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Malapolvere

Una città si ribella ai «signori» dell'amianto

 

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Nel 1901 l’austriaco Ludwig Hatschek brevetta il cemento-amianto e lo battezza Eternit (dal latino aeternitas, eternità). Fino alla fine degli anni Ottanta è proseguita così la lavorazione dell’amianto che ha provocato in diversi territori italiani un gigantesco disastro ambientale e procurato nella popolazione migliaia di lutti per mesotelioma, asbestosi e tumore polmonare tra gli ex operai e i cittadini.

In particolare Casale Monferrato, dove l’Eternit ha uno degli stabilimenti più grandi che impiegava fino a 2.000 lavoratori, è diventata la città simbolo di una tragedia sociale: migliaia di lutti per mesotelioma, asbestosi e tumore polmonare, dalle proporzioni ormai nazionali e… destinati a durare.

Sul sospetto della malattia è costruito il racconto iniziale. La seconda parte è dedicata alle testimonianze di donne malate, o vedove, o figlie, o sorelle, tutte travolte, in qualche modo, dalla polvere. Segue la cronaca di decenni di rapporto con la lavorazione dell’amianto, di sviluppo economico, di malattie professionali e di battaglie nei luoghi in cui la produzione è stata più radicata (Casalese, Cavagnolo, Rubiera dell’Emilia, Bagnoli di Napoli).

La conclusione è una lettera aperta ai «signori dell’amianto», lo svizzero Schmidheiny e il belga de Cartier, ancora più attuale dopo il verdetto del processo emesso nel febbraio 2012, che li condanna a 16 anni per disastro doloso: una richiesta precisa e determinata a contribuire alla scoperta di una cura che guarisca dai danni della «malapolvere».

Dopo aver letto il libro di Silvana Mossano, in Laura Curino è scattato quel «clic» che l’ha fatta cominciare a scrivere un testo teatrale: le sue sono parole di poesia, veicolo di conoscenza, ma anche di solidarietà, di consolazione e di energia. È nato così lo spettacolo teatrale Malapolvere. Veleni e antidoti per l’invisibile, che dal 2012 viene portato in tournée nei migliori teatri e nelle scuole di tutta Italia con successo di pubblico e critica.

Al posto delle persone, sul palcoscenico si avvicendano le «cose», testimoni muti di questo scempio ma a cui non è sfuggito un solo granello di puvri: un albero, un aspirapolvere, una bicicletta, le acque, la torre, una fontana, una statua equestre, un castello, un libro… Personaggi che arrivano al cuore e alla ragione. Alternando, come nella vita, il riso e il pianto. Dialoghi inventati (ma basati su notizie e dati certi) si avvicendano all’informazione diretta.

Un testo d’impatto, difficile da dimenticare, godibile anche con la semplice lettura in questo straordinario doppio volume.

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