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Progresso e Catastrofe

Dinamiche della modernità

 

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Nel secolo che finisce, finisce anche il millennio. Quale il significato di questo passaggio? Questo libro illustra il tema, indica possibili risposte, muovendo dalla fortunata definizione del '900 come "secolo breve".

La brevità non riguarda certo gli anni, piuttosto un'improvvisa accelerazione e l'accumulo di troppi eventi in una stessa unità di tempo. Il secolo non poteva che apparire, inevitabilmente, breve.

Di qui le considerazioni sul millennio trascorso. Esso è caratterizzato dapprima dal consolidamento e dalla diffusione massima della fede cristiana, mentre a partire dal "moderno" inizia la progressiva uscita da quella fede. La speranza in una salvezza trascendente è progressivamente abbandonata a vantaggio dell'autoaffermazione dell'uomo sulla terra che dà luogo all'impiantarsi di "utopie mondane". In questo, propriamente, l'idea di "progresso".

Ma oggi, in una "modernità" che ha permesso l'olocausto e la bomba atomica, che ha posto fine alle ideologie, dove persino la scienza - a fronte delle immani conquiste - sembra incontrollabile, si può ancora parlare di progresso? Oppure ci troviamo di fronte ad una catastrofe?

Ma catastrofe non è solo sinonimo di disastro. Al contrario, va ricordato che il termine greco equivale, etimologicamente, a "rovesciamento". Dunque è certamente "fine", ma anche acquisizione di una diversa prospettiva sul mondo.

Quale? Non più quella "moderna" che presumeva di poter dare una direzione alla storia. Oggi è necessario piuttosto attrezzarsi per dominare il caso, per portarsi all'altezza dell'improbabile. Dobbiamo rinunciare ad ogni pretesa di totalità e saperci, invece, ben condurre in viaggio. Rendere la terra "gradevole dimora" nel nostro transitare.

AUTORE

Salvatore Natoli, è ordinario di Filosofia Teoretica presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca.

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