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Il Concetto di Identificazione Proiettiva

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Il Concetto di Identificazione Proiettiva

La sua nascita e la sua evoluzione

Elizabeth Spillius, Edna O'Shaughnessy

Quando il termine 'identificazione proiettiva' fu introdotto nel linguaggio della psicoanalisi, già esisteva un materiale molto ricco, per quanto non sistematizzato, sul concetto di... continua

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Descrizione

Quando il termine 'identificazione proiettiva' fu introdotto nel linguaggio della psicoanalisi, già esisteva un materiale molto ricco, per quanto non sistematizzato, sul concetto di identificazione.

Per primo Freud, poi Abraham e Ferenczi, come pure Anna Freud, contribuirono a delineare la nozione di 'identificazione'. Fu però Melanie Klein a dare profondo spessore teorico al concetto, concependo l'identificazione come creatrice di un intero mondo interno sin dalle prime fasi dell'esistenza, attraverso i processi di introiezione e proiezione.

La Klein giunse nel 1946 alla definizione dell'identificazione proiettiva', un meccanismo di difesa utilizzato precocemente dall'Io in stati di ansia in cui, in una fantasia onnipotente, scinde e proietta parti di sé nell'oggetto.

Il presente volume risale alle origini del concetto esaminando i lavori pubblicati e non pubblicati presenti nell'Archivio Melanie Klein. Viene ricostruita la sua successiva evoluzione nell'opera dei kleiniani inglesi, nonché la storia di come esso sia stato accettato o rifiutato o trasformato da parte di analisti di diverse scuole psicoanalitiche in Inghilterra, Europa e America.

Si tratta di un concetto che ha sempre sollevato un particolare interesse tra gli psicoanalisti, sia per il suo ruolo nello sviluppo infantile, normale e anormale, sia per il potere illuminante che l'identificazione proiettiva può assumere rispetto al funzionamento della comunicazione tra paziente e analista, come della comunicazione umana in generale.

Autori

Elizabeth Spillius, membro del Mela­nie Klein Trust, esercita a Londra e par­tecipa attivamente all’organizzazione di­dattica della British Psychoanalytical So­ciety. Ha curato la pubblicazione dei due fondamentali volumi sul pensiero kleiniano e nel 2011 ha contribuito all’edizione del New Dic­tionary of Kleinian Thought. Tra le sue pubblicazioni in campo antropologico ricordiamo Family and Social Network.

Edna O’Shaughnessy, analista supervi­sore della British Psychoanalytical So­ciety, è giunta alla psicoanalisi dalla filo­sofia. Dal Sud Africa si è trasferita negli anni cinquanta a Londra, dove si è for­mata presso la Tavistock Clinic, supervisionata da Esther Bick, Betty Joseph e Hanna Segal, e presso la British Psy­choanalytical Society, sotto la supervi­sione di Roger Money-Kyrie. I suoi nu­merosi scritti sono incentrati in partico­lare su due aree di ricerca: le organizza­zioni difensive della personalità e il Su­per-io abnorme.


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