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La Mappa del Paradiso

"Adesso ho le prove che l'Aldilà esiste"

 
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  • Tipo: Libro
  • Pagine: 164
  • Formato: 12,5x19,5
  • Anno: 2015

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Con la sua testimonianza ha dato speranza a milioni di persone e convinto anche i più scettici. Adesso il neurochirurgo che ha detto: "Il Paradiso esiste, ci sono stato" continua la sua ricerca sui misteri dell'Aldilà. E ci offre una nuova, sconvolgente prospettiva sulla nostra esistenza.

Dopo lo straordinario successo internazionale di "Milioni di farfalle", Eben Alexander è stato contattato da moltissime persone che erano state toccate personalmente dalla sua storia e che a loro volta avevano esperienze analoghe da condividere.

Esperienze di vita oltre la vita, visioni di un altro mondo pieno di pace e amore incondizionato. "La mappa del Paradiso" parte da queste testimonianze e le unisce a quelle di colleghi scienziati e grandi saggi di ogni tempo, per mostrarci con sorprendente chiarezza una nuova, sconvolgente prospettiva sull'Aldilà.

Il neurochirurgo che con la sua testimonianza di vita oltre la vita ha convinto anche i lettori più scettici dà in queste pagine un potente messaggio di speranza, e ci porta a vedere quale grande destino è riservato alle nostre anime, ben oltre la piccola e limitata esperienza terrena.

INDICE

Introduzione

  • Il dono della conoscenza
  • Il dono del senso
  • Il dono della visione
  • Il dono della forza
  • Il dono dell'appartenenza
  • Il dono della gioia
  • Il dono della speranza

Appendice: Le risposte sono dentro di noi

Note

Letture consigliate

Ringraziamenti

Indice analitico

APPROFONDIMENTI

Introduzione:

Sono figlio della Terra e del Cielo stellato, ma celeste è la mia stirpe.
FRAMMENTO DI UN TESTO IN GRECO CLASSICO CHE INDICA ALL'ANIMA APPENA SPIRATA COME AFFRONTARE LA VITA ULTRATERRENA

"Immaginate una giovane coppia il giorno delle nozze. La cerimonia è terminata e gli invitati si accalcano sui gradini della chiesa per la foto di rito. Ma la coppia, in quel particolare momento, non bada a loro. I due sposini sono concentrati unicamente su loro stessi. Si guardano nel profondo degli occhi: le finestre dell'anima, come ebbe a definirli Shakespeare.

"Profondo." È una strana parola da associare a un atto che sappiamo non poter essere davvero profondo. La vista è un senso prettamente fisico. I fotoni - i quanti di luce -colpiscono la retina, sul retro dell'occhio, appena un paio di centimetri dietro la pupilla, quindi le informazioni che essi trasportano vengono tradotte in impulsi elettrochimici che viaggiano lungo il nervo ottico sino al cervello che li elabora. È un processo del tutto meccanico.

Chiunque, naturalmente, capisce cosa vogliamo dire quando affermiamo che stiamo guardando qualcuno nel profondo degli occhi. È l'anima di quella persona che guardiamo, la parte dell'essere umano a cui alludeva circa duemila e cinquecento anni fa il filosofo greco Eraclito quando scriveva: "Per quanto tu cammini e percorri ogni strada, non potrai raggiungere i confini dell'anima, tanto profonda è l'espressione che le appartiene". Illusione o no, è una sensazione molto intensa scorgere quella profondità quando ce la troviamo davanti.

La vediamo manifestarsi con eccezionale vigore in due occasioni: quando ci innamoriamo e quando assistiamo alla morte di qualcuno. Le persone in genere hanno esperienza della prima circostanza, pochi della seconda, in una società come la nostra in cui la morte viene tenuta nascosta alla vista. Ma i medici, gli infermieri e quanti lavorano negli ospizi, abituati ad avere regolarmente a che fare con la morte, sanno bene di cosa parlo. Di punto in bianco, laddove vi era profondità, rimane soltanto superficie. Lo sguardo vivo - anche se magari vago e tremolante, perché era quello di una persona molto anziana - svanisce per sempre.

Lo notiamo pure quando a morire è un animale. Quella via d'accesso al "regno interiore dell'anima", come disse lo studioso delle religioni Titus Burckhardt, si richiude e il corpo si trasforma, in sostanza, in un dispositivo a cui sia stata staccata la spina.

Immaginiamo allora i due novelli sposi che si guardano negli occhi e scorgono quella profondità sconfinata. L'otturatore scatta. L'immagine è catturata. La foto perfetta di una perfetta coppia di giovani coniugi.

Ora, facciamo un balzo in avanti di una sessantina d'anni: quella coppia ha avuto dei figli, e costoro a loro volta hanno avuto altri figli. L'uomo della foto non c'è più, e la donna vive da sola in una casa di riposo. I figli vanno a trovarla e lei si è fatta delle amiche là. Ma a volte, come adesso, si sente sola.

È un pomeriggio di pioggia e lei siede accanto alla finestra, in mano ha la fotografia che di solito sta sul comodino, nella sua cornice. La guarda, nella luce grigia che filtra nella stanza. La foto, così come lei, ha compiuto un lungo tragitto per arrivare sin lì. È stata tolta da un album passato nelle mani di uno dei figli, quindi è stata incorniciata e ha seguito la donna quando si è trasferita nella casa di cura. Per quanto fragile, un po' ingiallita e con gli angoli spiegazzati, è sopravvissuta. La donna si rivede giovane, mentre scruta il marito negli occhi, e ricorda che in quel momento lui era la cosa più reale al mondo per lei.
Dov'è adesso? Vive ancora?

Nelle giornate in cui si sente ottimista, sa che sì, è vivo. L'uomo che ha amato molto per così tanti anni non può essere semplicemente svanito nel nulla, quando il suo corpo ha smesso di respirare. La donna sa - vagamente - cosa ha da dire in proposito la religione. Suo marito è andato in Cielo, e lei, che ha frequentato più o meno regolarmente la Chiesa, ha sempre professato di crederci, nel Paradiso. Ma nell'intimo non ha mai provato una reale certezza.

Per questo, altre volte - come oggi - nutre qualche dubbio. Perché sa pure cos'ha da dire la scienza al riguardo. Certo, lei ha amato suo marito. Ma l'amore è un'emozione, una reazione elettrochimica che si origina all'interno del cervello e rilascia nel corpo ormoni che condizionano il nostro umore e ci dicono quando siamo felici o tristi, allegri o afflitti.

L'amore, insomma, è irreale.

Cosa è reale, allora? Le molecole di acciaio, di cromo, di alluminio e di plastica della seggiola su cui la donna è seduta; gli atomi di carbonio che formano la carta della fotografia che tiene in mano; il vetro e il legno della cornice che la protegge. E, naturalmente, il diamante dell'anello di fidanzamento e l'oro di quello nuziale: anche queste sono cose reali.

Ma il perfetto, totale e perenne vincolo d'amore fra due anime immortali che quegli anelli dovrebbero simboleggiare? Non è che fuffa, per quanto allettante. La materia solida, tangibile: ecco cos'è reale. Questo dice la scienza."

Eben Alexander

AUTORI

Eben Alexander è un affermato neurochirurgo e da quindici anni è anche professore alla Harvard Medical School di Boston. Il suo libro Milioni di farfalle (Mondadori 2013) è stato un caso internazionale.

Ptolemy Tompkins è uno scrittore e giornalista americano.

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