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L'Interprete delle Passioni

 

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"L'interprete delle Passioni" è un canzoniere in cui con gli accenti dell'amore terreno si canta l'amore per Dio. È lo stesso Ibn 'Arabi a chiarirlo nel prologo e nel commentario (uno dei rari casi in cui un autore offre un commento alla sua stessa opera poetica).

Del resto, dal Cantico dei Cantici a Giovanni della Croce, sempre l'amore celeste è stato espresso con le parole e i toni dell'amore carnale, come non esistesse altro modo per esprimerlo, o comunque quel modo fosse il più naturale. Inoltre, Ibn 'Arabi è un sufi, e quello dei sufi è il regno dell'immaginazione creatrice.

AUTORE

Ibn 'Arabi - Nacque a Murcia, in Andalusia, nel 1165. Di famiglia nobile e ricca, ebbe un'istruzione di prim'ordine con rinomati maestri di storia, letteratura, poesia, diritto, lettura coranica e tradizioni profetiche. Tra i suoi parenti vi erano asceti e visionari, e Ibn 'Arabi trascorse infanzia e adolescenza in un clima di intensa religiosità di cui peraltro non subì troppo il fascino, dal momento che almeno inizialmente predilesse gli studi e gli svaghi mondani. Verso i vent'anni, però, le esortazioni della sposa Mariam e l'esperienza di una malattia che lo ridusse in punto di morte lo portarono a un mutamento radicale. Ne fu testimone d'eccezione il filosofo aristotelico Averroè: il quale, informato dei doni spirituali concessi a Ibn 'Arabi, volle incontrarlo, rimanendone ammirato. Così Ibn 'Arabi entrò nella vita mistica facendo professione di sufismo.

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Scritto da: - 3 agosto 2017

L'inizio del cammino sufi è la conversione che consiste in un profondo cambiamento interiore. Comporta un pentimento sempre più profondo delle colpe passate. La speranza è la seconda tappa ed indica il motivo di fondo che dà forza al mistico nel suo cammino. Fonte della speranza è il pensiero della misericordia, bontà e generosità di Dio e della sua inesauribile disponibilità al perdono. L'altro atteggiamento in cui il sufi deve entrare è la rinuncia al mondo. In tal modo egli proclama che solo Dio è il suo signore, entrando in un rapporto nuovo con le cose. La rinuncia non è solo nei confronti delle cose illecite, come prescritto, ma anche da quelle lecite in quanto possono distrarre l'anima da Dio. La povertà è l'espressione più chiara della rinuncia. Essa indica l'atteggiamento fondamentale del sufi che ha piena coscienza di non possedere nulla, in quanto solo Dio è il possessore di tutto e di tutti. Il sufi riceve la sua esistenza e i mezzi di sopravvivenza non dalle creature, ma direttamente dai tesori inesauribili del Creatore. Tale povertà, accettata nel modo più radicale, invece di portare alla paura o all'angoscia, crea nel sufi una profonda fiducia, sicurezza e gioia. Le prove che il sufi dovrà sopportare sono disposte dalla sapienza e dalla misericordia di Dio per rendere sempre più salda la sua fede e la fiducia in Lui solo. La pazienza è l'atteggiamento di chi sa che tutto è nelle mani di Dio.

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