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La Purificazione della Mente

Tecniche Sufi

 
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Hazrat Inayat Khan afferma in quest'opera un principio fondamentale della dottrina Sufi, ed offre al lettore anche i metodi pratici per la sua effettiva realizzazione.

Così come è necessario tenere pulito e purificare il corpo, ancora più necessario è purificare la mente. Infatti, impurità fisiche possono causare malattie, ma anche impurità mentali possono influire negativamente sulla salute del corpo e sulla spiritualità. Di qui la necessità di aspirare ad una costante purificazione della mente.

Essere «spirituali» non significa - come alcuni credono - essere in grado di fare miracoli o di operare cose meravigliose, ma semplicemente essere naturali. E questo è il risultato che si ottiene, senza sforzo e quasi senza rendersene conto, quando si consegue la purificazione della mente.

Tre sono i metodi da seguire: il primo consiste nel placarla. Una mente non disturbata riceve più chiaramente intuizioni e ispirazioni, proprio come uno specchio d'acqua non increspato riflette nitidamente le immagini. Il secondo metodo è la respirazione, cioè respirando correttamente e assumendo le giuste posizioni.

Il terzo metodo consiste in un corretto atteggiamento verso la vita: questo costituisce la via morale e la strada maestra per conseguire la purificazione. Ma è anche il più importante, perché senza quest'ultimo i primi due saranno senza effetto. La purificazione della mente è un'opera di preziosa utilità per ogni «cercatore» della verità.

AUTORE

Hazrat Inayat Khan nato nel 1882 a Baroda (India) da una famiglia di musicisti, fu egli stesso musicista di grande valore. Tuttavia, preferì rinunciare ad una brillante carriera in campo musicale per dedicarsi completamente alla diffusione del Messaggio Sufi in Occidente. Fu M suo maestro spirituale a dargli il compito di diffondere la saggezza del messaggio Sufi, poiché questo era il compito al quale Dio l'aveva destinato. Egli si recò quindi negli Stati Uniti nel 1910 e successivamente passò in Europa. Il Divino Messaggio fu da lui chiamato il Messaggio dell'Amore, dell'Armonia e della Bellezza. Tornato in India nel 1926, Hazrat Inayat Kahn vi morì, nel 1927, a New Delhi.

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Scritto da: - 3 agosto 2017

L’ascesi sufi o tariqa presenta variazioni e regole in base ai gruppi o confraternite, ma alcuni elementi sono comuni. In primo luogo, l’esistenza di un sistema gerarchico di disciplina e autorità. Le pratiche rituali sono basate sulla salmodia orale o mentale di giaculatorie (dikr), ripetizioni del nome di Dio fino ad andare in estasi. Ci sono poi l’indifferenza e l’introspezione come oblio di qualsiasi aspetto carnale per l’adepto durante queste pratiche. Dal punto di vista dottrinale, i sufi condividono una fede centrata sul sommo potere della provvidenza divina (tawakkul), l’assunzione totale della volontà di Dio e una metafisica che stabilisce una chiara distinzione tra la letteralità della Rivelazione (sharia) e la verità assoluta dell’essenza divina (haqiqa), alla quale il sufi tende sempre.

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