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"L’insegnamento della “meditazione” è uno dei principali obiettivi di questo mio saggio proprio perché essa è, per il sottoscritto, il mezzo più idoneo per il risveglio della consapevolezza, il superamento dell’ignoranza dell’illusione (màyà), il ravvicinamento alla natura essenziale (il Sé).

Con l’aiuto della meditazione si impara a confidare anche in altre facoltà percettive, oltre a quelle dei cinque sensi, oltre che in poteri mentali diversi da quelli che fanno capo al raziocinio e alla condizionante e condizionata memoria.

Per questo mi sento di suggerire come via d’esperienza lo yoga il quale, attraverso la disciplina, accresce la capacità di concentrazione. Esso, diminuendo la nostra irrequietezza, consente di raggiungere un più elevato livello di coscienza mettendo il praticante in condizione di superare i limiti imposti dalla comune esperienza umana fatta di sopravvivenza e identificazione in beni materiali.

Nello yoga, oltre alla cura del corpo (àsana) ritenuto il tempio delle spirito, si dà grande importanza al controllo del respiro (prànàyàma) in quanto esso è la vita stessa: occuparsi della sua qualità significa prendersi cura della qualità della vita.

Per un proficuo cambiamento si tratta di uscire dal torpore dell’avidyà (ignoranza o non conoscenza) indotta dal sistema di questa povera civiltà contemporanea (intendo povera di spirito) più che mai identificata nella màyà (apparenza, illusione). Come Sahkara afferma, non possiamo giungere alla conoscenza della “realtà” fintanto che siamo immersi nell'avidyà.

Si può considerare l’avidyà come una forza negativa che ci impedisce un’esistenza divina, una deformazione mentale che divide il divino in infiniti diversi frammenti. Essa, confondendoci ci fa percepire il serpente al posto della corda. Quando invece evolviamo, riusciamo a capire che il serpente è invece solo una corda e l’apparenza del mondo svanisce. Se l’uomo fosse nella condizione di riconoscere una corda come una corda, sicuramente, non imboccherebbe la via del male, poiché sarebbe in grado di capire che tale via, in nessun caso, gli giova."

Amadio Bianchi (Svami Suryananda Sarasvati)

AUTORE

Amadio Bianchi (Svami Suryananda Sarasvati) è presidente del Movimento Mondiale per lo Yoga e l'Ayurveda, della European Yoga Federation, della Scuola Internazionale di Yoga e Ayurveda C.Y. Surya, vicepresidente dell'International Yog Confederation di New Delhi, coordinatore generale del Movimento Mondiale per l'Ayurveda e della Confederazione Ufficiale Italiana di Yoga, ambasciatore della The World Community of Indian Culture and Traditional Disciplines, membro fondatore della European Ayurveda Association. Vive e lavora a Milano ed è spesso unico conoscitore in Italia e in Europa dei metodi che pratica e insegna. Ha tenuto corsi in Italia, India, Grecia, Francia, Lettonia, Slovenia, Spagna, Svizzera, Croazia, Portogallo, Argentina, Romania, Polonia, Brasile, Bulgaria, Germania. E’ entrato in contatto con il pensiero orientale pubblicando due quaderni di filosofia che gli hanno permesso di scoprire la cultura indiana. Tiene corsi e conferenze un po' ovunque, dove presenta sistemi integrati, frutto della lunga esperienza maturata a stretto contatto con la realtà psicofisica indiana, con luminari della scienza medica ayurvedica e monaci orientali, ed è spesso presente nei maggiori congressi in qualità di relatore.

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