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I Misteri dell'Egitto

 
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  • Tipo: Libro
  • Pagine: 83
  • Formato: 15x21
  • Anno: 2017

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In Siria nel III secolo dopo Cristo, il filosofo neoplatonico Giamblico scrive un libro che è un inno e un'estrema difesa del politeismo pagano morente e lo intitola, in onore di Ermete Trismegisto, I Misteri dell'Egitto. Lo scrive per distruggere gli argomenti lanciati contro le pratiche della teurgìa, "la magia divina". Nulla è impossibile per l'uomo, egli afferma, se l'uomo sa comprendere l'arte di entrare in contatto con gli dei.

I Misteri dell'Egitto diventa il "testo sacro" degli ultimi pensatori pagani: poi per più di mille anni scompare, cancellato dal trionfo del Cristianesimo.

Verrà riscoperto da Marsilio Ficino nella Firenze di Lorenzo il Magnifico, e dal quel momento sarà uno dei cardini del "pensiero magico” dell'Occidente, da Giordano Bruno fino ai giorni nostri.

AUTORE

Giamblico nacque a Calcide, in Siria, verso la metà del terzo secolo. Aprì una nota scuola neoplatonica ad Apamea, in Siria. Allievo di Porfirio, si allontanò dalla dottrina del suo maestro per formulare una propria interpretazione del platonismo che accentuava la separazione tra anima e corpo, e la missione soteriologica della filosofia, che ha l’obiettivo di guidare l’uomo all’unione mistica con i principi immateriali, attraverso la pratica della teurgia. Fu considerato dai suoi contemporanei pagani uomo di grandissima sapienza e virtù - l’imperatore Giuliano lo definì divino e perfezione di ogni umana saggezza (F.C. Giuliano, A Helios Re). La dottrina di Giamblico si impose presto nell’ambito del pensiero pagano tardoantico. I suoi allievi furono i maestri dei fondatori della Accademia neoplatonica di Atene (Plutarco di Atene e Siriano), e le sue dottrine influenzarono per questa via Proclo, attraverso le opere del quale il neoplatonismo giunse fino al Medioevo. Sebbene già nel circolo romano di Plotino, e nei cenacoli filosofici che si erano formati attorno ai suoi allievi (Porfirio, Amelio), la lettura delle opere di Aristotele, di Platone, e dei loro principali commentatori, fosse una prassi comune, Giamblico formalizzò un vero e proprio curriculum di letture per gli studenti della sua scuola, strutturato in gradi di complessità e di approfondimento progressivi. La base di partenza era data da opere di carattere precettistico, come il Manuale di Epitteto o il Carmen Aureum pseudo-pitagorico, volte a formare il carattere dell’allievo.

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