Vivi Presente - Paolo Fossati - Estratto
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Vivi Presente - Anteprima del libro di Paolo Fossati

Il primo passo

Il primo passo

Pensaci bene e poi dimmi se condividi il mio ragionamento. La società moderna ci mette a disposizione tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Prendi ad esempio un supermercato, di quelli Iper, più grandi di un campo da calcio: lì trovi generi alimentari, prodotti per la casa, libri, computer, lavatrici, scarpe, maglioni, pneumatici, televisori. E tanto altro. Scenario impensabile all’epoca in cui mio nonno (classe 1910) aveva circa la mia età e l’acqua potabile andava a prenderla alla fontana in piazza e il latte alla stalla dietro casa, secchio di alluminio alla mano.

Eppure, così come la medaglia, anche la società moderna ha due facce e ci fa pagare un prezzo piuttosto salato, che si chiama ora ansia, ora stress. Siamo in ansia e stressati, inutile negarlo: dobbiamo fare mille cose in poco tempo, accontentare tutti, rispettare scadenze, farci vedere forti e felici quando non lo siamo, correre come disperati per fronteggiare imprevisti e rimediare a errori, spesso altrui. Insomma, siamo sotto pressione.

Sei stato stressato? Così, almeno una volta nella vita, giusto per provarne l’ebbrezza? Temo proprio di sì...

Ma cos’è l’ansia se non una fonte di disturbi fisici e psichici? Tra le tante possibili cause di questo malessere ce n’è una che a noi interessa particolarmente: la comunicazione. O meglio, la cattiva comunicazione.

La comunicazione è centrale nella nostra vita e ne determina la qualità. Un esempio ti aiuterà a capire: immagina di metterti in coda allo sportello di un ufficio pubblico. E pomeriggio inoltrato e tu devi ancora sbrigare un sacco di impegni. Hai i minuti contati, eppure da lì devi passare a causa di una scadenza fissata per il giorno successivo. La lunga coda ti toglie ogni speranza di fare in fretta, e a mano a mano che il tempo passa cominci a spazientirti. Quando finalmente è il tuo turno sei così su di giri che basterebbe un piccolo imprevisto per farti esplodere di rabbia e “avventarti” sulla sportellista. Invece, caso strano, questa volta trovi un’impiegata gentile, veloce e che soprattutto ti accoglie con un bel sorriso e alla fine ti congeda con un «le auguro una buona serata». Come ti senti? Sono sicuro che esci dall’ufficio avvertendo una sensazione di leggerezza, sollievo, quasi contentezza. Eppure cos’è successo? La tizia ha usato il sorriso e l’augurio di una buona serata. Detto altrimenti, ha usato una buona comunicazione. E tu ti senti meglio.

A questo punto ti sarà più facile comprendere quanto la comunicazione incida sulla qualità della vita. Dipende ovviamente se si tratta di una buona o cattiva comunicazione.

Tu non puoi entrare in un negozio e chiedere due chili di benessere, perché la commessa ti riderebbe in faccia pensando ad uno scherzo. Eppure tu hai diritto di ottenere dalla vita il benessere che desideri. E allora, se non è il negozio sotto casa il luogo giusto per avanzare una siffatta richiesta, sappi che a questo libro tu hai il diritto (oserei dire il dovere) di chiedere il benessere.

E infatti mia ambizione darti se non proprio due chili, quanto meno un chilo, un etto, foss’anche solo un grammo di benessere, che ti permetta di abbandonare una condizione di stress, per condurti verso una condizione migliore, cui accedere liberamente ogni volta che vuoi.

Ricorda: dipende tutto da te, sei tu il padrone della tua vita, tu decidi come e quando applicare le tecniche di questo libro.

Dal canto mio posso solo informarti che chi prima di te le ha utilizzate con costanza e determinazione ha ottenuto risultati strabilianti. Se poi vuoi un caso reale, una sorta di cavia da laboratorio, prendi me e la trasformazione che ti raccontavo nelle primissime pagine. E se ce l’ho fatta io ce la puoi fare benissimo anche tu. Ai corsi di Livio Sgarbi ci sono decine di partecipanti che raccontano esperienze incredibili, obiettivi ambiziosi raggiunti grazie a un nuovo modo di pensare, comunicare e comportarsi. Lo stesso che ti racconto nel volume che hai tra le mani.

Durante la lettura ti chiedo di mettere in gioco la parte migliore di te: assumi un atteggiamento attivo, una postura dritta e composta sulla sedia, tieni a portata di mano una matita per sottolineare concetti chiave, un blocchetto di post-it per segnalare le pagine più interessanti e un quadernetto per gli appunti. Un altro suggerimento: di tanto in tanto torna a rileggere il libro, consideralo come una sorta di manuale da tenere in tasca o in borsa e consultare in pausa pranzo, tra una lezione e l’altra all’università, in metropolitana verso l’ufficio, sul treno, addirittura in bagno al mattino (perché no?), e darti così la giusta carica per affrontare situazioni che richiedono un’energia speciale.

