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Safari Bar

 

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Frank Sinatra che canta ubriaco in riva all'Oceano Indiano per Ava Gardner. L'inseguimento ad una bresaola valtellinese fuggita insieme a una "lucciola" nel quartiere islamico. Maggiordomi che combinano guai, eseguendo alla lettera le istruzioni di stranieri che si credono poliglotti e amatori mandinghi che conoscono l'arte primordiale della seduzione e ignorano le più elementari regole della contraccezione. Ecco alcuni dei racconti che l'anziano Kazungu, dopo quarantanni di lavoro per i bianchi di Malindi, narra ai nipoti, all'ora del tramonto, nel suo villaggio alle porte della savana.

Nonno Kazungu conosce pregi e difetti di un paradiso terrestre che con il tempo si è riempito di mzungu di ogni specie. Chi, meglio di lui può snocciolare fatti, misfatti, avventure e risvolti grotteschi della più strampalata, variopinta e singolare "colonia" di italiani all'estero?

Freddie del Curatolo descrive con la verve di uno Stefano Benni in salsa africana il rapporto tra una civiltà stanca e logora e una tribù povera e dignitosa, i giriama, in uno dei luoghi turistici del mondo più frequentati dai nostri connazionali. Il Kenya è sogno di libertà per alcuni, ma anche terreno di conquista per billionaire-dipendenti. Forse là è ancora possibile decidere da che parte stare.

Le vostre recensioni

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Scritto da: - 28 gennaio 2013

Ecco il primo straordinario libro letto nel 2013. Divertente, appassionante, poetico e doloroso come solo l’Africa sa essere. Chi è stato almeno una volta nel Continente Nero o ha solo sognato di andarci per assaporare la vita vera nella culla dell’umanità, deve leggere questo libro. Ma anche chi ama le storie grottesche degli italiani alle prese con il turismo fai da te, esilio forzato o avventure al limite del vanzinesco, ricorderà a lungo “Safari Bar”. L’autore vive a Malindi da anni e racconta con amore ma anche con un linguaggio colorato e colorito una terra fantastica e una colonia italiana unica nel mondo. Il romanzo si snoda attraverso la vita e i racconti dell’anziano Kazungu, che è stato a servizio dagli italiani come un moderno Kamante (il cuoco tuttofare di Karen Blixen ne “La mia Africa”) e, tornato al villaggio natio, narra ai nipoti le più esilaranti, piccanti e controverse storie che riguardano connazionali alla Briatore, galeotti e missionari ma anche gente comune alle prese con quel sentimento indefinibile ma così denso che in molti chiamano “Mal d’Africa”. Un romanzo da leggere e rileggere!

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