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Il Viaggio di una Stella (eBook)

 

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"Ero ancora io, a New York? Americana di mezz'età, antropologa, archeoastronoma, strana scienziata un poco pazza con venature di misticismo, il pomeriggio di Natale, seduta nel seggiolino avvolgente del mio amato planetario come nella placenta della mia vita? O la giovane ch'ero stata, mentre arrivava oltre il novantanovesimo gradino di Machu Picchu? O la terra stessa nel suo vorticare? O un Inca del passato? O ancora, molto prima, uno sciamano forse... un paqo, dinanzi a quello che voleva dire per lui la precessione? Lasciai che accadesse!"

Inizia così, da New York alle Ande, un viaggio straordinario negli ultimi anni del grande impero inca, prima della conquista spagnola.

Su un territorio enorme e variegato, sorprendenti avventure si accompagnano a una vibrante ricerca interiore.

Il 25 dicembre di un altro Natale, il terribile rito della capacocha attende, a Cuzco, le processioni dei fanciulli per il sacrificio. I giovanissimi Coyllur e Huantàr riusciranno a salvarsi? La domanda s'intreccia ad altre. E alla fine arriveranno anche le risposte.

Le vostre recensioni

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Scritto da: - 23 novembre 2015

"Come è nato il suo ultimo lavoro: Il viaggio di una stella?" L’ebook IL VIAGGIO DI UNA STELLA. Perché l’ho scritto? Da cosa è nata la prima immagine che ti insegue, ti accompagna nelle tue giornate, e infine ti spinge a scrivere? Ne do spiegazione alla fine del mio libro, e qui ve l’anticipo volentieri. Era il 1995, quando lessi di Juanita la “Vergine di Ghiaccio” … i resti di una quasi bambina, ritrovati dall’antropologo John Reinhard a ovest del Titicaca, sulla cima del vulcano Ampàto, a 6380 metri d’altezza. Si trattava di una delle tante vittime sacrificali che il freddo e il ghiaccio avevano miracolosamente preservato, per ben 550 anni, fino a noi. L’immagine della fanciulla mummificata – schiena incurvata, braccia e gambe incrociate – consegnata così agli dei da un deciso colpo alla nuca… catturò la mia attenzione e il mio cuore. Lei mi condusse, come per mano, ad osservare… a tentare di comprendere. Ancorata alle mie giornate, m’induceva ad immaginare le sue, di allora e di prima. Lei cosa provava? Gli altri cosa provavano? E perché… perché… perché? Troppo semplice giudicare… e rifiutare. Gettare lontano da me, da noi! E poi arrivò William Sullivan, con la sua struggente e affascinante ipotesi, solo ipotesi? del terribile smarrimento dinanzi agli effetti della precessione. Gli Incas avevano dimenticato… perduto il loro ruolo nel pacha. Mamacocha, il diluvio astrale, aveva sconvolto spazi e anime. Recisi i fili tra passato e futuro, si guardavano attorno come in una nebbia. Sparita la reciprocità… il sentimento dell’ayni… chi erano? Non riconoscevano neppure se stessi! Come impazziti, inviarono bambini e giovani, messaggeri di un’ultima disperata supplica agli Dei. Questo il primo imput. Poi, su questa traccia, ha preso forma un romanzo a cavallo di più generi.

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