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Omosessualità maschile: nuovo approccio

 

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Nell'attuale panorama culturale - nel quale l'omosessualità maschile, sdoganata dall'area dei tabù, ammicca dai cartelloni pubblicitari e dagli spot televisivi e viene gridata nei « gay-pride days » anche se nello stesso tempo è sempre più sottaciuta nella sua dimensione di frequente sofferenza individuale - questo libro rappresenta certamente una voce fuori dal coro.

Lungi dal voler essere una provocazione fine a se stessa, o peggio ancora una sfida omofoba, vuole piuttosto tentare di colmare una lacuna. Lo stimolo a pubblicare questo saggio americano sull'omosessualità maschile infatti è nato dall'evidenza che tra i numerosi testi ormai disponibili in Italia sull'argomento scarseggiano vistosamente titoli autorevoli riferibili all'esperienza, scientificamente solida e ben documentata, maturata dalla corrente degli psicoterapeuti che applicano con successo il cosiddetto « approccio ricostitutivo » basato-sulla teoria delle relazioni oggetti ve e su studi empirici della identità sessuale. L'analisi delle dinamiche familiari, il recupero della relazione con la figura paterna, l'autoaccettazione e la rimozione dei sensi di colpa, l'autoaffermazione e la valorizzazione dell'autostima, lo sviluppo di vincoli di amicizie non erotiche sono elementi fondamentali di questo approccio, che prevede una relazione importante con il terapeuta, la verbalizzazione e la psicoterapia personale e di grappo...

Nella mia quotidiana pratica clinica di medico infettivologo mi sono sentita rivolgere richieste di aiuto a riorientarsi da parte di pazienti che, avendo sperimentato e attualizzato pulsioni e comportamenti omosessuali, non avevano tuttavia trovato nell'outing del mondo gay (locali, circuiti associativi) risposte adeguate alla sensazione di malessere e di infelicità che persistentemente sperimentavano.
(Dalla Presentazione della dott.ssa Chiara Atzori)

AUTORE

Joseph Nicolosi, cofondatore e attuale direttore dell'Associazione nazionale per la ricerca e la terapia dell'omosessualità (NARTH), membro dell'Associazione psicologica americana, conferenziere di fama mondiale, è autore di numerosi libri e articoli scientifici. Esercita a Encino, California.

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Scritto da: - 1 marzo 2009

Perchè i sostenitori dei "diritti" gay accettano con gioia che un eterosssuale si converta all'omosessualità mentre non concepiscono minimamente il contrario? Perchè dicono che gay o lo sei o non lo sei? Sono due prese di posizioni comuni alla maggior parte dei pensatori che difendono l'omosessualità (ma da quali accuse ?) che però sembrano contraddirsi, poichè se sostengono che omosessuali si nasce allora perchè accettare la conversione di un eterosessuale con famiglia e figli all'omosessualità? Sono sicuro che la risposta la sapete già dato che ormai è diventato un ritornello martellante il messaggio che molti uomini repressi dalla cultura "omofobica" interiorizzano questa "fobia culturale" e vivono una apparente eterosessualità ma in realtà sono omosessuali latenti (vedi film: Brokeback Mountin ecc..). Ecco quindi, perchè pensare che ci possono essere conversioni alla vita gay anche in tarda età pur continuando a credere che omosessuale o lo sei o non lo sei. Quindi la causa dell'omosessualità latente sta nell'ambiente circostante o nella cultura che interiorizzamo la quale non lascia libera via alla sua espressine più piena e naturale. Ma perchè, quindi può esistere una causa che impedisce solo l'espressione naturale di una omosessualità piena e naturale e non si può minimamente parlare di cause he impediscono anche lo sviluppo di una eterossesualità piena e naturale? perchè non si può parlare allora anche di eterosessualità latente come spiegazione a tanti ex gay mentre si può parlare di omosessualità latente a tanti ex eterosessuali? Claudio Risè scrive: gli "ex gay" esistono davvero e il mettere il silenziatore alle loro storie priva anche le altre di una parte di libertà, se non altro di informazione. [...] Chi ha a cuore il benessere delle persone deve certamente opporsi a ogni discriminazione. Quelle che colpiscono gli omosessuali, come quelle dirette contro gli ex gay, che con la loro presenza disturbano una sessualità «normalizzata», in stabili gabbie, organizzate come partiti.

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Scritto da: - 22 luglio 2008

Primo libro di una trilogia che potrebbe essere definita come "summa e apologia del pregiudizio anti-omosessuale" condita da pseudo-scientismo e psicologismo d'accatto. Il copione è sempre il solito: l'autore porta i pregiudizi da cui parte la sua analisi in una dimensione aconfessionale, onde eliminare le prime critiche, apporta tante belle parole per autodefinirsi non omofobo e poi inizia la sua analisi presentandola come unica e vera scevra da secondi fini e pregiudizi. Poi man mano, viene comunque spiegato al lettore come l'omosessualità sia una patologia senza comunque prendersi la responsabilità di definirla dirottamente come malattia (altro tipico escamotage per evitare le critiche) e poi si passano alle generalizzazioni: l'omosessualità è il frutto di una crescita psicologica "bloccata" (il che la equipara nei fatti ad una malattia (sic.)), gli omosessuali sono infelici per costituzione e coloro che dicono di essere felici si illudano, e l'infelicità non è affatto da addebitarsi all'omofobia che anzi arriva ad apparire nel libro come una sorta di "mito metropolitano" dettato dal vittimismo gay, anch'esso effetto di una immaturità di fondo insita nell'essere gay. Dopo di che ci si spreca in sentimentalismi circa il fatto che le persone affette da omosessualità non debbono essere discriminate ma comprese con peloso pietismo, e aiutate a capire la natura patologica del loro stato di infelicità e condotte verso le "cure", pardon "terapie riparative" perché non si può dire che si cura un qualcosa che non è malattia! E infine vengono snocciolati di dati sui successi della terapia tacendo però la stragrande maggioranza degli insuccessi, e le critiche metodologiche ce vengono sollevate circa le statistiche palesemente alterate e basate soltanto su una raccolta di pareri da parte delle persone che si dicono guarite.

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