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La Nemica

 

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  • Prezzo € 16,00
  • Tipo: Libro
  • Pagine: 151
  • Formato: 14x21
  • Anno: 2013

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Nel luglio del 1928 sulla rivista letteraria Les Oeuvres libres dell’editore Fayard apparve un romanzo breve a firma Pierre Nérey. Si trattava de L’Ennemie (La Nemica) che una giovane e ancora sconosciuta Irène Némirovsky (il successo sarebbe arrivato solo l’anno dopo con David Golder) pubblicò con lo pseudonimo ottenuto dall’anagramma del suo nome (Nérey/Irene), rivelando così il carattere profondamente autobiografico dell’opera: il ritratto di una madre egoista e infedele che viene atrocemente punita dalla figlia, la quale prima le porta via l’amante e poi decide di togliersi la vota.

Impossibile non ritrovare nel ritratto impietoso della donna le caratteristiche della madre dell’autrice, che era solita parlare di lei come “la nemica”, e con la quale ebbe un rapporto estremamente conflittuale. L’odio e l’orgoglio la fanno da padroni in questo romanzo di formazione: odio “selvaggio e irrazionale” di una ragazza nei confronti di una madre egoista e criminale; orgoglio “oscuro e intenso” che impedisce una visione chiara e oggettiva delle cose.

La stessa Némirovsky confidò nel suo diario il “dolore” e la “febbre” e, soprattutto, la sua perplessità nel ripercorrere certi snodi della mente in un romanzo “necessario” che si riassume nell’”incontrollabile desiderio” della sua protagonista, Gabry, di gettare in viso a sua madre l’accusa “Io so, io ho visto!”.

La nemica si configura così, in un certo modo, come una misteriosa, dolorosa revanche, connotata dalle stigmate della sofferenza, dell’odio, del peccato, dell’orgoglio e del rimorso, teatro di sentimenti contraddittori il cui groviglio potrà sciogliersi e trovare la propria catarsi soltanto nella drammaticità del finale.

AUTORE

Irène Némirovsky è una scrittrice ucraina naturalizzata francese. Nata a Kiev nel 1903 da una famiglia di ricchi banchieri di origini ebraiche, visse a Parigi dove, appena diciottenne, cominciò a scrivere. Nel 1929 riuscì a farsi pubblicare il romanzo David Golder, ottenendo un grande successo di critica e di pubblico. Irène continuò a scrivere e si convertì al cristianesimo nel 1939, ma presto fu costretta a usare un altro nome, perché gli editori, nella Francia occupata dai tedeschi, avevano paura di pubblicare i libri di un’ebrea. Nel luglio del 1942 fu arrestata e deportata ad Auschwitz, dove ad agosto, a trentanove anni, morì.

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