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Il Giornale dei Misteri n. 530 - Marzo - Aprile 2017

Dal 1971 la prima rivista di parapsicologia, scienza e natura, simbolismo, esoterismo, ufologia, cultura insolita e attualità

 

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In questo numero:

“… Mi chiamo Giovanni, ho 47 anni e sono infermiere. Ho lavorato in alcuni ospedali romani ed ora lavoro in provincia. Ho sempre visto nella mia professione qualcosa di più che un mestiere, un modo per aiutare gli altri e un coronamento delle mie esperienze giovanili svolte nel volontariato. (...) Alcuni anni fa (circa una decina) lavoravo in un reparto diviso in due piani. Il piano superiore, nonostante avesse regolarmente posti letto ed attrezzature per il ricovero, era stato adibito a ripostiglio ed a magazzino e non veniva frequentato tranne che dal personale ausiliario. Tutti però avvertivano una strana sensazione e non ci andavano volentieri, né mai da soli. Quella volta eravamo arrivati a fine turno (notte) e la stanchezza si faceva sentire ma, confortati dall’arrivo del cambio effettuavamo le ultime operazioni velocemente e ci scambiavamo informazioni sui pazienti. Mara (nome di fantasia) era più stanca del solito e non se la sentiva di affrontare la strada del ritorno guidando, così decise che prima di mettersi al volante si sarebbe concessa un po’ di riposo. Mentre noi compivamo lo scambio delle consegne, vediamo scendere trafelata e pallida la collega, e alle domande su cosa fosse accaduto, ella rispondeva in modo evasivo e frammentario…”.

Da: “Di notte in corsia...” di Giovanni C., a pagina 9

“… In questa casa di assicelle di legno viveva un bambino di nome Eugene Robert, al quale un giorno uno dei servitori di colore donò un bambolotto alto quanto lui. Un amichetto artificiale di quasi un metro di altezza con un vestito da marinaretto: un dono perfetto per il piccolo Eugene che decise di dargli il suo stesso nome: Robert. Regalo inaspettato ma gradito perché da quel giorno, proprio come in una favola, il piccolo Eugene Robert e il suo alter ego di stoffa divennero compagni di giochi inseparabili e proprio come un affiatato fratellino, il bambolotto divenne il responsabile di soprammobili caduti per terra, tende aperte nel cuore della notte, strani rumori sibilanti quando i grandi dormivano. Secondo Eugene, era Robert a fare quelle marachelle, Robert che si spostava da solo per casa, che rideva affacciato alla finestra, che parlava con lui di notte, che si divertiva, a volte, persino a terrorizzarlo…”.

Da: “Robert, la bambola 'viva'" di Massimo Valentini, a pagina 22

“… Anno 2016, mese di novembre, presso l’Università di Otago, che si trova in Nuova Zelanda, l’isola dell’oceano Pacifico, un pool di studiosi ha sottoposto ad un test 658 (il 659° si è rifiutato di partecipare, avendo qualcosa di meglio da fare con la 660a studentessa!) studenti universitari ai quali è stato chiesto di tenere un diario giornaliero delle attività svolte e dello stato d’animo conseguente, per 13 giorni. Che ti scoprono questi scienziati? Che i ragazzi provavano maggiore entusiasmo ed erano più positivi del solito nei giorni in cui si erano dedicati ad attività creative! Del tipo suonare strumenti musicali, dipingere e disegnare ecc. Insomma i soldi non farebbero la felicità, mentre trastullarsi con passatempi divertenti, sì che la farebbero. Dopo una scoperta del genere, quelle che faceva Nicola Tesla diventano futili sbirciatine tra i balocchi, da “fancazzista”. A parte gli scherzi, noi italiani non ci saremmo mai arrivati a capire che il cosiddetto “ozio creativo” fa molto bene al buon umore, se non ce lo segnalavano i soloni non solo oltreoceano, ma proprio nel mezzo dell’oceano. Ebbene, questo è un paradigmatico esempio di come qualcosa di ovvio, quando viene messo sotto la lente degli investigatori con tanto di camice bianco e di cartellino con la qualifica attaccato sul taschino, diventa persino una… scoperta scientifica…”.

Da: “Scoperto il segreto della felicità” di Massimo Corbucci, a pagina 34

“… Nel 1998 ero stato il primo italiano a raggiungere sulle Ande del Perù Centrale lo straordinario Altopiano di Marcahuasi, meraviglioso affresco roccioso amerindio, i cui misteri preistorici furono in seguito da me descritti nel saggio L’impero Amazzonico (Mir, Firenze 2002). Le enormi strutture a forma umana e di animali, abbozzate sulle rocce dell’altipiano da un’antichissima civiltà sconosciuta, mi avevano enormemente impressionato. Avendo scattato diverse fotografie di queste strutture “organiche”, così chiamate dal primo scopritore dell’altipiano, il dottor Daniel Ruzo, nel 1952, cercavo delle conferme geologiche sulla plausibilità che gli esecutori di questi notevoli “affreschi” megalitici potessero appartenere, a quanto si diceva in Perù, a un’epoca antidiluviana. (...) L’ingegner Porro aveva realizzato uno strano apparecchio, una specie di Georadar “ante litteram”, che rivelava cosa si poteva trovare nel nostro sottosuolo, anche in profondità, e lo aveva chiamato “Rabdomante Elettronico” (...) Nel corso di successive ricerche in Val Padana, in Centro Italia e in Svizzera, il suo apparecchio aveva rivelato l’esistenza di un’Italia perduta, nascosta, antidiluviana, che aveva sviluppato una antica civiltà ancor prima della fine dell’ultima Era Glaciale, chiamata Tirrenide…”.

