sant’Anna, la mamma della Madonna e protettrice delle partorienti, di aiutarmi. Riconoscevo le voci dei medici, ma non riuscivo più a comprendere quello che mi stavano dicendo. Poi ricordo il viso di una suora cicciona che si sedette violentemente sulla mia pancia. Urlai dal dolore. Persi i sensi. Quando rinvenni vidi il volto del ginecologo su di me. Era serio e provato. Ti sentii piangere, ma non ti vidi. Il medico era silenzioso, quasi imbarazzato. Ti cercai. Cosa ti era successo? «Come sta? Dovei» chiesi in preda al panico. «Si calmi. E una bambina e sta bene. Ha proprio una gran voglia di vivere sua figliai» mi rassicurò il ginecologo.

Solo più tardi mi raccontarono ancora increduli quello che ti era successo. Eri nata asfissiata, soffocata dal cordone ombelicale. Eri tutta nera, cianotica. Avevano deciso che era meglio che non ti vedessi, ma tu avevi improvvisamente iniziato a respirare. Il tuo piccolo cuore era tornato a battere. Quando, più tardi, l’ostetrica ti depose tra le mie braccia disse, sorridendo, che si era trattato di un miracolo. Lei intendeva dire che era assolutamente straordinario il modo in cui avevi lottato per vivere. Io ero certa, nel mio cuore, che Sant’Anna avesse ascoltato le mie preghiere e ti avesse salvata. E per questo che ti abbiamo chiamato Anna...»

Ogni nascita è un mistero, ma sapere di essere nata per un miracolo ha sicuramente influenzato la mia vita.

Avevo dodici anni quando mia madre, per la prima volta, mi raccontò la storia della mia nascita. Non so quante volte me la feci, poi, raccontare di nuovo.

Ero ossessionata dall’idea di essere stata salvata. Da chi e perché?

Ho sempre avuto una grande fede ed ero una bambina che amava pregare. Sapevo di aver ricevuto una speciale benedizione da Dio. Gli ero profondamente grata e sentivo nascere dentro di me un legame profondo con il mondo spirituale. Io volevo ringraziare e contraccambiare Dio, aiutando gli altri. Sognavo di fare la missionaria in Africa, il medico, il magistrato dei minori. Insomma, sentivo di voler aiutare il prossimo, ma non sapevo ancora come.

Crescendo, poi, l’adolescenza e la giovinezza resero confuse queste mie aspirazioni. Quasi le dimenticai. Intrapresi cammini che reputavo felici, eppure avevo sempre la sensazione di essere lontana dalla mia vera strada. Avevo cose e vivevo situazioni che avrebbero reso felici molte persone. Io, invece, ero sempre inquieta, alla continua ricerca di qualcosa che sentivo perduto. Avevo dimenticato l’origine della mia storia e il vero senso della mia vita.

Solo molti anni dopo ricordai quella storia e, con mio grande stupore, scoprii che non era completa.

Avevo già trentasei anni. Lavoravo a Mediaset come autrice di Angeli.

Un giorno ero a pranzo a casa dei miei zii materni e discutevamo di Angeli, che stava andando in onda in quei giorni.

Mia zia mi osservò in silenzio e, poi, timidamente, mi svelò un segreto che nessuno, tranne lei, conosceva.

«Penso che tutto sia nato con il voto di tua nonna», mi disse. La guardammo tutti stupiti. «Quale voto?» le chiesi curiosa.

Mia zia incominciò a raccontarmi un’altra pagina della mia «strana» nascita. Io tornai a ricordare e, grazie agli angeli, ritrovai me stessa.

... mi ricordo ancora molto bene il giorno in cui tu nascesti. Quando tuo padre ci avvisò che tua mamma era entrata in clinica, la nonna si chiuse in un ’impenetrabile silenzio. Lo faceva spesso quando era preoccupata e nervosa. Tua nonna era una donna di grande fede e trascorse la mattina in silenzio, snocciolando il rosario. Per tutto il giorno non ricevemmo notizie e questo le sembrò molto strano. Era tardo pomeriggio e non sapevamo ancora nulla. Ovviamente, questo silenzio U preoccupava. Decise, allora, di recarsi in chiesa. Assistette alla messa e, quindi, si fermò in chiesa a pregare. Sentiva che qualcosa di grave stava accadendo. Improvvisamente avvertì un forte dolore al ventre e, in quel momento, ebbe la certezza che sua figlia e sua nipote erano in pericolo di vita. Pregò e chiese agli angeli e in particolare al tuo angelo custode, di salvarti. Se ciò fosse successo tu saresti stata loro. Nel preciso istante in cui lei formulò quella preghiera, tu venisti alla luce...

Ero incredula, senza parole. Devo confessare che non compresi bene le parole di mia nonna, ma in quel momento riconobbi il senso della mia storia e della mia vita. Ebbi la sensazione di essere finalmente arrivata a casa.

Gli angeli mi hanno guidato a trovare me stessa. Nei momenti più bui della mia vita mi hanno mostrato la luce del cielo sopra di me; nelle prove più diffìcili mi hanno sostenuto con la forza del loro amore. Sono sempre accanto a me, pronti ad intervenire ad ogni richiesta d’aiuto.

Desideravo incontrare persone con cui condividere la mia esperienza e il mio cammino. Gli angeli hanno guidato i miei passi verso le storie che ho avuto la gioia di ascoltare e, poi, di scrivere.

Sono storie vere di persone che hanno riconosciuto la presenza dell’angelo nella loro vita. E niente per loro è stato più come prima...

Questo testo è stratto dal libro "Vivere con gli Angeli".

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