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Quel Patto Senza Tempo

E l'amicizia diventò farmaco dell'anima

 

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  • Prezzo € 14,00
  • Tipo: Libro
  • Pagine: 173
  • Formato: 14x21
  • Anno: 2014

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Un libro sull'amicizia, sui legami autentici e su come i sentimenti possono cambiare il destino in modo inaspettato

Ci sono libri che sanno fermare il tempo e riportarlo ai nostri occhi come un incantesimo. È il potere della nostalgia che alcuni personaggi letterari sanno custodire: Bruno, giornalista di uno storico quotidiano, è uno di questi.

È un uomo diviso tra un passato felice e un presente che cambia improvvisamente quando riceve un telegramma di due vecchi amici: lo convocano tra i binari della Stazione Centrale di Milano per un patto che risale a trent'anni prima, quando i tre condividevano la passione per il calcio e una giovinezza carica di aspettative.

Ma qual è il motivo di questa inaspettata convocazione? Il loro vecchio capitano li vuole vedere nel suo maniero, che si trova al centro di una immensa risaia, fra Mantova e Cremona. C'è una missione da compiere che scopriranno a tempo debito: è un mistero che li lega da sempre e che è tornato a galla, mettendoli a confronto con le loro radici e con l'esistenza.

Quel patto senza tempo è un romanzo che parla ai lettori: sa prenderli in quel territorio dell'anima che racchiude ciò che siamo veramente.

"Vesuvio, la nostra amicizia è un essere umano che sa perdonare. Non ha sofferto le mie assenze. L'abbiamo creata noi e appena nata si è fatta una vita propria. Non ha mai emesso regole né condanne. Ci ha lasciato liberi. Sin dai primi giorni della sua esistenza ha ignorato i nostri vizi, peccati, follie... Ora si è fatta adulta, è avanti negli anni ma non li dimostra. È un gigante buono, dalle braccia lunghissime e dagli occhi, che non smettono di seguirci. Non ci lascerà mai."

Con prefazione di Raffaele Morelli.

"L’amicizia vince la morte? Ci sono periodi della vita in cui affiorano i ricordi, arrivano più intensi di altri momenti, forse vengono per chiamarci, per farci trovare le nostre radici, la nostra trama, come avrebbe detto Celine. Col passare degli anni la memoria si rinsalda sul nostro lato antico, perenne, sulle basi solide di quell’incertezza che è lo scorrere del tempo. E ricordiamo e ricerchiamo le gocce di immenso che ci abitano. Le cerchiamo fra le cose perdute, tra le ombre che non ci sono più e non torneranno.

Cerchiamo così i punti nodali del nostro essere stati nel mondo, che cosa resta di noi dopo tanto peregrinare nelle vicende del mondo e della vita che abbiamo vissuto. Di chi abbiamo bisogno via via che la luce del tramonto si affaccia sempre più nitida e incerta? Non ci serve ricordare gli amori: appartengono a un altro tempo dell’essere, a un’altra dimensione che solo l’anima appassionata, infuocata, ama rievocare. Invecchiare appartiene a un altro regno e quindi ad altre certezze.

È l’amicizia che chiama, che prende la scena via via che l’anima va in pensione. Ricordi lontanissimi, eppure lucidi da condividere: certezze antiche sono gli amici, che in questo libro sono i protagonisti, i compagni di viaggio della notte cosmica. Magari non li vediamo da anni, ma gli amici intimi sono certezze… Certezze del nostro essere, mattoni della nostra anima. Gli amici e l’ironia dell’adolescenza, della giovinezza, le risate che solo l’amicizia ci ha regalato per davvero, così sonore, irriverenti, romantiche.

Non possiamo andare nei Campi Elisi senza ritrovare gli amici e neppure senza contemplare il Sacro. Magari abbiamo rimosso il tempo dell’eternità dalla nostra vita, risucchiato dall’amore; ma in certi momenti abbiamo bisogno del Divino più del pane che mangiamo. Per il protagonista la Via è l’incontro con un sacerdote che lo indirizza alla clausura, al distacco dalle cose di ogni giorno, che pure hanno arricchito l’eroe del romanzo per tutta l’esistenza. Adesso che gli anni sono passati la Mistica lo chiama. Il giornalista ha bisogno proprio adesso di amici e di essere condotto verso il Sacro: amicizie e divino sono i due capisaldi dell’ultima chiamata che il protagonista fa a se stesso. Sono le due voci che sceglie per tornare a casa… Entrambe lo chiamano, entrambe rispondono. E poi il silenzio. Da lì veniamo e lì torniamo: gli amici però hanno conservato la nostra impronta." Raffaele Morelli

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