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The Cove

La baia dove muoiono i delfini

 

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Da quando Kathy, uno dei delfìni che addestrava a recitare per la serie tv Flipper, si è lanciata fuori dalla vasca e gli è morta suicida tra le braccia, la vita di Rie O'Barry è cambiata. Richard O'Barry, ora ex addestratore, pentito, sa il fatto suo sul sorriso, finto, dei delfini in cattività e ha promesso di fare qualcosa dopo il suicidio dell'animale, avvenuto a riflettori spenti, tra le sue braccia, e non sullo schermo. Il delfino star che smette, volontariamente, di respirare.

Rie O'Barry è il protagonista di questo film e dopo aver passato vent'anni a boicottare i parchi acquatici, tagliando le reti delle loro gabbie da Haiti al Brasile, ha deciso di dare inizio a una nuova battaglia: denunciare i crimini di The Cove, una baia giapponese dove cacciatori e acquirenti occidentali senza scrupoli si danno appuntamento per aggiudicarsi uno dei ventitremila delfini che ogni anno vengono catturati illegalmente nel paese del Sol Levante.

The Cove, Oscar 2010 per il miglior documentario, è un film sospeso fra il giornalismo investigativo e l'eco-avventura, un mix di poesia e terrore che ha commosso il pubblico del Sundance Film Festival ed è riuscito a scalfire il governo di Tokyo, che ha tolto dal menu delle mense scolastiche la carne di delfino. Ambientato nelle acque del National Park di Taiji, Wakayama, in Giappone, è stato filmato di nascosto nel corso del 2007 utilizzando microfoni subacquei e videocamere ad alta definizione, camuffate da rocce. Documenta la feroce mattanza dei delfini da parte dei pescatori locali, attraverso l'uso di ganci aguzzi, lance penetranti e onde elettromagnetiche che disattivano il sistema comunicativo dei mammiferi, il sonar. La cattura avviene in parte con l'intento di vendere esemplari agli acquirenti occidentali al prezzo di 150mila dollari l'uno, destinati ai parchi acquatici di tutto il mondo. Non tutti ovviamente fanno questa "bella" fine, molti vengono uccisi barbaramente con le lance, la loro carne venduta. Piena di mercurio, tanto che i politici del posto ne hanno vietato il consumo nelle mense scolastiche. Un'indagine serrata e mozzafiato sull'industria della sofferenza che uccide o rende schiavi ogni anno migliaia di delfini in nome dell'interesse economico e della stupidità umana.

La prossima volta che vi viene voglia di entrare in un parco acquatico, pensateci.

Un documentario con la suspense di un film di James Bond. "The New York Times"

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Scritto da: - 19 febbraio 2013 Acquistato sul Giardino dei Libri

Un film ben girato che fa aprire gli occhi sull'incredibile olocausto animale che avviene tutti i giorni sotto i nostri occhi ormai ciechi di fronte alla sofferenza degli esseri viventi ed intelligenti che condividono il nostro pianeta. Siamo specisti e la nostra ingordigia prima o poi ci condannerà. Complimenti a chi ha ancora il coraggio di denunciare questi abusi.

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