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La Dieta Senza Dieta

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  • Tipo: Libro
  • Pagine: 240
  • Formato: 13x19,5
  • Anno: 2006-2008

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Secondo i tre autori di questo libro la dieta più sana e più facile da seguire non è basata sulla rinuncia al cibo, ma su una serie di comportamenti che toccano tutti gli ambiti della vita.  

Provate a sorridere di più, a spegnere il televisore per diversi giorni consecutivi. Fate qualcosa lentamente. Concedetevi qualche momento di noia e rinunciate alla vostra bevanda preferita. Però mangiate tutto ciò che vi pare. È scientifico: dimagrirete di un chilo alla settimana.

Fondamentale per perdere peso in modo duraturo è modificare atteggiamento mentale, spezzare abitudini incancrenite e aprirsi con entusiasmo e fiducia alle novità e ai cambiamenti. Inutile, quindi, contare le calorie, centellinare i carboidrati, mortificarsi con regimi restrittivi o intestardirsi su programmi irrealizzabili.

Grazie ai consigli illuminanti e alle parole convincenti degli autori scoprirete che sinora a sbagliare non eravate voi, ma a essere sbagliate erano le diete.

AUTORE

Danny Penman, dopo aver conseguito il dot­torato in Biochimica, si è dedicato a tempo pieno al giornalismo. Scrive regolarmente per "The Independent" e per il "Daily Mail" su di­ritti degli animali, ambiente, salute e scienza. Come giornalista radiofonico si occupa degli stessi argomenti per la BBC. Vive tra Londra e Bristol, e la scoperta della mindfulness gli ha letteralmente cambiato la vita.

Le vostre recensioni

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Scritto da: - 5 dicembre 2008

L'idea di fondo, discussa e commentata nel contesto del libro, è senz'altro meritevole di attenzione e interesse: le abitudini, intese come riti e processi ripetitivi che ci inducono a compiere sempre le stesse azioni ed i medesimi comportamenti, si rivelano nel tempo come repliche e reiterazioni di modi di fare, di pensare e di agire che limitano e riducono le possibilità creative dell'individuo, radicandolo in automatismi e consuetudini che spesso si rivelano deleteri ai fini del compiuto sviluppo della personalità umana. Non sempre però tutte le abitudini possono definirsi negative; anzi, alcuni comportamenti quotidiani sono utili e positivi se ci aiutano a concentrare il nostro impegno in attività più produttive e redditizie, senza preoccuparci di rispettare regole e procedure proprio perché sono già interiorizzate, fanno parte del nostro bagaglio culturale e non necessitano di ulteriore pratica o esperienza.

Questo libro ci aiuta proprio a capire quali possono essere le abitudini deleterie e nocive, imparando a distinguerle da quelle che invece possono avere un impatto utile e vantaggioso per la nostra vita, attraverso un'analisi semplice ed immediata, che ogni lettore dovrebbe compiere indipendentemente dal fatto di avere come obiettivo il dimagrimento e la dieta. Ed è proprio questo aspetto che, a mio avviso, caratterizza l'approccio e l'impostazione di questo volume verso una materia, qual'è quella delle diete, del controllo del peso e dell'alimentazione, già ampiamente sviscerata in molteplici pubblicazioni: non si tratta tanto di seguire in modo ossessivo il controllo delle calorie assunte giornalmente o di bilanciare gli alimenti secondo le loro caratteristiche nutritive, quanto soprattutto di modificare quella rete di abitudini che ci porta a reagire esattamente allo stesso modo di fronte alle esperienze della vita, siano esse apprese per educazione o per l'ambiente che ci circonda o per le relazioni sociali che intratteniamo.

La vita, se viene governata dalle abitudini, diventa come un film già visto e nemmeno ce ne rendiamo conto: l'abitudine, proprio perché ci conforta e sostiene in comportamenti già appresi, rende meno problematico affrontare una situazione in quanto già conosciamo cosa va fatto, detto o pensato e ciò rende difficile qualsiasi cambiamento. Non a caso non esiste una dieta efficace al 100%, altrimenti si seguirebbe solo quella. L'enorme proliferazione di programmi di alimentazione controllata sta a significare che non esiste una visione univoca del metodo da seguire, si tratta solo di approcci diversi aventi come comune denominatore la privazione di determinati cibi, il controllo delle quantità, il rigoroso esame delle proporzioni e dei tempi di assunzione dei cibi. E cosa provoca tutto questo? Che il 95% di coloro che seguono una dieta non riesce a rispettare questa rigidità alimentare se non per qualche settimana, con la conseguenza di recuperare i chili persi nell'immediato periodo successivo alla fine della dieta. Subentrano pentimenti e sensi di colpa che impediscono di proseguire uno stretto regime dietetico, anche perché le privazioni e le rinunce a cui si è sottoposti non possono essere protratte a lungo, se si è continuamente stimolati dalla pubblicità a consumare le pietanze più buone ed i cibi più saporiti. Che fare allora? Perché non cambiare approccio al problema e cercare di intervenire sulle cattive abitudini che stanno alla base di simili comportamenti, sostituendole con "qualcosa di diverso"?

Questa è la tesi del libro che, a mio parere, risulta convincente. Se poi a tutto questo si aggiunge anche esercizio fisico e giuste proporzioni di cibi ingeriti, si potrà solo ottimizzare un risultato già di per sé molto promettente. Per chi volesse corrispondere con me, ecco la mia mail: alfocentauri chiocciola tiscali punto it

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Scritto da: - 11 giugno 2008

Molto interessante perchè in linea con principi che sviluppo nella mia professione. Sono pedagogista ed insegno presso la Facoltà di Medicina di Torino nel corso di laurea in dietistica, sono counsellor e formatore alle abilità di counselling. Ho sempre lavorato molto nel contesto nutrizionale pubblicando per la regione piemonte anche un testo rivolto ai dietisti negli ambulatori. Mi piacerebbe sapere se esiste un team, un'equipe in Italia che sviluppa questa metodologia, perche mi piacerebbe sperimentarla con dei gruppi di pazientei che sto ideando presso il mio studio. Avete dei riferimenti con l'autore?
Grazie e buona giornata,
Titti Parente

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