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La Seconda Vita di Majorana

 

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“Al mondo ci sono varie categorie di scienziati… Ma poi ci sono i geni, come Galileo e Newton. Ebbene, Ettore Majorana era uno di questi.”
Enrico Fermi

Collaboratore del Terzo Reich, in fuga con Eichmann in Argentina, finto frate in un convento, libero cittadino in Italia. Uno dei grandi misteri della storia italiana. Un giallo affascinante, ora, a centodieci anni dalla nascita, finalmente risolto. Con un importante inserto fotografico e documentario.

“Chi ha visto Majorana?” A rispondere ci hanno provato in tanti, Mussolini pretese subito la verità senza ottenere soddisfazione, Sciascia vi dedicò uno dei suoi libri più importanti ("La scomparsa di Majorana"), Gianni Amelio lo raccontò nel film "I ragazzi di via Panisperna", Paolo Borsellino aprì un’inchiesta sul caso. Film e indagini giornalistiche si sono susseguiti nel tempo ma la verità su Ettore Majorana (Catania 1906-?), geniale fisico italiano, non è mai venuta fuori: tante ipotesi, le più svariate, dal suicidio alla fuga in altri paesi, al ritiro in un convento.

Questo libro ci offre una nuova verità. Gli autori si sono mossi sulle tracce del ricercatore, hanno viaggiato in Sud America, incontrato i figli e i nipoti degli ultimi testimoni che hanno visto Majorana ancora in vita dopo la fuga, e hanno finalmente ricostruito i misteri di una scomparsa legata a molti e inquietanti motivi. Un vero scoop internazionale dopo che nel 2015 la magistratura, sulla base di una nuova testimonianza, aveva accertato la permanenza del grande scienziato italiano in Venezuela. Non restava che andare laggiù e indagare, ed è quello che gli autori hanno fatto.

Un racconto agile, ricco di colpi di scena, un reportage unico, tra attualità, storia e verità giudiziarie, con un ricco inserto fotografico e documentario in parte inedito. A centodieci anni dalla nascita.

Prefazione di Salvatore Majorana

AUTORI

Andrea Sceresini (Sondrio, 1983), giornalista freelance, è autore di molte inchieste e reportage di guerra per “La Stampa”, “Il Foglio”, “il Fatto Quotidiano” e “l’Espresso”. Ha vinto i premi “Igor Man” e “Ivan Bonfanti” per le sue corrispondenze dall’Ucraina. Per Chiarelettere ha curato il libro di Vittorio Dotti "L’avvocato del diavolo" (2014) e "Mai avere paura" (2016), storia del legionario Danilo Pagliaro. Ha realizzato reportage e documentari per la Rai, la tv svizzera e Sky.

Giuseppe Borello (Vibo Valentia, 1983) ha lavorato in Deutsche Bank per quattro anni prima di dedicarsi totalmente alla sua passione, il giornalismo. Nel 2013 vince la borsa “Giuseppe D’Avanzo” per il giornalismo d’inchiesta e inizia la sua collaborazione con “la Repubblica”. Fa parte della redazione inchieste, dove sviluppa i suoi progetti video su vari argomenti di attualità italiana e internazionale. Scrive per “Il Sole 24 Ore”. Dal 2014 è inviato della trasmissione televisiva di La7 "Servizio Pubblico".

Lorenzo Giroffi (Casagiove, 1986), giornalista freelance, ha vinto con i suoi reportage il premio “Reporter contro l’usura”, il premio di giornalismo internazionale “Maria Grazia Cutuli” e quello dedicato a Ivan Bonfanti. Ha realizzato inchieste sulle rivoluzioni in Tunisia ed Egitto, sugli affari della camorra, sulle periferie londinesi, sul conflitto nel Donbass, sul golpe in Burkina Faso, sul mercato africano dell’oro clandestino e sulla crisi venezuelana. Tra i suoi libri: "Visioni Meccaniche" (2011), "Il mio nome è Kurdistan" (2014) e "Ucraina. La guerra che non c’è" (con Andrea Sceresini, 2015).

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