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La Porta

 

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"Se sei in cerca del tuo Io, se pensi di vivere una vita che non è la tua, se credi alla reincarnazione e la tua giornata è costellata di inspiegabili déjà-vu allora non devi assolutamente leggere questo libro oppure rischi di farti del male. Se invece credi nella psicoanalisi e magari hai a casa una comoda poltrona (consigliatissimo anche il freudiano divanetto...), allora preparati perché questo libro è per menti avide e caratteri forti. Nelle sue 200 e rotte pagine c'è un incubo ricorrente: è proprio l'Io.

Un io che vagola disperato, in cerca di personaggi senza autore fino a quella 'porta' che dà il titolo al libro. Vita, morte, fetori, sentimento, ansie, orgoglio, visioni, luci abbaglianti e sangue si rincorrono vorticosamente quasi alla rinfusa, come se il bandolo a cui aggrapparsi per tirare il fiato non dovesse mai arrivare. E in effetti, non arriva. O forse sì, purché si leggano tutto d'un fiato e fino alla fine tutti i racconti. Fino a che non si trova una porta."

(Felice Manti)

AUTORE

Federico d’Errico (1949) è nato a Bari. Ha lavorato come giornalista per il «Giornale d’Italia», «Vita», «il Roma», «Gente», «Lo Specchio» e «Il Borghese». Nel 1972 è stato nel Sahara spagnolo dove operava la legione straniera Don Juan de Austria, come corrispondente di guerra. Ha prestato servizio militare come ufficiale paracadutista presso la Folgore. È stato inviato in Libano durante la guerra civile. In uno dei suoi viaggi ha conosciuto personalmente lo scrittore argentino Jorge Louis Borges che ha frequentato a Ginevra. Ha viaggiato molto passando un periodo di sei mesi in Sud America e poi ha operato in Cina, ad Hong Kong, Thailandia, Malesia, Filippine, India e Giappone. Dal 1996, prima per la Comunità Europea poi per la Camera di Commercio di Roma, ha operato in Russia per molti anni. Nel 2001 ha organizzato in collaborazione con la Camera di Commercio di Roma un Convegno Internazionale delle Comunità Cosacche. In tale occasione, dall’Amministrazione del Presidente della Repubblica Federale Russa è stato decorato con la croce di San Giorgio di seconda classe.

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Scritto da: - 16 marzo 2017 Acquistato sul Giardino dei Libri

Arrivato più che puntuale. Il pacco era in ottime condizioni. Da consigliare a tutti quelli che vogliono leggere dei bei libri.

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Scritto da: - 18 novembre 2013

La porta si apre, per coloro che vogliono attraversarla, su infiniti scenari possibili e che si succedono, dagli ideali follemente vissuti alla "ragionevole" impotenza, dalla visione di un bosco sotto la neve a quella di un verminaio in una periferia degradata, da un'amore che ti rende invincibile ad uno che ti distrugge. Alla porta sembrano seguirne infinite altre, ma é sempre la stessa, é sempre la facoltà di decidere se attraversarla, rischiando ogni volta, oppure rinunciare al viaggio, consapevoli o meno che quel viaggio è però la vita stessa. Tu quel viaggio lo hai imboccato a tuo rischio, ma da aristocratico d'altri tempi e perciò relativamente (relativamente) immune, ma sopratutto accompagnato, per tua fortuna, da due ottimi compagni di strada : la forza vitale ed il coraggio. La tua autobiografia, perche di questo si tratta anche se sembri parlare solo di altri e di altre epoche, é di quelle che si intuiscono solamente, per esserne certi occorre averti conosciuto. Che altro posso aggiungere ? Solo questo : molto bello ! Giuseppe B.

