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Le Immagini dei Vivi e dei Morti Richiamate dalle Loro Opere (eBook)

Le catene lineari del corpo e dello spirito davanti alla cosmologia

 

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La Visione Supernormale dell’Uomo. La Quarta Dimensione Dello Spirito.

In un capitolo su la Telegnomia, pubblicato nelle ultime pagine di un mio libro recente, il lettore troverà scritte queste parole: «L’uomo può, in alcune determinate condizioni, entrare in possesso di una facoltà speciale, supernormale, che gli permette di aver conoscenza a distanza di qualsiasi fatto che avvenga, di qualunque fenomeno che si manifesti, di qualsiasi cosa che si trovi alla superficie del suo pianeta o nelle sue profondità».

Non si tratta di una mia, scoperta perché antica è la conoscenza di questo fatto, che viene da me confermato, forse non inutilmente, essendovi ancor oggi moltissimi pseudo-scienziati che non credono per nulla alla Metapsicologia perché sono ignoranti di Psicologia nonché di molte altre cose, perché non fanno esperimenti ma soltanto critiche, e sopratutto perché hanno un sacro terrore del «nuovo».

Il lettore troverà quasi in tutti i miei precedenti volumi inserito un breve capitolo nel quale io ritorno su questo argomento, ribadendo il concetto riguardante le facoltà super- o paranormali proprie degli esseri umani, la realtà dei fenomeni contemplati dalla Metapsichica, ecc.

Insisto a più riprese su questa questione, essendo del parere che prima di ammettere o di negare che, come io ho già dimostrato, si può per es. vedere un essere umano, come una bestia o una cosa, al di là di una parete opaca; prima di credere o di non credere che si possono nello stesso modo vedere anche gli abitanti degli altri mondi perché lo spazio, come si sa, non ha valore in Metapsichica; prima di riconoscere o di non riconoscere che appoggiando una mano sopra la stampa di un’ode di Orazio si può vedere l’immagine del Poeta; prima cioè di rispondere a tutte queste domande speciali, è necessario considerare i fenomeni da un punto di vista più generale, affermando o negando che l’uomo sia, a sua insaputa, costituzionalmente dotato di una facoltà latente, che quando diviene patente noi chiamiamo super o paranormale, facoltà mediante la quale egli si pone in grado di vedere, inabitualmente e meravigliosamente, l’invisibile, di udire l’inaudibile, di conoscere l’inconoscibile, ecc., o, per meglio dire, di aver d’un tratto nozione di tutto ciò che prima, con i suoi cinque sensi e con la relatività della sua scienza, egli credeva che fosse invisibile, inaudibile e inconoscibile.

Questa è la prima risposta che debbono dare i neofobi della Scienza, che se ne stanno pavidi e silenziosi, asserragliati nelle loro antiche Accademie.

Orbene, questa risposta può essere data indipendentemente dalle mie ricerche e dai miei esperimenti, ma soltanto sul fondamento di una letteratura enorme, già tramandata nei nostri annali, nonché delle esperienze serene, dei controlli severi e delle pubblicazioni di un grandissimo numero di osservatori, fra i quali sono da annoverare scienziati di fama mondiale, come William Crookes, Lombroso, Flammarion, Richet, Bozzano, Osty, Sudre, Maxwell, Myers, William James, Hyslop, Sir Oliver Lodge, Morselli, ecc. ecc.

Un mondo che noi non vediamo perché ci resta occulto, che noi non comprendiamo perché sta al di fuori dei nostri sensi, esiste dunque o non esiste? Certamente esiste.

Provengono del resto da un uomo che si chiamava Shakespeare quelle parole, ormai a tutti note è così spesso ricordate: «There are more things in heaven and earth, Horatio, than are dreamt of in your philosophy».

Un grande fisiologo, carico di gloria, di anni e ancora vivente, Charles Richet, ci ha ripresentato lo stesso concetto sotto altra veste, scrivendo: «lly a plus de choses dans la réalité que n’en peut contenir tonte notte imaginatioh».

Prestino dunque molta attenzione gl’increduli e i misoneisti prima di rispondere al quesito sopra esposto. Rispondere in modo negativo non possono, perché sarebbe come se confessassero la loro deficienza mentale. Debbono dunque, evidentemente, e sia pur forzatamente, rispondere in modo affermativo.

AUTORE

Giuseppe Calligaris, dopo esser stato professore a Roma, fonda a Udine una cllnica privata per la cura delle malattie nervose. Allo scoppio della Prima guerra mondiale si arruola come medico volontario, senza furori nazionalistici ma per senso del dovere. Nel ruolo di capitano ha modo di vivere in prima linea l'esperienza della guerra e di formarsi un'opinione assai critica dei comandi dell'esercito, nonché della vuota retorica bellicista. Al rientro continua a dedicarsi alle sue personali ricerche, che procedono parallelamente a quelle ufficiali di neuropatologia. Sempre più entusiasta dei risultati raggiunti, Calligaris volterà le spalle a una prestigiosa carriera accademica, imboccando una strada che lo porterà a crescenti incomprensioni con l'ambiente scientifico italiano. Costretto a vendere la cllnica, si ritirerà a vita privata, dedicandosi interamente alla stesura dei suoi libri.

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