Da: “I primi successi del 'rabdonante elettronico'"” di Marco Zagni, a pagina 48

“… Durante la missione congiunta Soyuz-Apollo nel 1975 gli astronauti avevano improvvisi e fastidiosi di-sturbi agli occhi (simili ad accecanti flash) dovuti all’eccesso di radiazioni, a tal proposito si sarebbero dovuti effettuare sei lanci per esperimenti biologici: i primi due con piante e organismi unicellulari; altri due con scimmie ritenute particolarmente adatte, e gli ultimi due con roditori. I primi due esperimenti (Bios 1 e 2) furono insoddisfacenti dal punto di vista tecnico. Il terzo, nel 1969, con la scimmia Bonny, fu un disastro e provocò la sospensione del programma. La povera bestia fu monitorata con 24 sensori innestati nel corpo, 10 nel cervello, 2 negli occhi e gli altri nei vari organi. Era stata condizionata a “guadagnarsi” (secondo l’espressione di un testo specializzato) il cibo e l’acqua due volte al giorno tramite la manovra di pulsanti che comandavano esperimenti per quindici minuti alla volta, ma “rifiutò di lavorare” (sempre dallo stesso testo) e fu fatta rientrare dopo nove dei trenta giorni programmati, mandando in fumo 96 milioni di dollari dell’epoca. La sua morte, sopraggiunta poco dopo il rientro, provocò un’ondata di protesta da parte degli animalisti e l’intero programma fu (solo ufficialmente?) soppresso. Ma ovviamente gli esperimenti continuarono altrove, con l’acquisto di spazi a pagamento sui satelliti di altri paesi, specialmente i Bion russi e la serie continuò per diversi anni. Sui Bion si provò di tutto, dall’accoppiamento in orbita di vari mammiferi (sempre fallito) al monitoraggio di scimmie costrette a sopportare un numero sempre più alto di sensori impiantati nei vari organi…”.

Da: “Il vincolo planetario” di Marco La Rosa e Giorgio Pattera, a pagina 26

“… Chi non ricorda Erich von Daniken, il controverso autore del libro Chariots of the Gods che, nel 1968, colpì indelebilmente l’immaginario di tutti coloro che credevano nella possibilità che l’evoluzione dell’uomo sia stata anticamente influenzata da visitatori provenienti dallo spazio? Nonostante i suoi lavori – e quelli di molti altri autori, compreso il nostro Peter Kolosimo – siano stati sempre marchiati con l’epiteto di “pseudoscienza”, non si può negare che ancora oggi, così come un tempo, continuino a riscuotere un notevole successo di lettori. L’autore è recentemente apparso in occasione di un evento promosso in suo onore a Londra, l’“Erich von Daniken Legacy Night”, proprio in ricordo del cinquantesimo anniversario del suo fortunato libro. Durante l’evento lo scrittore ha intrattenuto il pubblico per circa due ore, riaffermando la sua convinzione che siamo in parte formati da DNA alieno ma, soprattutto, sorprendendo gli intervenuti con una ben precisa “rivelazione” secondo la quale gli alieni si manifesteranno nuovamente tra venti anni. Si ripeterà la storia così come descritta nei suoi libri? Von Daniken non è certo il primo ad esprimere “profezie” in tal senso, ma al di là di ogni interpretazione su tali rivelazioni, rimane sempre il dubbio che qualcosa, un tempo, realmente sia accaduto…” (Roberto La Paglia).

Da: “UFOnews” a cura di Autori Vari, a pagina 59

Le vostre recensioni

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Scritto da: - 12 marzo 2017 Acquistato sul Giardino dei Libri

Bellissimo numero non si smentisce mai...questo giornale vanta alcune delle firme più meritevoli del panorama esoterico, qui finisce purtroppo una rubrica durata moltissimo sul cerchio di firenze, ma arrivano nuove serie di articoli a puntate che non mancheranno di appassionarvi In particolare ho apprezzato l'articolo sulla bambola...agghiacciante! degno del migliore film horror...e poi l'inviato speciale sulla reincarnazione, non manca mai di stupirmi e interessarmi...ne abbiamo per tutti i gusti! lettura piacevolissima, da finire in una notte -

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Scritto da: - 20 novembre 2013 Acquistato sul Giardino dei Libri

particolare senza dubbio.personalmente mi aspettavo qualcosa di più ma senza togliere che tratta argomenti interessanti. se siete appassionati di argomenti stravaganti può essere una scelta considerabile.

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