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Contro la follia delle aziende e l'inerzia dei lavoratori. Manifesto per una rivolta individuale

 

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Dunque si può fare. La scelta del downshifting raccontata in Adesso Basta (10 edizioni) si è rivelata percorribile.

"Ho tempo per cucinare, per studiare, per scrivere, navigare, perdere tempo..." scrive Simone Perotti in questo nuovo libro, che è un pamphlet sul cambiamento alle porte, su un nuovo ordine esistenziale e sociale. Contro la paura.

Scoprire che si può vivere con poco, fuori dallo schema "lavoro guadagno spendo", in un momento di grave crisi economica, può essere un sollievo personale, ma anche un progetto "politico", da condividere.

Suffragato dall'esperienza in azienda e dagli anni trascorsi nella libertà, Simone Perotti racconta "come si vive fuori", le sue scoperte (buone e cattive), e sfata gli stereotipi placando l'animo dei tifosi e contrastando una a una le obiezioni dei più critici.

Dall'analisi degli 80.000 messaggi ricevuti, l'autore ricava la prima classificazione dei downshifter italiani (i Convinti, gli Arrabbiati, gli Impegnati, gli Antitaliani, gli Accoppiati, i Sorpresi...) e una mappa generazionale delle loro paure: l'identikit dell'uomo contemporaneo in rivolta.

La lotta di classe sembra finita. Forse è incominciata la lotta per la vera liberazione.

AUTORE

Simone Perotti dopo quasi vent'anni di lavoro nel settore della comunicazione ha lasciato tutto e oggi si dedica a scrivere e navigare. È autore del primo libro che ha portato in Italia il fenomeno del DOWNSHIFTING (scalare marcia, rallentare), ADESSO BASTA (Chiarelettere 2009, 11 edizioni). Con Chiarelettere ha pubblicato anche AVANTI TUTTA (2011).

Le vostre recensioni

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Scritto da: - 29 settembre 2013

A partire dagli 80.000 messaggi ricevuti, che gli servono come spunto, l'autore analizza a tutto campo il downshifting (D) e il sistema che ci circonda. Simone ha il dono di parlar chiaro, è profondo tanto da evidenziare entrambi i lati della medaglia, infatti “Del D non ci si deve aspettare solo soddisfazioni”. Simone non cambierebbe il suo modo di vivere per nulla al mondo (“mi sento come l'uomo che abbia vinto al Superenalotto”), ma onesto com'è mette in guardia dal pensare che il D sia solo positivo: guardate -dice- che poichè le privazioni sono il giusto prezzo della libertà, sappiate che perderete questo e quest'altro... Ammiro il Perotti perche' e' un uomo che sa stare sia in compagnia che da solo, è pieno di interessi, cucina, studia, legge, coltiva l'orto estivo, oltre che fare lo skipper e riparare barche, medita... pieno di risorse ma fa le cose con lentezza in base all'ispirazione del momento. Vive appieno. Di questo suo libro mi colpiscono altre parti. Per questioni di spazio, devo limitarmi alla parte finale in cui dice delle cose crude su certe grandi aziende, i loro sprechi colossali, poi quando c'è da risparmiare non ci pensano su due volte a licenziare operai e impiegati. “Nelle aziende si lavora come schiavi quando si guadagna poco e si lavora sempre meno quando crescono ruolo e stipendio. A naso direi che dovrebbe essere il contrario. Il divario tra dirigenti e impiegati è enorme, spropositato, ingiusto. Un impiegato, generalmente, guadagna mille volte meno del capo azienda. Questo è immorale, va detto chiaramente”. Le aziende non selezionano i più meritevoli, scelgono semmai abbagliati dalla frequentazione di università famose o da master rinomati, quando non scelgono gli amici degli amici. Riporto la chicca sul telelavoro: “Ma dico, chi è a casa deve pur sempre svolgere il suo compito, no?! E se perde tempo a guardare la televisione, il lavoro chi lo fa al suo posto, il gatto? E' evidente che nella maggioranza dei casi le aziende considerano i loro dipendenti dei MINUS HABENS irresponsabili e truffatori, altrimenti si fiderebbero di loro, limitandosi a verificare l'espletamento delle funzioni e a calcolare la produttività del singolo”. Da pag. 204 si legge “Nessuno dei sindacati pero' si è alzato per chiedere di modificare i processi dell'azienda, evitare sprechi, garantire l'efficienza dei lavoratori, ridurre lo stipendio dei manager, abolire le auto blu inutili, vendere gli immobili di valore, […]. Perche' mai i lavoratori devono aderire a un piano oneroso e l'azienda dal canto suo non deve eliminare autisti inutili, aerei privati, uffici costosi, sprechi di luce, telefono, cibo, catering, feste, presentazioni, dirigenti e lobbisti strapagati? LA CRISI C'E' O NO, E' PER TUTTI O SOLO PER ALCUNI? (maiuscolo mio) Il libro è molto di più di un libro sul downshifting; da leggere e rileggere. Bravo Simone.

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