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Parolacce

Perché le diciamo, che cosa significano, quali effetti hanno. Dai babilonesi a Benigni 4.000 anni di imprecazioni, oscenità, insulti. In 43 lingue

 

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  • Prezzo € 9,50
  • Tipo: Libro
  • Pagine: 378
  • Formato: 13x20
  • Anno: 2006

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Le parolacce sono fra le parole più antiche (forse le prime) nella storia dell'uomo. I neurologi, poi, hanno fatto una scoperta straordinaria: nel nostro cervello c'è un apparato specializzato nel produrre e archiviare le parolacce. E questo apparato può sopravvivere a traumi e malattie: possiamo perdere la parola ma non le parolacce...

Le parolacce, infatti, sono le ultime parole "magiche" dell'uomo. Perché riescono a esprimere l'inesprimibile (rabbia, sorpresa, paura...).
Perché riescono a ferire un avversario senza toccarlo. E perché basta dirle per creare un'atmosfera di erotismo, di libertà, di gioco. Le parolacce, infatti, sono il linguaggio delle emozioni. Come la poesia, le preghiere e gli spot.

Ma perché le parolacce fanno paura? Quali effetti hanno su adulti e bambini? Come si insultano i cinesi? E gli arabi? Questo libro risponde a queste (e molte altre) domande. Raccontando l'affascinante storia delle parolacce nel mondo. Divertendo e spiegando perché le diciamo. E perché non potremo mai smettere di dirle.


"Le dicevano Mozart, Leonardo da Vinci, Dante, Shakespeare, Bukowski e Umberto Eco. Le parolacce sono fra le parole più antiche (forse le prime!) nella storia dell'uomo.
Eppure, alzi la mano chi riesce a definire che cos'è una parolaccia. Perché "merda" non si può dire, mentre "escrementi", "feci", "pupù", al limite "cacca" sì, pur parlando dello stesso argomento?

Per rispondere a questa (e molte altre) curiosità mi sono messo sulle tracce del turpiloquio, dagli uomini primitivi a... Roberto Benigni. E ne è nato un libro...

Durante la mia ricerca mi sono divertito molto. Ho scoperto che le parolacce hanno una storia millenaria (sono già in "Gilgamesh", il primo poema della storia: 2000 anni a.C.), sono presenti persino nei geroglifici egizi e nella Bibbia. E che, secondo i neurologi, nel cervello abbiamo un apparato specializzato nel produrre e archiviare le volgarità...

E soprattutto ho scoperto che, studiando le parolacce, si possono toccare molti campi lontani fra loro. Solo la psicologia può spiegare perché il pene è un jolly linguistico che può esprimere sorpresa (***!), offesa (cazzone), elogio (cazzuto), noia (scazzo), rabbia (incazzato), approssimazione (a ***). E altre risposte arrivano dalla sociologia (perché negro è un insulto?), dal diritto (perché chi offende il presidente della Repubblica rischia 5 anni di galera?), dalla religione (perché la bestemmia è punita duramente?), dall'antropologia (perché il sesso e gli escrementi sono tabù?) dall'arte (perché si usano "parole sporche" per provocare o per divertire?)...

In pratica, come dice un mio amico tedesco, "tranne la filatelia e l'allevamento di conigli", attraverso le parolacce si può toccare tutto lo scibile umano. Ecco perché la ricerca sulle parolacce è un lavoro senza fine: se volete contribuire raccontando le vostre esperienze, originali e divertenti sulle parolacce, potete scrivermi qui. Lo stesso invito vale se avete delle curiosità da soddisfare: cercherò di rispondere alle vostre domande."

Vito Tartamella

AUTORE

Vito Tartamella, giornalista, è caporedattore centrale del mensile Focus.
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