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Il Futuro Non si Prevede, lo si Inventa

 

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AMORE:

Il mio libro Stai come vuoi - Manuale di equilibrio emotivo si concludeva con un capitolo dedicato all’Amore, e da qui riprendo il filo del discorso, pensando al futuro. Voglio ripartire da quell’«amor che move il sole e l’altre stelle», quel sentimento che dà forma all’ultimo verso della Divina Commedia.

E dall’amore è ripartita una impressionante opera di ricostruzione, proiettata al domani, con l’intento di cambiare radicalmente il modo di porsi di fronte ai grandi accadimenti di questo periodo. Parlo soprattutto di quella straordinaria occasione che la Chiesa cattolica, abituata a fare progetti a lungo termine, non si è lasciata certo sfuggire: la salita al soglio pontificio di un papa come Francesco, che riporta ai valori fondamentali di sobrietà, solidarietà e passione nel fare le cose, anche le più umili. La più alta carica in Vaticano non disdegna di chiamare al telefono una persona comune, anzi sembra compiacersene, così come abitualmente si porta la valigetta in mano, senza ricorrere ad aiuti subalterni e se ne va in giro insieme con gli altri cardinali, rinunciando volutamente agli orpelli inutili.

In una recente intervista, Igor Sibaldi, scrittore e studioso delle religioni, una delle persone più colte che io abbia mai conosciuto, sosteneva che amore «è una della tante parole incerte della lingua italiana». A suo giudizio, ciò è dovuto al fatto che deriva dal latino amor, che, a sua volta, significa «desiderio appassionato ed esclusivo», qualcosa che implica l’attaccamento e forse anche la gelosia. Non dobbiamo poi dimenticare come questa parola sia quasi sempre abbinata, istintivamente, a un sentimento, o meglio, a una pulsione emotiva, che comprende in sé il desiderio e l’attrazione sessuale, il che porta inevitabilmente a generare non poche ambiguità.

Meno ambiguo è il termine inglese love, o il tedesco liebe, che hanno la stessa etimologia del latino liber, parola che presuppone lasciare l’altro così come è, perché è così che ci piace. L’amore, espresso nella lingua inglese e tedesca, è visto principalmente come accoglienza, che non include necessariamente l’attaccamento, men che meno la gelosia, o il desiderio sessuale. Ecco perché devo specificare bene, a questo punto, a che cosa esattamente io voglia riferirmi. Quando parlo di amore, intendo soprattutto accoglienza e accettazione. Perciò, in una relazione, di qualsivoglia natura essa sia, se l’altro ti chiede un po’ di attenzione, tu concedigli anche solo cinque minuti della tua vita, ma fallo sempre con amore. Mi piace pensare che ogni persona abbia una specie di cartello appeso al collo, con sopra scritto «fammi sentire importante».

Se sei un negoziante e, quando senti il campanello della porta suonare, non pensi subito «ti amo», vuol dire che hai sbagliato lavoro.

Sostengo da sempre che occorre mettere amore nel lavoro che facciamo. In futuro non avremo un solo lavoro per tutta la vita, avremo l’opportunità di esplorare nuove vie, di sperimentare, di cambiare attività più volte nel corso dell’esistenza. Per questa ragione, diventerà sempre più importante fare ciò che amiamo. E sarà sempre più importante, se siamo genitori, ricordare le parole del poeta Kalil Gibran:

I vostri figli non sono figli vostri.

Sono i figli e le figlie della brama che la Vita ha di se stessa.

Essi vengono attraverso voi ma non da voi, e sebbene siano con voi non vi appartengono.

Potete donare loro il vostro amore ma non i vostri pensieri, perché hanno pensieri loro propri.

Potete dare rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime, giacché le loro anime albergano nella casa di domani.

che voi non potete visitare neppure in sogno,

Potete tentare d’esser come loro, ma non di renderli,

come voi siete, giacché la vita non indietreggia né s’attarda sul passato.

Voi siete gli archi dai quali i vostri figli, viventi frecce, sono scoccati innanzi.

L’Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell’infinito e vi tende con la sua potenza affinché le sue frecce possano andare veloci e lontano.

Sia gioioso il vostro flettervi nella mano dell’Arciere, poiché se ama il dardo sfrecciante, così ama l’arco che saldo rimane.

So che queste parole potranno sembrare scomode a chi è titolare di un’impresa familiare e desidera che i propri figli continuino la tradizione. Ho visto però la malinconia nello sguardo di chi ha dovuto rinunciare ai propri sogni per assecondare il desiderio dei genitori. Amare i nostri figli significa lasciarli liberi. Possiamo forse sperare che continuino ciò che abbiamo iniziato ma, se la loro strada li porta altrove, dovremo lasciarli andare. L’amore inteso come accettazione dell’altro non ha posto per l’autocompiacimento, per l’attaccamento, per il desiderio di possesso o di controllo. È amore e basta: un ponte generoso verso il futuro che noi non siamo in grado, come dice il poeta, di visitare, nemmeno in sogno. In tempi assai più recenti, l’indimenticabile Giorgio Gaber scriveva: «Non insegnate ai bambini la vostra morale... Non insegnate ai bambini, ma coltivate voi stessi il cuore e la mente, stategli sempre vicini, date fiducia all’amore: il resto è niente».

AUTORE

Claudio Mallei, formatore, consulente, scrittore; dialoga quotidianamente con aziende ed enti pubblici per migliorare la loro competitività sul mercato e rendere più piacevole il clima interno.

Le sue aree di competenza sono la comunicazione, la formazione, la motivazione, lo sviluppo delle risorse umane e i nuovi trend.

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