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Le Parole del Mio Perfetto Maestro

 

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Le parole del mio perfetto maestro è la traduzione del "Kunzang Lama'i Shelung" di Patrul Rinpoche, testo che spiega i cosiddetti 'preliminari', le essenziali pratiche che costituiscono la base del buddhismo tibetano.

Insegnamento ricco di riflessioni e chiarimenti, fu ritenuto sin dalla sua pubblicazione, intorno alla metà del xix secolo, un'opera fondamentale per coloro che si interessano a questo profondo cammino spirituale. Come afferma l'autore, l'opera è essenzialmente la trascrizione degli insegnamenti che egli ricevette dal suo maestro per la pratica dei preliminari del Longchen Nyingthig o Intima essenza del cuore del vasto spazio, un ciclo di insegnamenti che si iscrive nella Grande Perfezione (il più elevato dei nove veicoli del sistema nyingmapa) e un "terma", o tesoro spirituale, rivelato da Jigme Lingpa (1729-1798), uno dei più grandi maestri, eruditi e poeti del suo tempo.

L'opera è divisa in tre parti: la prima è dedicata ai comuni preliminari esteriori, praticabili da chiunque; la seconda affronta il prendere rifugio, la generazione del "bodhicitta" e gli altri straordinari preliminari interiori fino al guru yoga, mentre la terza si concentra sulle istruzioni cruciali per il momento della morte. La profondità dell'insegnamento e i preziosi e sinceri consigli elargiti con stile semplice e diretto da Patrul Rinpoche, conosciuto ma anche temuto per la sua realizzazione e per la sua incondizionata franchezza, fanno di questo testo un'opera autentica e unica nel suo genere.

Se si ascolta il consiglio di Patrul Rinpoche, che instancabilmente, dopo ogni insegnamento, esorta a meditare, a sentire e fare proprie le varie riflessioni, si riuscirà a scoprire il vero senso di questo testo.

AUTORE

Patrul Rinpoche nacque in Tibet, nella provincia del Kham, nel 1808. Esempio vivente della semplicità che predicava, passò la maggior parte della sua vita sulle montagne, vivendo nelle grotte e in eremi sperduti a meditare e scrivere, e anche quando era già considerato uno dei più eminenti maestri della sua epoca, continuò a spostarsi da un luogo all’altro dispensando insegnamenti, viaggiando in incognito e dormendo all’addiaccio come un mendicante. Sebbene appartenesse alla scuola nyingmapa fu, insieme a Jamgòn Kongtrul Lodrò Taye, Jamyang Khyentse Wangpo e Lama Mipham, uno dei più attivi esponenti del movimento non settario Rimé, che fiorì in Tibet nel xix secolo, contribuendo alla rinascita del buddhismo tibetano. Alla sua morte, nel 1887, i suoi beni si limitavano ai pochi oggetti che possedeva quando aveva preso i voti di rinuncia: una copia del Bodhicaryàvatàra di Sàntideva, le Mùlamadhyamaka kàrikà (Le strofe fondamentali della Via mediana) di Nàgàrjuna, una ciotola da mendicante, una sacca di lana rossa, una veste monacale color zafferano, una ruota da preghiera, un bastone e un pentolino per il tè.

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