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Genova Misteriosa

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Genova Misteriosa

Pierangelo Baratono

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Protagonista assoluta del romanzo è una Genova fin de siècle, notturna nonostante il sole, misteriosa e violenta nelle viscere dei vicoli, ipocrita dietro le facciate dei palazzi opulenti,... continua

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Numero verde   800 135 977

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Descrizione

Protagonista assoluta del romanzo è una Genova fin de siècle, notturna nonostante il sole, misteriosa e violenta nelle viscere dei vicoli, ipocrita dietro le facciate dei palazzi opulenti, viziosa, popolata di personaggi straordinari: il vecchio Storno, il cui lavoro consiste nel trasportare i giornali dalla stamperia alla stazione ma si dichiara giornalista; Pepita, il raccoglitore di cicche i cui occhi azzurri galleggiano in un viso sempre spalmato di sporco; la signorina Scarpette, un tempo acclamata sciantosa ma ormai ridotta in miseria; il Pinzi, un pazzo innocuo e generoso, illuso d'essere un grande giornalista, il cui mestiere consiste nel vagabondare di continuo, specialmente la notte, per Galleria Mazzini.

Con queste figure, delle quali il caso intreccia i destini, si apre la narrazione che riserverà al lettore continue sorprese e sempre nuovi personaggi le cui vite sono agitate da violente passioni, spesso così terribili da spingere a gesti estremi.

"La musa ispiratrice di Baratono si manifesta qui in pienezza: isterica, adolescente corrotta e mai cresciuta, dea capricciosa e volubile, maniacale, sensibile sì al fascino maledetto dei francesi prediletti, ma felice soltanto di cantare - di nascosto - con l'accento genovese" Armando Audoli

Dettagli Libro

Editore Internòs Edizioni
Anno Pubblicazione 2011
Formato Libro - Pagine: 272 - 12x17cm
EAN13 9788895952239
Lo trovi in: Racconti a sfondo esoterico

Autore

Pierangelo Baratono (1880-1927) nacque e Roma e morì a Trento, soggiornò per motivi di lavoro anche a Firenze, a Grosseto e a Padova, ma Genova fu la città della sua vita. Frustrato funzionario delle Poste per campare, fu poeta, narratore, giornalista e impenitente nottambulo per vocazione. Collaborò con il quotidiano genovese “Il Lavoro” e con “La gazzetta di Genova”, un periodico per il quale, nello stesso periodo, lavorava anche Camillo Sbarbaro: fra i due nacque un'amicizia destinata a durare.


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