Interpretare il Mito - Libro di Cesare Peri
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Interpretare il Mito

Come percorso di autoconoscenza

 
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Interpretare il Mito

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  • Tipo: Libro
  • Pagine 197
  • Formato: 15x21
  • Anno: 2015

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APPROFONDIMENTI VIDEO

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Una lettura attiva dei miti, che ad un’agile analisi del contesto storico, della loro evoluzione nel mondo antico e delle principali teorie interpretative, affianca un apparato di carattere critico che invita il lettore a personali esperienze interpretative, utilizzando anche i recenti sussidi della psicologia e della psicanalisi.

Diversamente, non solo il mito si cristallizza e muore nella forma di puro reperto archeologico, ma viene meno anche la sua preziosa possibilità conoscitiva, che è sempre esperienza di autoconoscenza.

Interpretare il Mito è come interrogare la Sfinge: essa sembra chiusa in un impenetrabile e misterioso silenzio. Ma se, come Edipo, ci poniamo in ascolto, scopriamo che è lei a porre delle domande, domande che sondano il nostro essere e inducono a guardarci profondamente dentro.

INDICE

Prefazione

Parte prima - Il mito nel mondo antico

  1. Il mito: prospettive e complessità
  2. Il mito vive nel raccontare (Le disavventure di Mida)
  3. Il mito tra fantasia e realtà (Da Core a Persefone)
  4. La mentalità arcaica (Come nacque l’Isola Tiberina - Come si tratta con un dio)
  5. Mito e mistero (Orfeo ed Euridice)
  6. Da «storia vera» a «storia falsa» (Deucalione e Pirra)
  7. Il mito e la manipolazione letteraria (Il destino di Edipo)
  8. Quando il mito diviene poesia (Filemone e Bauci)

Parte seconda - Le interpretazioni del mito

  1. Interpretare il mito (Perseo e il gioco del destino)
  2. Il mito come «ombra» del linguaggio (Frisso ed Elle)
  3. Il mito come storia umana avvolta nel favoloso (L’avventura omerica di Schliemann)
  4. Il mito come riflesso di una realtà trascendente (Penteo e le Baccanti - Il mito della caverna - L’androgino - Chi è Eros)
  5. Il mito come interpretazione della natura (Castore e Polluce)
  6. Il mito come studio delle cause (Aracne e Atena)
  7. Il mito come supporto della società (Admeto e Alcesti)
  8. Il mito come prodotto della psiche (Sogni e miti)

Parte terza - Il mito antico nel mondo moderno

  1. Noi e il mito (L’eroe e il mostro)
  2. «Qualcosa» da recuperare (Gli Argonauti)
  3. Le mitiche «fatiche» (Il percorso iniziatico di Eracle)
  4. «Qualcosa» che non si può vedere

Augurio al lettore e alla lettrice

Indice dei nomi

APPROFONDIMENTI

Il mito: prospettive e complessità:

"Nella fantasia di ogni popolo e di ogni individuo, accanto ad eroi, belle principesse, mostri, prodigi e isole felici, c’è sempre il sogno di un tesoro nascosto, che attende di essere scoperto, in fondo agli abissi marini oppure in una meravigliosa grotta, colma di forzieri traboccanti di monete d’oro e di pietre preziose. Ma il problema sta nel come raggiungerlo: la profondità e il fondale, irto di relitti e abitato da creature spaventose, oppure il segreto passaggio nella montagna, ben celato dalle rocce e disseminato d’insidie, costituiscono un’ardua sfida anche per il più coraggioso degli esploratori.

Questo particolare luogo, in cui occorre “calarsi”, è stato inteso in vari modi e chiamato con nomi differenti: Verità, Felicità, Amore, Conoscenza, Sé interiore, Ricchezza, Paradiso... La psicanalisi, la scienza che studia i profondi misteri della psiche, vi ha riconosciuto l’immagine dell’Inconscio, cioè di quell’ampio “serbatoio della memoria” in cui giacciono dimenticate, ma non per questo irrecuperabili e tanto meno inattive, le esperienze e le emozioni non solo dell’individuo (inconscio personale), ma anche dell’intera umanità (inconscio collettivo) e le stesse “pulsioni elementari”, cioè gli istinti che sono alla base della nostra vita (inconscio istintuale).

Osserva Pierre Daco: «Durante l’analisi il paziente è come uno speleologo che, dopo aver vagato affannosamente per oscuri labirinti (inconscio personale), si ritrovi alfine in una vasta sala luminosa, in cui sono accumulate, sempre attive, le ricchezze degli uomini che ci hanno preceduto nei passati millenni». E importante è sottolineare il fatto che l’inconscio collettivo agisce, proiettando, a nostra insaputa, i suoi colori nel mondo esterno, sul grande schermo della vita quotidiana.

Addentrarsi nel complesso mondo del mito richiede il coraggio dell’esploratore, l’esperienza dell’archeologo e la tecnica dello speleologo-analista. Ci si trova di fronte ad una ricchezza inesauribile, che non solo condensa millenni di civiltà, ma offre ancora oggi straordinarie possibilità per capire chi siamo e che cosa si agita nel profondo del nostro essere.

Non si tratta di materiale inerte, riservato agli studiosi del passato, ma di una materia viva, anche se spesso viene racchiusa in aridi manuali ed esposta in ordine alfabetico oppure offre semplice pretesto per narrazioni avventurose, in cui scompare la trama allusiva dei simboli e delle intuizioni che costituisco il tessuto dei miti.

