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Antidoto al Veleno per il Cuore

Spiritualità e crescita personale

 

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Leggendo, e rileggendo, il lavoro di Pietro Giorgio Chùsei Zendrini mi sono venute in mente le parole di una canzone di Ivano Fossati:

"La costruzione di un amore,

Spezza le vene delle mani,

Mescola il sangue col sudore,

Se te ne rimane.

E se commentare Veleno per il cuore, il commentario al Sutra del cuore di Hakuin Ekaku, non può forse essere definito un “amore”, non c’è dubbio che richieda, come ogni grande passione intellettuale, energia e applicazione, fantasia e pazienza, sangue e sudore appunto.

Per molteplici ragioni: l’estrema concentrazione del testo, quel suo dire e subito negare, dice 1 e lo moltiplica immediamente per 0, quel minuzioso descrivere il Mondo e l’Uomo attraverso la negazione sistematica della loro esistenza.

Il Sutra del Cuore è metaforizzabile come una scala che conduce al cielo (immagine peraltro non nuova nell’iconografia religiosa e anche nel pensiero filosofico): una scala molto pericolosa: ogni gradino, appena ci metti il peso del pensiero, immediamente ti sprofonda nell’abisso della vacuità, della forma che è vuoto, del vuoto che è forma; ma non solo! Appena ce l’hai fatta e sei sul gradino successivo ti volti... e quello prima non c’è più: scomparso, volatilizzato, mai stato.

Zendrini ha indagato l’opera utilizzando per lo più lo strumento della metafora, lasciando perdere la ricostruzione o il commento storico-filologico; ogni breve porzione del Sutra viene fatta seguire da evocazioni poetiche, da immagini, da provocazioni, a cui si aggiungono commenti puntuali, scritti con una lingua e uno stile abbastanza misteriosi, che fanno sì che, a volte, non si riesce a distinguere il Sutra dal commento; un po’ come le grandi raccolte classiche dei koan (il Mumonkan e la Raccolta della Roccia Blu) nelle quali il commento al Caso è di fatto un’estensione dello stesso; ne guadagna la profondità teoretica dell’opera, non sempre la sua immediata intellegibilità.

Il lavoro di Zendrini - discepolo del Maestro Engaku Taino, fondatore del Tempio Zenshinji di Scaramuccia - è l’ultimo nato di una serie ormai consistente di testi e commentari “usciti” o ispirati dal forno dello Zenshinji, per lo più dello stesso Taino.

Per chi non conosce il Sutra del Cuore e il commento di Hakuin, questo libro di Zendrini è una buona opportunità per iniziare a conoscere un testo fondamentale per lo sviluppo del pensiero umano."

Massimo Shidò Squilloni

AUTORI

Pietro Giorgio Chùsei Zendrini, Chusei è il nome da monaco ricevuto dal Maestro Engaku Taino, Scuola Lin-chi di Chan (Rinzai Zen), Bukkosan Zenshinji. Vive a Cevo in Valsaviore.

Architetto, ha frequentato fin da piccolo i cantieri edili, seguendo il padre emigrato in Svizzera, dal 1972 al 1974, ha lavorato come operaio edile.

Con pazienza, si rapporta con lo stato del necessario, e su questa via negli ultimi anni "scava..." su quella che fu la condizione dell'abitare nel luogo di appartenenza, proponendosi di ri-prendere da: non-identità rurale, un abitare non dualistico e un possibile ritorno al necessario essenziale, (natura-uomo, mezzo-finalità, soggetto-oggetto). Per LetteraVentidue, Siracusa, ha pubblicato: Pietro Giorgio Zendrini "Resistente/Widerstandfahig, Costruire senza il verbo avere" a cura di Paolo Mestriner, 2012; "Architracce. L'intuizione dello spazio nell'uomo di montagna", 2014; "Periplo. Circolo(i) nell'ordinaria natura delle cose", 2015.

Per Massetti Rodella Editori, Roccafranca (BS) "Uno Sciame dal Confino. Frammenti di medietà per architetti, designer e...", 2013. Con Liberodiscrivere, Genova, ha pubblicato, 'VERBIGERAZIONE, c'era un vecchio sul treno", 2016.

Massimo Shido Squilloni è un monaco zen, maestro di Dharma del monastero Scaramuccia Bukkosan Zenshinji. Dirige il centro zen Zenshinkai di Pisa.

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