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Il Mio Principe Azzurro

Romanzo

 

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Una ragazza adolescente parla con un uomo misterioso. Lui la spinge a raccontare e lei, innamorata, gli dice tutto. Gli rivela segreti inconfessati, una storia familiare sconvolgente.

Il mio principe azzurro affronta un tema – la violenza sui minori – vissuto ancora oggi come uno scandaloso tabù, e quindi non del tutto svelato.

Questo romanzo vuole essere lo specchio di una società arida e superficiale, in cui famiglia e scuola riescono soltanto a essere lo sfondo dell’assassinio di un’anima.

Un ambiente fatto di sottocultura televisiva e nevrosi da potere o da guadagno facile, che cerca costantemente di soffocare il vero “senso della vita”.

La vicenda di Imma – ispirata a una storia vera – è la rivendicazione di uno spazio non violabile d’innocenza e purezza interiori.

«Si sta bene quando passa una tempesta. Quando fai qualcosa di forte e sopravvivi, poi diventi più forte. Questo c’entrava qualcosa con il Senso della Vita, ma non riuscivo a capire cosa». 

Nelle coincidenze è così, lo ci ho pensato un po’ diverse volte e credo sia per questo motivo: perché in certi momenti, quando il cuore è più intenso, quando la forza è più intensa, qualunque forza sia, in quei momenti il senso della vita si fa vedere nelle cose. Ti parla attraverso le cose.

INDICE

Prefazione alla seconda edizione

  • Capitolo primo - Il senso della vita
  • Capitolo secondo - Le praterie
  • Capitolo terzo - I regali
  • Capitolo quarto - I talenti
  • Capitolo quinto - Il mio principe azzurro

APPROFONDIMENTI

Prefazione alla seconda edizione

"Questo romanzo, apparso per la prima volta quattordici anni fa, ha preso forma innanzitutto da un profondo senso di amicizia, tuttora intatto, verso l'altro autore, Paolo Bianchi. Avviene ogni tanto (chi non lo sa?) che nel conversare, nel contemporaneo pensare di due persone, si evolvano all'improvviso energie speciali. Fu quello il caso. Avevamo discusso a lungo dell'utilità di scrivere un libro inconsueto, che dapprima doveva essere uno studio sociologico sulla terza generazione di industriali italiani. Poi d'un tratto arrivò nei nostri discorsi questa immaginaria ragazzina, e cominciammo a parlare di lei, in un seguito di «e se...» «e se...» «e se...»

La stesura del romanzo cominciò anch'essa all'improvviso e fu sorprendentemente rapida: due settimane soltanto. Talmente rapida e anche irrefrenabile, che io, scrivendo, e pur avendo in mente la maggior parte della struttura della trama, mi meravigliavo spesso di atti, ragionamenti e sentimenti di Imma, come se invece di scriverne ne stessi ascoltando la narrazione. In due settimane il romanzo arrivò fino alla penultima pagina, e lì si fermò: ci vollero tre mesi per capire il finale - forse, rifletto ora, perché né a me né al Bianchi piaceva l'idea di separarci da quel qualcosa che ci raccontava.

Quando poi fu terminato, lo proponemmo al mio editor di allora. Mi spiegò che non potevo, dopo aver pubblicato il primo volume della mia traduzione della Genesi e mentre stavo ultimando la traduzione e il commento del Vangelo di Giovanni, non potevo, disse, pretendere di uscire con un romanzo che una buona percentuale di lettori avrebbero considerato immorale.

«Non capirebbero» disse.

«Perché immorale?» domandai.

«Oh, msomma» rispose.

Tuttora userei altri aggettivi ed epiteti, per Imma: disperata, tenace, viva, continuamente assassinata, e soprattutto (a questo tengo molto, e anche il Bianchi, a quanto ne so, ci tiene) esemplare. Personalmente, mi sono riconosciuto in lei; e vi ho riconosciuto la maggior parte delle persone sensibili che ho incontrato e che incontro.

Abbiamo il suo stesso dolore, chi per un abuso chi per un altro; e la stessa purezza, in qualche parte dell'animo e della mente. «Immorale» mi sembra davvero troppo labile, per qualificare un simile contenuto che noi due autori eravamo meravigliati di aver colto, tanto semplicemente (eccettuato il finale): come obbedendo a una dettatura. Ritrovo quella meraviglia nello sguardo di Paolo, quando ci capita di riparlarne. Come l'esatto contrario di un delitto, compiuto insieme, perché voleva accadere."

Igor Sibaldi

"Un libro come questo, penso ancora oggi, non sarei mai riuscito a scriverlo da solo. Troppo duro, feroce, anche insopportabile.

Bisognava dividersi il carico, e così è stato. Volevamo, Igor e io, raccontare una storia che fosse possibile, che potesse essere accaduta davvero. A me, in alcuni punti e durante la prima stesura, pareva che sfiorassimo l'inverosimiglianza. Che ci spingessimo troppo oltre. Eppure, basta pensare a recenti episodi di cronaca in Italia, con la conseguente girandola di inchieste giornalistiche, per rendersi conto che non avevamo inventato niente. O meglio, nel senso etimologico del verbo "inventare", cioè imbattersi in qualcosa, avevamo in effetti trovato qualcosa che già esisteva, e potremmo avere addirittura, col senno di poi, peccato per difetto.

La storia di Imma, raccontata attraverso i suoi occhi, spaventò quasi tutti gli editori, già allora alquanto pavidi, per quanto così spesso spudorati e cinici sotto altre forme, a loro più comode.

Non credo sia obbligatorio, in un romanzo, mostrarsi attuali. Anzi, fattualità è spesso nemica dell'universalità. Si rischia di ammuffire subito.

Ovviamente, non credo sia il caso di questo libro. E sono proprio contento che a distanza di tanti anni venga ripubblicato. Vuol dire che un senso ce l'ha.

Dopo l'uscita, nel 2001, e dopo un anno intenso di incontri e presentazioni in ogni parte d'Italia, un anno bellissimo, Igor e io non ci siamo più parlati per dieci anni. Non che avessimo litigato, eravamo solo sfiniti, come prosciugati. Oggi ci frequentiamo di nuovo. Di Imma non parliamo più, ma sono certo che rimarrà sempre con noi e, mi auguro, con chi ci ha letto e ci leggerà."

Paolo Bianchi

AUTORI

Igor Sibaldi è uno scrittore, studioso di teologia e storia delle religioni. Tiene regolarmente conferenze e seminari in tutta Italia di mitologia, exegis e psicologia del profondo. E' Autore di numerosi libri.

Paolo Bianchi è nato a Biella nel 1964. Fa il giornalista letterario a Milano. Ha scritto Avere trent’anni e vivere con la mamma (Bietti 1997) e Uomini adesso (ES 1999).

Le vostre recensioni

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Scritto da: - 19 settembre 2017 Acquistato sul Giardino dei Libri

intrigante e profondo, un libro che tocca il cuore e l'anima .molto commovente ho dovuto leggerlo a più riprese per poter rifletter sul tema trattato se pur in forma romanzesca

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Scritto da: - 26 febbraio 2015 Acquistato sul Giardino dei Libri

Letto tutto d'un fiato, una prosa delicata e intrigante, una storia purtroppo tristemente attuale eppure narrata da un punto di vista insolito e fresco, toccando temi di crescita interiore e di spiritualità senza mai appesantire. Un romanzo forse scritto in tempi in cui il pubblico non lo avrebbe recepito... ma forse ora è giunto il tempo.

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