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Dal Dramma Musicale alla Literaturoper

 

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Il progetto di una narrazione storica concatenata e coerente, osserva Dahlhaus, risulterebbe illusorio e del tutto inadeguato all’oggetto, e lo strumento più adatto per accostarsi a questo periodo rimane l’indagine attraverso una serie di saggi centrati su aspetti speciali, di volta in volta diversi: il dramma musicale, certo, con tutti i suoi caratteri innovativi e spesso problematici per lo storico, ma anche l’incontro del teatro musicale novecentesco con la tragedia classica, o anche col dramma storico, oppure il rapporto tra ideologia politica e drammaturgia operistica, o i fili che ancora collegano opera tradizionale e opera novecentesca, o ancora il peso che assume una dimensione epica, anticlassica, nella drammaturgia musicale del secolo scorso. 

Dahlhaus teneva molto a questo tentativo di indagare l’opera tra il tardo Ottocento e il Novecento, un periodo che va dal dramma musicale wagneriano all’opera composta su un testo drammatico preesistente (la Literaturoper). Egli ne studia le multiformi manifestazioni sottoponendole a una lente di volta in volta diversa, scelta per la sua capacità di render visibili i fili segreti che si intrecciano sotto la superficie dei meri fatti, collegando eventi spesso lontani e apparentemente eterogenei: è la storiografia al suo massimo splendore.

L’impresa che si propone Dahlhaus è indagare un periodo della storia dell’opera in musica quanto mai vario e in qualche modo anarchico, ossia non riferibile a una forma che storicamente si presenti come egemonica: è il periodo racchiuso tra due estremi che sono, da un lato il dramma musicale wagneriano (dalla Tetralogia in poi), dall’altro quella che Dahlhaus chiama la Literaturoper, ossia “un’opera composta su un testo drammatico preesistente, ripreso alla lettera sebbene abbreviato”, forma che nel Novecento costituisce un tipo caratteristico di teatro musicale.

Il pensiero corre immediatamente ai prototipi come Pelléas et Mélisande o Salome, e a una quantità di opere venute dopo di esse, ma il periodo preso in esame da Dahlhaus comprende anche un gran numero di lavori concepiti in antitesi all’opera tradizionale, che vanno dalle operine di Stravinskij alla drammaturgia di Brecht-Weill, passando per Yoedipus Rex, fino al Rake’s Progress, opera solo apparentemente tradizionale.

AUTORE

Carl Dahlhaus (1928-1989) è considerato da molti il massimo musicologo della seconda metà del Novecento. Laureato in studi musicali nel 1952 presso le università di Gottingen e Freiburg, è stato fino alla sua scomparsa professore ordinario di Storia della musica alla Technische Universitàt di Berlino. Ha lasciato un’imponente produzione scritta (25 libri, più di 400 articoli e 150 scritti minori), ed è stato il curatore responsabile della Richard-Wagner-Gesamtau-sgabe. I suoi temi principali (ma non gli unici) sono la storia della musica del diciannovesimo e ventesimo secolo, l’estetica e la teoria musicale. Nessun musicologo ha avuto un influsso paragonabile al suo sullo sviluppo degli studi musicali moderni e in genere sulla letteratura dedicata alla musica. Le sue opere principali sono pubblicate in tutte le lingue.

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