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L'Opera Italiana nel '700

 

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Questo straordinario periodo di vulcanica creatività nella storia della musica è delineato con agile sapienza narrativa, in un'esplorazione diretta delle fonti coeve e dello sterminato e in gran parte inedito materiale librettistico e musicale giacente nelle maggiori biblioteche conservatoriali italiane.

Il tema di questo studio non è nuovo, ma la trattazione che ne fa l’autore dà vita a un panorama di grande respiro e di inusitata originalità. Questo grazie a un’approfondita indagine sulle fonti (libretti e partiture) a stampa e manoscritte, e alla grande dimestichezza di Weiss con la letteratura coeva, sia musicale, sia memorialistica. A ciò si aggiunge una sua particolare capacità, rapida e incisiva, di cogliere con sicurezza i nessi evolutivi che collegano il materiale, e di illustrarli nell’analisi di singole opere esemplari, emblematiche degli sviluppi storici in questione.

Non è estranea a questo esito anche la qualità brillante, accattivante della narrazione, che in una prosa spigliata e in una lingua un po’ antiquata ci ricorda le origini dell’autore nella Trieste di Sve-vo, Saba e Joyce.

AUTORE

Piero Weiss (1928-2011), pianista e musicologo italo-americano, era nato a Trieste in una famiglia ebrea italiana importante per i legami col mondo imprenditoriale e della cultura. La madre, Ortensia Schmitz, violinista professionale, era nipote di Italo Svevo (figlia del fratello Òttavio). Il padre, Ottocaro Weiss, amico di James Joyce, era dirigente della Generali Assicurazioni a Trieste, mansione che mantenne negli Stati Uniti, dove si stabilì nel 1940 a causa delle leggi razziali, dopo un breve soggiorno in Svizzera (1938-9). Lo zio Edoardo Weiss, anch’egli emigrato negli Stati Uniti nel 1939, fu un eminente psicoanalista.

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