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Il Libro del Sé Divino

 

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Il Libro del Sé (divino), è il secondo trattato del grande sûfî andaluso Muhyî 'l-Dîn ibn 'Arabî (m. 1240) che vede la luce nella collana I Gioielli. Per quanto breve, l'opera è di notevole interesse poiché evoca il tema metafisico per eccellenza: l'unicità, l'esclusività, l'assolutezza e l'onnipervasione del Sé divino, radice ultima e profonda di ogni esistente.

La traduzione dall'arabo è preceduta da un'ampia introduzione della curatrice che, attraverso la Scienza delle Lettere, ci fa accostare alla Scienza alchemica, a quella dei Nomi e a quella dei numeri, nonché da un saggio di Paolo Urizzi in cui la dottrina di Ibn 'Arabî sul Sé divino viene messa a confronto con gli unanimi insegnamenti dell'advaita Shankariano.

AUTORE

Ibn 'Arabi - Nacque a Murcia, in Andalusia, nel 1165. Di famiglia nobile e ricca, ebbe un'istruzione di prim'ordine con rinomati maestri di storia, letteratura, poesia, diritto, lettura coranica e tradizioni profetiche. Tra i suoi parenti vi erano asceti e visionari, e Ibn 'Arabi trascorse infanzia e adolescenza in un clima di intensa religiosità di cui peraltro non subì troppo il fascino, dal momento che almeno inizialmente predilesse gli studi e gli svaghi mondani. Verso i vent'anni, però, le esortazioni della sposa Mariam e l'esperienza di una malattia che lo ridusse in punto di morte lo portarono a un mutamento radicale. Ne fu testimone d'eccezione il filosofo aristotelico Averroè: il quale, informato dei doni spirituali concessi a Ibn 'Arabi, volle incontrarlo, rimanendone ammirato. Così Ibn 'Arabi entrò nella vita mistica facendo professione di sufismo.

Le vostre recensioni

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Scritto da: - 3 agosto 2017

Per Ibn-Arabi soltanto la fede, che è conoscenza e intuizione interiore, salva l’essere umano dal dubbio, a dispetto delle pretese dei cavalieri della ragione, e la via dei sufi è l’unica esperienza che conduce alla verità. Secondo il teologo, le verità di fede sono comunicate da Dio ai profeti, e quindi trasmesse nei secoli di generazione in generazione. Tuttavia la conoscenza della tradizione e l’imitazione pedissequa (taqlīd), per quanto necessarie, non sono sufficienti al raggiungimento dello stato di certezza, che richiede invece un’esperienza ascetica capace di mettere l’uomo nella condizione di gustare la Verità divina. Ibn-Arabi pone inoltre il sufismo ai ripari dall’accusa di eresia respingendo l’idea dell’Unione con Dio, o inabitazione di Dio nell’uomo, ciò che anni prima aveva suscitato molte controversie e condannato a morte al-Hallāj. Il lavoro di Ibn-Arabi segna perciò il culmine del percorso per rendere ortodosso il sufismo e la netta distinzione tra sufismo ufficiale e sufismo esoterico.

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Scritto da: - 29 marzo 2015 Acquistato sul Giardino dei Libri

il Sufismo è affascinante e questo trattato è un gioiello da studiare e meditare , pensare poi che è sopravvissuto alle angherie del tempo e all'ignoranza dell'uomo per arrivare fino a noi lo rende ancora più speciale

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Scritto da: - 19 agosto 2013 Acquistato sul Giardino dei Libri

Un libro complesso ricco di spunti ma di difficile lettura, per chi non ha delle buone basi di Sufismo e altro.

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