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Scritto da: - 29 ottobre 2013

Epici racconti che narrano di episodi vissuti, ricordi che affiorano dal passato, vicende familiari, ma anche storie di guerra o leggende ambientate in luoghi magici o desertici, remoti nello spazio e nel tempo o appartenenti a un passato recente, eppure legati fra loro da un filo rosso che, a mano a mano che si snoda la lettura, traccia un unico, grande, caleidoscopico mondo. Così le vicende dei protagonisti del giorno d’oggi si fondono con quelle del tempo passato – si tratta anche di personaggi storici realmente vissuti e riccamente documentati in nota – re e regine, guerrieri, dittatori, lanzichenecchi, cosacchi, fino ai quattro cavalieri dell’Apocalisse ma anche tredici pescatori in balia di una tempesta, donne oppure amici o semplici persone incontrate una sera, tutte con una storia particolare da raccontare. Scenari estremamente vari, in cui l’autore proietta il lettore con immediatezza, facendolo entrare subito nel vivo con pochi e asciutti tratti di penna iniziali ma efficaci al punto di generare una sorta di transfer verso il protagonista e far vivere in prima persona la vicenda narrata. Infatti, al centro c’è sempre un uomo, anzi l’uomo, che si sgomenta del silenzio, della solitudine e dell’inquietudine dettati dalla condizione umana e che pure avverte certe presenze, un aldilà, qualcosa che c’è oltre e che, a tratti o alla fine, si svela per poi richiudersi di nuovo – da cui la porta del titolo. Malgrado questo, anche nelle circostanze più perigliose o terrificanti, i protagonisti non vengono mai meno a sé stessi e affrontano le prove della vita, le avversità e le incognite con fede e con determinazione, anche quando sanno di andare incontro a un destino fatale – come degli eroi, sì, ma molto simili all’uomo moderno, laici ma armati di coraggio malgrado i tempi che corrono. Volendo avvicinare l’autore, forse l’essenza del suo messaggio è racchiusa nelle parole di uno dei protagonisti di uno degli ultimi racconti: “In un’epoca in cui l’onore, il rispetto e il coraggio sembrano spariti dalla faccia della terra, solo qui mi sembra di ritrovare gli antichi insegnamenti e la dignità…”. Dunque c’è da parte sua un forte richiamo agli antichi valori, a un’etica e un ardore che davvero si stenta a ritrovare oggigiorno e non a caso, dopo il brindisi che titola il racconto, l’autore conclude dicendo che i presenti: “Non avevano altro da aggiungere” con un imperfetto narrativo che prolunga l’azione ma in modo definitivo, come fosse un tempo finito e, perciò, assoluto: un Amen. Ed ecco come, dopo un rocambolesco giro del mondo attraverso epoche diverse e percorrendo paesi come il Libano delle guerre recenti, il Sahara spagnolo della Legione Straniera e il Sahara dei Tuareg in un bellissimo racconto ‘al femminile’, il Rio delle Amazzoni, la Svizzera dei tempi della Riforma e della Controriforma, l’Australia, il Perù, la Germania, il Giappone dei Samurai, la Istanbul dell’epoca vichinga ma anche il Sud degli Svevi e degli Angioini fino ai nostri giorni e fino a un certo notturno romano… il lettore giunge al racconto della fatidica porta in cui l’autore stesso, alla fine, si riconosce nel protagonista leggendo la propria scrittura, siglando così in chiave autobiografica il libro. Un bellissimo volume di pugno maschile nel vero senso della parola, teutonico ma non per questo privo di senso del mistero e del poetico – vedi “Le luci della Sibilla” – che vive per una sorta di scrittura espansa di grande efficacia anche nelle immagini scelte a corredo di alcuni racconti, nelle citazioni in apertura di ogni storia – da “Le mille e una notte” ai Vangeli apocrifi, agli autori tedeschi, francesi, anglosassoni, russi di tutti i tempi – e nelle note dottissime che fanno un corpo unico col testo e che accompagnano il lettore in questa straordinaria avventura che altro non è che l’esperienza umana intensamente vissuta.

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