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Educare o Punire

L'esperienza educativa nella difficile impresa di "liberare" e "contenere"

 

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Uno strumento nelle mani degli educatori che hanno il compito di educare e rieducare. La punizione gode di uno scarso credito pedagogico.

L’attenzione anche pubblica si alza ogni qual volta la cronaca segnala avvenimenti dove, in contesti educativi, si adoperano punizioni e azioni che abbiano un carattere repressivo.

Eppure la punizione è conseguenza di una trasgressione violata. Quindi, di fatto, ha una sua ragion d’essere.

È indubbio che nelle nostre pratiche educative private, così come nelle nostre pratiche pubbliche, si continui a ricorrere alla punizione (ai castighi, alle pene) ogni volta che gli ordini relazionali, sociali, normativi sono stati violati o anche soltanto messi a rischio. Così com’è altrettanto indubbio che i provvedimenti punitivi siano, pur sempre, accompagnati da sicuri auspici di ravvedimento, ovvero da determinate ambizioni educative. Ma allora: che ne è dello scarso credito? Allora, sono poi così sostenibili le tesi pedagogiche che escluderebbero il ricorso alle punizioni, quali soluzioni incapaci di promuovere, orientare il crescere del soggetto? Sono legittime le interpretazioni che scorgerebbero, nel e dietro il punire, le intenzioni di perpetrare un “abuso educativo”? Che ne è di quell’educazione, che pure attraverso il punire intendeva rieducare?

E in assenza di un conforto pedagogico, non c’è il rischio che, sotto il peso di un certo “scrupolo”, semplicemente si punisca meno (o affatto), andando verso soluzioni soltanto più sbiadite, meno afflittive, solo annunciate, minacciate ma, di fatto, anche poco credibili, perché imbarazzate e distratte? E non c’è il rischio che, infine, si punisca male, senza la necessaria attenzione, senza elaborazione, così un po’ automaticamente?

Questo libro attraversa il tabù del delicato rapporto tra punire ed educare con l’obiettivo di evitare che il non parlare del tema punizione possa far perdere alle pratiche educative il fine di responsabilizzare le persone rispetto alle conseguenze delle loro azioni.

AUTORE

Mario Schermi è formatore dell’Istituto Centrale di Formazione, Dipartimento della Giustizia Minorile, Ministero della Giustizia. È professore a contratto di Pedagogia generale e sociale presso l’Università di Messina, dove, dal 2005, ha altresì curato gli insegnamenti di Psicologia dell’educazione, Sociologia dell’educazione, Sociologia della devianza e del mutamento, Sociologia dei processi culturali e comunicativi. È responsabile della LUdE, Libera Università dell’Educa-re. Da vent’anni, in giro per l’Italia (e non solo) progetta, accompagna e realizza esperienze formative dedicate ai professionisti impegnati nelle aree del lavoro psico-socio-pedagogico.

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