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La Geografia del Tempo

Saggio di geografia culturale

 
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  • Tipo: Libro
  • Pagine: 312
  • Formato: 15x23
  • Anno: 2006

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Un'esplorazione dei segni del tempo nei luoghi e negli spazi con l'intento di cogliere le narrazioni e i valori cui conducono: dal tempo circolare immaginato nella civiltà classica fino al tempo lineare immaginato nella civiltà cristiana e a quello associato all'idea di progresso nella modernità. L'esplorazione è compiuta in tre tappe.

Nella prima tappa viene discusso il senso del tempo insito nella nostra esistenza quotidiana come la configurazione del calendario, il ritmo delle settimane e dei mesi; retaggi della civiltà classica, della civiltà cristiana e della modernità che si trovano ancora impressi nei luoghi e talora profondamente intrecciati tra loro.

Nella seconda tappa viene esaminata la modernità che ha fatto del tempo il fulcro della rappresentazione razionalista del mondo. Le teorie del tempo, che mostrano come spazio e tempo siano intimamente associati, sono esposte scandagliandone i modi con cui ci inducono a rappresentare i luoghi e ad attribuire loro significati.

La terza tappa esplora il tempo narrato dalle religioni monoteiste e mette in relazione il tempo del mondo con la dimensione senza tempo dell'al di là. L'impostazione di questo studio si poggia su un vasto campo di argomenti trattati sistematicamente come, ad esempio, la rappresentazione degli stili architettonici in relazione ai ritmi musicali.

Immanuel Kant ha dimostrato che la nostra conoscenza si regge su due idee, quella di tempo e quella di spazio, e ha sostenuto che queste due idee sono innate nella nostra mente. Sono "forme a priori" della nostra conoscenza sperimentale, le impalcature che reggono ogni nostra rappresentazione della realtà, ogni spiegazione e interpretazione. Se queste due idee non fossero innate, non potremmo costituire conoscenza empirica, cioè non potremmo costruire spiegazioni della realtà, dai fenomeni fisici alle costruzioni umane che caratterizzano la superficie terrestre. Non potremmo, però, neppure costruire immaginazioni del mondo, del nostro essere del mondo, del senso che i luoghi hanno per la nostra esistenza, del nostro essere "qui e ora".

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