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Laudate Dominum - L'Orazione Cristiana

Duemila anni di ascesi, di filosofia, di mistica

 

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Nel Vangelo secondo Luca si legge che Gesù insegnò la preghiera ai suoi apostoli che gli chiedevano un modo per pregare correttamente, così come aveva fatto Giovanni Battista con i suoi discepoli. Nel vangelo di Matteo la preghiera viene insegnata all'interno del Discorso della montagna, quello delle beatitudini. La traduzione di questa preghiera, importante perché insegnata direttamente dal Cristo, è stata sottoposta a molte analisi per coglierne l’esattezza. Se non inducas in tentationem è stato poi interpretato come non esporci alla tentazione, o grandi discussioni sono sorte se liberas nos a maio significhi liberaci dal male o dal maligno, la frase che più è stata controversa è quel pane quotidiano. Per la precisione nel testo di Luca cera scritto quotidiano, che S. Girolamo tradusse in cotidianum, mentre in Matteo il termine era epiousion (a sua volta tradotto dall aramaico, la lingua di Gesù, che voleva dire il pane del domani, del futuro). Il termine greco epiousion potrebbe essere tradotto letteralmente supersostanziale (“al di sopra della ousìa”, dell essenza), dunque un cibo essenziale e diverso. Nel senso di quotidiano potrebbe significare la razione che sta sopra il piatto di ogni giorno, ma nel senso del pane necessario, cioè quello che serve e non il superfluo, in linea con gli insegnamenti evangelici.

I padri della chiesa, a cominciare da San Girolamo che tradusse epiousion in supersubstantialis, hanno interpretato questa richiesta come domanda di una sostanza nuova, presente nell’Eucarestia. In questo senso San Cipriano confermava che si tratta del pane “nostro proprio dei cristiani, e quindi non si trattava del pane come cibo materiale. Secondo alcuni teologi i due aspetti si uniscono nel fatto che il pane supersostanziale è garanzia anche del pane materiale, in quanto chi ha fede e pratica l’Eucarestia sa che con l’aiuto divino saprà procurarsi anche il pane necessario. Questa interpretazione sarebbe suffragata dal seguito del discorso della montagna, in quanto Gesù dopo aver insegnato il Padre Nostro afferma: “Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro? E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un’ora sola alla sua vita? E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta”.

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