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  • Prezzo € 20,00
  • Tipo: Libro
  • Pagine: 164
  • Formato: 13x22
  • Anno: 2015

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«Conosci te stesso, e conoscerai te stesso e Dio»: il precetto dell’Apollo delfico, cifra essenziale della sapienza ellenica e cristiana, può essere considerato fondante anche per ì’insegnamento eckhartiano. Esso si muove infatti tutto quanto intorno a questi due poli -che sono poi un’unica realtà: anima e Dio. È la traccia che, nel mondo cristiano d’Occidente, porta soprattutto l’impronta agostiniana; ma si può dire che Eckhart, seguendo Agostino - maestro da lui amato e citato più di ogni altro -, sia andato molto oltre Agostino, riapprodando direttamente all’esperienza stessa di Cristo, che è esperienza di identità tra l’anima e Dio. Infatti il domenicano tedesco non insegna a conoscere l’anima e Dio

- come se i due fossero oggetti distinti e separati dal soggetto conoscente -, ma a generare il Logos, ovvero a diventare quello che si è

- Logos appunto, spirito - e dunque a vivere la vera vita, che è la vita dello spirito.

Come in ogni grande maestro, non vi è in Eckhart un conoscere separato dall’essere, dal vivere: si conosce davvero solo quello che si è, e che si fa - il diverso «sapere» è solo ideologia e mistificazione. Perciò non sono essenziali i libri - nemmeno i libri «sacri»: per quanto il domenicano abbia nei confronti della Scrittura tutto il rispetto che un medievale poteva avere, e al commento della Scrittura stessa abbia dedicato buona parte del suo lavoro intellettuale, egli non esita ad affermare che potremmo fame anche a meno, e che è la vita a dare l’insegnamento più nobile - come fu per i grandi maestri pagani, ai quali idealmente si ricollega.

Il cammino della conoscenza è dunque un itinerario di vita, nel duplice senso per cui è vivendo che si conosce ma anche per cui è la vita - la vita vera - il fine del cammino stesso. Perciò Heidegger chiama giustamente Eckhart Lebemeister, maestro di vita, più che Lesemeister, professore. Un maestro di vita che insegna innanzi tutto a conoscere noi stessi, l’anima nostra, nella sua vera realtà, nella sua essenza: nel suo fondo.

(Dallo scritto di Marco Vannini)

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