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Il Libro Nero dell'Agricoltura

Come si produce, coltiva e alleva quello che mangiamo. L'impatto ambientale dell'agricoltura moderna. Gli eccessi produttivi e gli sprechi. Il lavoro nero

 
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  • Tipo: Libro
  • Pagine: 204
  • Formato: 13,5x20,5
  • Anno: 2012

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Oggi l’agricoltura si è trasformata in un processo produttivo senza precedenti, una catena di montaggio slegata dall’ambiente che la circonda. Ortaggi fuori stagione percorrono migliaia di chilometri prima di arrivare sulle nostre tavole, sementi ibride e OGM si diffondono a danno delle varietà locali, i terreni sono esausti e le falde acquifere sono sempre più contaminate da concimi chimici e pesticidi, veleni che finiscono nei nostri piatti. Anche gli allevamenti si sono trasformati in fabbriche, in cui gli animali vivono ammassati.

Il sogno di sconfiggere la fame nel mondo grazie all’agricoltura intensiva si è infranto contro la diffusione di malattie come il morbo della mucca pazza o l’influenza aviaria ed eventi come la progressiva scomparsa delle api rischiano di avere effetti catastrofici sull’equilibrio del pianeta.

La minaccia è globale: l’agricoltura deve essere ripensata per soddisfare i bisogni di una popolazione mondiale in costante crescita e diventare allo stesso tempo uno strumento di riscatto sociale ed economico, nel rispetto dell’ambiente. Ci sarà bisogno di nuove parole dal sapore antico: prossimità, stagionalità, sovranità e sicurezza alimentari. Ma, soprattutto, l’uomo dovrà imparare a comportarsi da ospite e custode del pianeta.

"L’agricoltura rappresenta un patrimonio, la fonte della vita e del cibo. Ma negli ultimi decenni l’uomo ha cambiato le regole del gioco. Oggi l’allevamento viene condotto senza un legame con la terra e con l’ambiente circostante, in enormi capannoni di cemento che sembrano grandi fabbriche, quasi del tutto isolati. Il mangime percorre migliaia di chilometri, mentre gli animali vivono e crescono fermi sul posto, senza muoversi. Gli ortaggi e la frutta, coltivati in ambienti dove tutte le variabil ambientali sono sotto controllo, non hanno più bisogno di seguire le stagioni. Sono bellissimi da vedere ma hanno perso il sapore, la sostanza e spesso anche il valore nutritivo. Le regole del mercato impongono superfici di coltivazione sempre maggiori, mentre il numero delle aziende diminuisce. Gli agricoltori che non ce la fanno sono costretti a lasciare il frutto del loro lavoro a marcire sui campi perché spesso i costi di un anno di produzione non vengono coperti dai ricavi della vendita dei prodotti."

AUTORE

Davide Ciccarese, laureato in Agraria, ha svolto parte dei suoi studi universitari in Francia presso l’Istituto nazionale di ricerche agricole (INRA) specializzandosi sui temi dell’agricoltura periurbana. Si occupa della realizzazione di fattorie didattiche, orti urbani e sviluppo delle aziende agricole. Collabora con Il Fatto Quotidiano e, dal 2008, al progetto Cuccagna per i temi relativi ad ambiente e alimentazione. Ha realizzato workshop su orticoltura e piante spontane. È Presidente dell’associazione Nostrale, progetto nato per promuovere il consumo consapevole e la realizzazione di progetti di sviluppo agricolo sostenibile, e membro del coordinamento del Forum Agricoltura Sociale Lombardia.

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