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Il Guerriero nell'India Arcaica

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Il Guerriero nell'India Arcaica

Ovvero l'esistenza individuale come campo di battaglia

Filippo Cavallari

Il termine "guerriero" ha assunto nei tempi attuali una connotazione e valenza che nulla hanno a che vedere con l'autentica figura guerriera delle società arcaiche. In epoche precedenti l'attuale... continua

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Descrizione

Il termine "guerriero" ha assunto nei tempi attuali una connotazione e valenza che nulla hanno a che vedere con l'autentica figura guerriera delle società arcaiche.

In epoche precedenti l'attuale Era cosmica, descritta nella tradizione hindū come Kali-yuga, ovvero Età perdente, oscura e caotica, forse combattere implicava, prima di tutto, una feroce battaglia contro miserie, brutture, piccolezze, banalità e volgarità, da equiparare a polvere se confrontate alla dimensione di Armonia trascendente e luminosa.

L'obiettivo esistenziale del guerriero consisteva dunque nel sacrificio dell'io, ovvero del principio egoico, al Sé, eco del divino e in sintonia con la Realtà autentica.
 
Tale anagogica condotta è chiaramente rintracciabile nel Mahābhārata, il più importante, antico ed esteso poema epico hindū. In esso Arjuna, figlio del Re degli Dei Indra, vive esperienze non comuni, incontrando energie divine e affrontando potenze infere ed oscure. L'eroe compie un percorso iniziatico verso la Luce, riuscendo a superare momenti di dubbio e sconforto grazie, soprattutto, alla sapiente guida dell'auriga divino Krsna. Questi condurrà lo ksatriya, ovvero il guerriero, alla conoscenza dell'azione yogica pura, guidata dall'alto e orientata verso l'alto.

Forse per la maggioranza degli uomini di oggi, costantemente in balìa di stati d'animo altalenanti e mutevoli, ingabbiati in sterminate concatenazioni di pensieri, le azioni di Arjuna, la sua tenacia nel perseguire l'energia trascendente, ma anche i dubbi e le incertezze che lo caratterizzano, potrebbero apparire futili e sterili comportamenti.

Tuttavia, pochi altri potrebbero forse considerare le gesta di Arjuna, al di là del velo allegorico e simbolico che le avvolge, come azioni in grado di nobilitare un'esistenza, rendendola degna di essere vissuta, poiché orientata verso uno scopo preciso, sovraindividuale e trascendente, estraneo a banalità e meschinità oggi tanto in voga.

Autore

Filippo Cavallari, nato a Roma nel 1986, dopo aver studiato Lettere e Filosofia presso l’Università “La Sapienza”, avvertendo una naturale inclinazione rivolta all’antica letteratura sanscrita, si reca in India. Durante tale soggiorno, approfondisce e coltiva il suo interesse negli ambienti tradizionali hindū, scoprendo un possibile modo di vivere estremamente distante da quello praticato oggi in Occidente. Attualmente vive e lavora a Milano, continuando a dedicarsi a tali studi.

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Gianni 7 dicembre 2014

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Voto:

In questa epoca in cui i punti di riferimento sono pressochè inesistenti, sopratutto per gli uomini, può essere d'aiuto fare riferimento ad antiche conoscenze. Questo libro é in grado di fornirle. Il testo é adatto a chi é alla ricerca di risposte sulla natura dell'archetipo del guerriero. Archetipo che, detto tra noi, è la causa di impulsi non meglio identificati all'interno di sé..


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