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Quotidianità e Pratica Spirituale

 

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In questo libro, come un moderno Ulisse, l'autore solca i mari della conoscenza alla ricerca della propria Itaca. Più sentieri confluiscono ad arricchire la sua anima: la saggezza orientale e quella occidentale attraverso i grandi testi sapienzali, lo studio della materia e della meccanica quantistica, la ricerca psicologica introspettiva.

Nella vita di ognuno di noi c'è un movimento, un ritmo, una nota dominante: in quella dell'autore è stato il suo voler espandere i propri confini sia nell'accogliere ciò che la vita gli propone quotidianamente, anche le esperienze più dolorose, sia nelle sue ricerche.

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Scritto da: - 7 luglio 2016 Acquistato sul Giardino dei Libri

L'ho trovato interessante soprattutto per i riferimenti alla speculazione vedica del sentiero non-duale e al tentativo di integrare nella psicologia del vissuto quotidiano questa visione risalente agli antichi testi upanishadici nonché ai commentari Shankariani. Vorrei fare una precisazione circa il punto del libro in cui si fa riferimento all'involucro del Sé riguardante la beatitudine (in sanscrito chiamato "anandamayakosha"): questo "corpo di beatitudine" infatti deve essere trasceso (come sono stati trascesi gli altri involucri, da quello "fisico" fino al "corpo dell'intelletto") in quanto del tutto relativo e appartenente alla sfera illusoria della manifestazione e che di conseguenza non può dirsi l'esito di un percorso realizzativo volto al trascendimento della dualità nonché dell'unità stessa (comprendente anche lo stato della coscienza di beatitudine espressa però ad un livello relativo) nella quale ogni dualità trova la sua matrice consistente nel grado più alto della "ignoranza metafisica"; la realtà del Sé, la cui natura è assoluta, non può ammettere un "secondo" che in definitiva non consista in una mera apparenza e che deve essere riconosciuto come tale ai fini realizzativi.

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