Poco fa ho usato, non a caso, la parola “gioco”. Cosa ti fa venire in mente il gioco? Ma certo, i bimbi e il divertimento. A proposito di divertimento preparati a spassartela, in particolare attraverso le immagini che ti chiederò di creare nella tua mente. Immagini colorate, buffe, a volte assurde, dalla forte carica emotiva e piene di significato simbolico. Userò spesso quelle che lo scrittore belga George Simenon - l’inventore del commissario Maigret - chiamava “parole materia”, evocative di immagini.

Tutti possiamo immaginare. Ti invito ad esempio a visualizzare la Mole Antonelliana. Ce l’hai l’immagine dell’edificio più famoso di Torino? E non fa differenza se pensi all’ingresso o alla balconata panoramica, oppure se visualizzi una fotografia o il disegno stilizzato sulla carta intestata di qualche associazione che l’ha assunta come simbolo. L’importante è che tu abbia l’immagine della Mole, stop. Pensa al Colosseo, al Duomo di Milano, alle piramidi, a una nave, a un aereo. E ora pensa a una Torre di Pisa che potrebbe uscire dalla matita di un vignettista, che ti fa ciao con la mano e ti strizza l’occhio. Visto come è semplice?

C’è un’altra ragione per cui ti chiederò di eseguire le visualizzazioni: le immagini, infatti, hanno un forte impatto su di te, al punto da agevolare l’apprendimento e da influenzare gli stati emotivi. Per questo ti prego di seguirmi attentamente e di impegnarti seriamente ogni volta in cui ti esorterò a proiettare sul tuo schermo mentale un’immagine.

Tornando alla parola “gioco”, aggiungo che oltre ad essere sinonimo di divertimento, il gioco richiama anche le regole. Le regole del gioco, per l’appunto. Te ne do tre, che ti aiuteranno ad apprendere più efficacemente.

Astieniti dal giudizio

Giudicare è la cosa che ci riesce meglio. Non a caso dopo ogni partita di calcio della Nazionale si dice che in Italia ci siano circa sessanta milioni di allenatori... Giudichiamo il comportamento di coniuge, figli, genitori, colleghi, amici, vicini di casa, politici, imprenditori e avanti di questo passo. Ma se il senso critico è spesso utile, perché ci permette di decidere con coscienza, in altre situazioni — come nell’apprendimento - rischia di farci mettere in discussione i concetti che recepiamo, con il risultato di non consentire ai semi di germogliare, crescere e dare frutti. No good. Nella rigidità e nella severità apprendi e ti trasformi poco. Molto meglio un atteggiamento di apertura e curiosità, cui solo in un secondo tempo puoi affiancare gli eventuali dubbi da sciogliere con la pratica. Uno degli istinti più forti del genere umano, infatti, è di ricercare in ogni contesto qualche elemento già noto, qualcosa di già visto e sentito. Pensa di essere in vacanza in Messico. Sono giorni e giorni che senti parlare solo spagnolo. Una mattina in un mercatino affollato percepisci in lontananza un tizio che parla italiano. Ha qualcosa in comune con te, in questo caso la nazionalità. Ti avvicini, vi stringete la mano, vi scambiate opinioni e esperienze sul soggiorno, diventate amici. Ma cosa accade nel caso in cui non trovi alcun elemento in comune, come potrebbe talvolta capitare nella lettura di questo libro, non fosse altro perché si tratta di concetti per te ancora nuovi? Ecco allora che ti voglio dare un aiutino per abbassare la tua voce critica. Visualizza la manopola del volume di una radio. Immagina di portarla dalla tacca 10 alla tacca 1, riducendo al minimo ogni eventuale brontolio del tuo “io” sputa sentenze... Fatto? Ottimo!

Esci dalla zona di comfort

La zona di comfort è di due tipi: fisica e emotiva. Quella fisica corrisponde allo spazio intorno a te. In gergo un po’ più tecnico la gestione della cosiddetta bolla d’aria che circonda il corpo va sotto il nome di prossemica. Tale spazio vitale è stato calcolato in un metro circa, alfinterno del quale fai entrare solo chi vuoi tu e quando decidi tu. Chi lo viola senza il tuo permesso ti crea immediatamente disagio e fastidio, o ti mette in uno stato di allerta. E il caso di chi, mentre cammini per strada, ti si avvicina troppo fino a sfiorarti con un braccio: «Beh, ma che vuoi?! Con tutto il marciapiede libero proprio addosso a me dovevi capitare? E stai più in là!». Chiaramente dipende dal contesto: il suddetto spazio si riduce tra innamorati e tra la mamma e il suo bimbo, ad esempio, oppure in ascensore o sul pullman affollato.

L’altra zona di comfort è quella emotiva ed è rappresentata dalle nostre abitudini e dalle cose che sappiamo fare meglio. Dal prendere il caffè tutte le mattine nello stesso bar al cucinare gli spaghetti al pomodoro, dal percorrere la strada consueta per andare in ufficio al trascorrere le vacanze estive nella medesima località.

Questo testo è estratto dal libro "Vivi Presente".

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