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L'Educazione e il Male

Riflessioni per una teodicea pedagogica

 

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  • Prezzo € 16,50
    Articolo non soggetto a sconti per volontà dell'editore
  • Tipo: Libro
  • Pagine: 144
  • Anno: 2008

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Il libro si interroga sul male e sulla sua fenomenologia, per poi mettere in dubbio l’idea che il male sia qualcosa di “necessario”, soprattutto nelle pratiche educative, e proporre un’educazione che, al contrario, sia integralmente liberante.

Perché c'è il male al mondo piuttosto che il bene? La pedagogia del XXI secolo incontra ancora sulla sua strada la pietra dello scandalo che da sempre ha fatto inciampare teologie e sistemi di pensiero, ateismi e religioni, fedi e scetticismi: il soggetto malato, precario, mortale, ferito, leso. "Perché il male?" è la vera domanda ontologica, teologica ed esistenziale; meglio ancora: "Perché le vittime del male, dei mali"?

Non è possibile fare educazione senza provare a balbettare risposte a questa domanda, per quanto precarie possano essere. Solo una pedagogia che si limita ad educare all'esistente - a un esistente rispetto al quale accomodarsi, essere acquiescenti, in una parola essere schiavi - può pensare di costruire le proprie categorie a prescindere dall'urlo o dal gemito degli oppressi, come dalla silente sofferenza della creatura, della natura, del Cosmo. Non è possibile essere fedeli all'umano se non educando a resistere al male: e solo chiedere conto al mondo del male che alberga e all'uomo e alla donna del male che essi permettono, causano o cercano di evitare è una forma di pedagogia della resistenza.

Questo libro si interroga sul male e sulla sua fenomenologia: muove dal male fisico, radice di tutta la nostra concezione del male; attraversa poi quello esistenziale o male di vivere - il male giovanile che soprattutto oggi ci riguarda e ci turba -, il male operato dalla natura con le sue furie (riflesso comunque dell'incuria umana), la morte come limite ultimo del male, il male cosmico che chiamiamo entropia, il male morale, il male assoluto di Auschwitz: un itinerario volto a mettere in dubbio l'idea del "male necessario" - soprattutto nelle pratiche educative - e a proporre un'educazione che, al contrario, sia integralmente liberante. 

AUTORE

Raffaele Mantegazza insegna pedagogia interculturale presso la Facoltà di Scienze della Formazione della formazione dell'Univerità di Milano Bicocca. Cura da anni un progetto di ricerca denominato "pedagogia della resistenza".

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