Avete mai osservato degli oggetti archeologici ben allineati nelle asettiche vetrine di un museo? Sottratti al luogo di rinvenimento e alla loro remota quotidianità, sono soltanto residui di un tempo che non ci appartiene e possono destare curiosità o interesse, e forse qualche emozione. Ma provate a visitare una città antica come Pompei, dove le ceneri e i lapilli del Vesuvio hanno fermato la vita di quella gente il 24 agosto del 79 d.C., poco dopo mezzogiorno, ed ogni cosa da allora è rimasta intatta: il pane nel forno, il cibo nei piatti, l’incasso giornaliero nella bottega, e persino gli abitanti nelle loro case, che mostrano ancora, nei calchi ottenuti dagli archeologi, lo spasimo della morte. Camminare per le vie ed entrare negli edifici di una città romana del I secolo genera emozioni incontenibili. Non è più un frammento di passato portato nel tuo mondo, ma sei tu che entri in quel mondo e il presente ne è direttamente investito.

Un’esperienza analoga vorremo compiere qui con i miti, seguendo un percorso che ci porti progressivamente a rispondere a queste tre domande: «Che cosa dice il mito in sé?», «Che cosa hanno detto del mito?», «Che cosa dice il mito a noi?».

Prima di tracciare i lineamenti storici e critici della mitologia, che faranno da cornice allo specchio interpretativo in cui proveremo a guardare noi stessi, è opportuno considerare alcuni caratteri fonda-mentali del mito alla luce della sua attualità e attualizzazione.

Il mito si può interpretare in vari modi, ma non si può spiegare, se non in generale come, da una parte, espressione di un anelito, proprio del cuore umano, di sondare e insieme valicare le barriere del mondo sensibile per attingere a qualcosa di più elevato, inafferrabile, che è fantastico, terribile e divino, e, dall’altra, di comunicare e condividere, di raccontare.

Ogni storia racchiude il suo segreto, forse non del tutto chiaro allo stesso inventore, che le generazioni hanno levigato in molteplici sfaccettature, proiettandovi ciascuna il proprio punto di vista. Si tratta in genere di un sapere intuitivo, non razionale. Il suo linguaggio è simbolico, non allegorico: ci troviamo cioè di fronte a qualcosa che, per così dire, viene dall’alto, o dal profondo, e deve essere decifrato, senza che si riesca mai, tuttavia, ad esaurirne il significato; per allegoria intendiamo invece qualcosa di noto, di razionale, che trasfiguriamo tramite segni e immagini convenzionali.

Jung, il fondatore della «psicologia del profondo», spiega bene la differenza tra segno («alcuni sono semplici abbreviazioni o successioni di iniziali, come ONU, UNICEF o UNESCO, altri sono familiari marchi di fabbrica, nomi di specialità medicinali o insegne») e simbolo («un termine, un nome o anche una rappresentazione che può essere familiare nella vita di tutti i giorni e che tuttavia possiede connotati specifici oltre al suo significato ovvio e convenzionale: esso implica qualcosa di vago, di sconosciuto o di inaccessibile per noi»), sostenendo la necessità per uno psicologo di avere non solo un’esperienza pratica dei sogni e degli altri prodotti dell’attività inconscia della psiche, ma anche della mitologia.

«Il segno è sempre qualcosa di meno rispetto al concetto da esso rappresentato», egli osserva, «mentre il simbolo rappresenta qualcosa che sta al di là del suo significato ovvio e immediato. Inoltre i simboli sono prodotti naturali e spontanei. Nessun genio ha mai preso in mano la penna o il pennello dicendo: “Ora inventerò un simbolo”. Nessuno può prendere un pensiero più o meno razionale, raggiunto come logica conclusione o per intento deliberato, e dargli una forma “simbolica”. Per quanto si possa rivestire un’idea di questo tipo con orpelli fantastici, essa rimarrà pur sempre un segno, legato al pensiero conscio da cui deriva e non sarà mai un simbolo suggestivo di qualcosa non ancora conosciuto»

È dunque per noi condizione indispensabile renderci conto delle caratteristiche del territorio che intendiamo esplorare. La chiave di lettura simbolica, come vedremo, non è certo sufficiente, neppure unita ad altre, a far scattare la complessa serratura del mito, tuttavia è importante che sia prospettata fin dall’inizio, perché grazie ad essa potremo cogliere aspetti significativi anche nei racconti più semplici e in apparenza fondati su avvenimenti storici o su fenomeni naturali.

Ogni lente, si sa, ha la sua gradazione e il suo colore, e un margine di distorsione dell'immagine dell’oggetto. Del resto non è possibile realmente conoscere senza interpretare."

Cesare Peri

AUTORE

Cesare Peri

Cesare Peri è nato a Milano nel 1950, dove si è laureato in Lettere Classiche e in Filosofia presso l’Università Statale. Ha insegnato materie letterarie in un liceo classico e pubblicato studi, traduzioni e varie opere di carattere didattico e letterario prevalentemente indirizzate ai giovani, per cui ha ricevuto numerosi riconoscimenti. Da oltre trent’anni si occupa di spiritualità occidentale e orientale, di tecniche di rilassamento e meditazione. Dopo aver praticato yoga e baduanjin ha approfondito lo studio dei livelli energetici (chakra) e delle valenze simboliche e terapeutiche dei colori. Ha elaborato un metodo personale finalizzato al riequilibrio psicofisico e all’esperienza conoscitiva del Sé, costituito da una combinazione di tecniche di respirazione e visualizzazione cromatiche, con posture meditative ed esercizi dinamici di facile esecuzione. Tiene corsi di Meditazione cromatica a Milano e presso l’associazione culturale La fonte preziosa (Biella), di cui è presidente.

 

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