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Ho Perso i Chiodi

Parole pregate

 

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“Mi vergogno per quello che ho scritto, eppure quello che ho scritto è vero, è mio. Ho fatto tanto per tornare a scrivere cose profonde, positive, serene, entusiaste. Invece, sono ancora un vecchio Zaccheo, un pubblicano seduto sui banchi invece che accucciato dietro la colonna del tempio; un Giuda che tradisce quel tanto che basta per baciare senza impiccarsi; un pastore che ha attraversato il mondo in mezzo alle sue pecore.”

“Io non so ancora come sono fatto oppure se sono fatto così male da credere angelico, rustico, paradisiaco, quello che gli altri credono a fatica cristiano o forse addirittura peccaminoso. Per me Dio è fame, è corpo, arriva prima della Parola. Giovanni, nel suo cantico iniziale, dice: ‘In principio era il Verbo’ e non intendeva la parola ma la PERSONA, il CRISTO. Eppure dopo secoli, per noi il Verbo è parole, cerimonie, liturgie! Siamo fermi ai principi, ai precetti! Noi dovremmo essere quello che mangiamo, non quello che diciamo! Dio lo mangiamo! Il fratello se lo amiamo, lo mangiamo.

Non voglio più essere predicatore, catechista, insegnante, prete. Cerco di essere un poeta. Le mie poesie non sono rivolte alla mente, sono rivolte al corpo. Parole da mangiare: “Prendete, mangiate". Stavolta cambio registro. Sono da tempo, vergognosamente pessimista. E non so neanche perché. Tu me lo fai capire in tutti i modi, provo, tento, ma dopo rantolo. Beh! Stavolta ti prego.”

AUTORE

Don Antonio Mazzi (Verona 1929) viene ordinato a Ferrara sacerdote nella Congregazione dei Poveri Servi della Divina Provvidenza. Già da subito approfondisce gli studi di pedagogia e psicologia dell’età evolutiva e della disabilità frequentando corsi di specializzazione in Italia e all’estero. Negli anni ha ricevuto quattro lauree ad honorem in pedagogia. Dal 1955 al 1984 è stato responsabile di diverse iniziative di assistenza e formazione per giovani con problemi, in collaborazione con istituzioni pubbliche e università. Nel 1989 gli viene assegnata la Cascina Molino Torrette all’interno del Parco Lambro di Milano, che diventa la sede del Progetto Exodus e dove tuttora abita, partecipando così in modo diretto all’attività della Fondazione. È giornalista professionista e autore di numerosi libri, tra cui: Le beatitudini del marciapiede (Monti, 2011), Il mondo e l’infradito, Come aiutare un figlio dopo averlo rovinato (entrambi Edizioni San Paolo, 2011), Dio, mio amante (Cittadella Editrice, 2010), Educatori senza frontiere, diari di esperienze erranti (Centro Studi Erickson, 2013), Non mollare. Consigli per affrontare la vita (Mondadori, 2014). Con Cairo ha pubblicato È severamente proibito fare figli e Lettere a Cristo Bambino (2014).

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