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Arte e Spiritualità

Parlare allo spirito e creare arte. un'antologia su percorsi di fede e creazione artistica

 

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  • Prezzo € 49,90
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  • Tipo: Libro
  • Pagine: 578
  • Formato: 14x21,5
  • Anno: 2004

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Annunciando una spiritualità, la Chiesa è stata ed è ispiratrice d’arte. Questa antologia documenta in modo impressionante come l’arte possa essere considerata «carne della spiritualità».

136 testi della teologia e della cultura cristiana documentano che un indice di temi spirituali può essere anche un itinerario artistico.

APPROFONDIMENTI

Estratto da "Parte Prima: Lo Spirito e la Bellezza"

La relazione tra santità e arte è un mondo tutto da indagare e scoprire, almeno nella nostra cultura occidentale (l’oriente cristiano ha elaborato i propri percorsi, in questo ambito, con maggiore «attenzione»): siamo solo all’inizio, potremmo dire.

Ma un primo sguardo sulla relazione che dà il titolo a questo volume (arte e spiritualità) obbliga a esaminare almeno quattro questioni di partenza:

1.    La riflessione dell’artista sul suo sentito «religioso» (che va dalle semplici corde della devozione, sino a quelle altissime dell’esperienza mistica), si incontra non raramente con la meditazione del santo, che ritrova nelle «forme dell’arte» l’analogia (imperfetta, ma seduttiva) dello Splendore della «forma di Dio».

2.    D’altronde, proprio in questo «ritrovamento» ha spazio anche il «timore vicendevole» dell’arte nei confronti della Chiesa e, viceversa, della santità nei confronti di una bellezza che, proprio per la sua seduttività (di ricchezza e di forma), mentre invita a guardare verso il cielo, trattiene lo sguardo alla terra. Da cui il dubbio che percorre l’intera storia del cristianesimo occidentale: l’arte somiglia «troppo» al serpente antico (che offre «gloria» mentre sottrae Dio)?

3.    La spiritualità cristiana, poi, può dimenticare il complesso rapporto tra la ricchezza (anche economica) della produzione artistica (che è, paradossalmente, «superflua») e il mondo dei poveri? Cristo non ha mai fatto o parlato di «opere delle mani dell’uomo»; ma ci ha comandato di «servire l’orfano e la vedova» e i «piccoli che credono in lui». Cosa significa per l’uomo spirituale questo silenzio? E cosa significa per l’artista?

4. D’altronde, lo scontro tra povertà (che non va considerata tout court, ma nella forma della povertà per il regno dei cieli) e bellezza non apre proprio nuovi scenari? E in che modo? In che modo parlare di una bellezza «secondo Cristo»?

In questa prima parte il lettore troverà raccolti testi che esprimono il percorso spirituale di uomini d’arte e la ricerca sul tema del bello di uomini di Chiesa.

Ciò che, forse, la «teoria» (dal romanticismo in qua) ha diviso, la «prassi» esistenziale (da un lato artistica, dall’altro credente) potrà riunirlo. O almeno offrire chance per il futuro di un dialogo nuovamente e non astrattamente proficuo.

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