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Schiavi di un Dio Minore

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Schiavi di un Dio Minore

Sfruttati, illusi, arrabbiati: storie dal mondo del lavoro di oggi

Loredana Lipperini, Giovanni Arduino

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Gli schiavi di un dio minore vivono tra noi, anche se non li vediamo. Ne rimangono tracce sui giornali: il trafiletto su un bracciante morto di stenti in un campo di raccolta, l’editoriale sui... continua

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Numero verde   800 135 977

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Descrizione

Gli schiavi di un dio minore vivono tra noi, anche se non li vediamo. Ne rimangono tracce sui giornali: il trafiletto su un bracciante morto di stenti in un campo di raccolta, l’editoriale sui magazzinieri che collassano a fine turno. Quelli che invece vivono lontani sono ridotti a numeri, statistiche: il tasso di suicidi nelle aziende asiatiche dove si producono a poco prezzo i nostri nuovi device, la paga oraria delle operaie cinesi o bengalesi che rendono così economici i nostri vestiti. D’altra parte si sa, l’abbattimento dei prezzi, senza intaccare i guadagni, si ottiene sacrificando i diritti e a volte la vita dei lavoratori, a Dacca come a Shenzhen o ad Andria. 

Ma non si tratta solo di delocalizzare o impiegare manodopera immigrata. La schiavitù si insinua nelle pieghe della modernità più smagliante: non c’è in fondo differenza tra i caporali dei braccianti e i braccialetti elettronici, i microchip, le telecamere e le cinture GPS, strumenti pensati per la sicurezza ma votati al controllo. Per non parlare della mania del feedback, del commento con le stellette, l’ossessione per il costumer care che mentre coccola il cliente dà un altro giro di vite alla condizione dei lavoratori. 

E dove manca il padrone, c’è lo schiavismo autoinflitto dei freelance, che sopravvivono al lordo delle tasse, senza ferie pagate, contributi, tempo libero. Indipendenti, sì, ma incatenati alle date di consegna e al giudizio insindacabile dei committenti, ai loro tempi biblici di pagamento. 

Nella trionfante narrazione dell’oggi, tutta sharing economy, start up e “siate affamati, siate folli”, non c’è spazio per questi schiavi moderni. Ed è proprio raccogliendo le loro storie, le loro voci soffocate, che Giovanni Arduino e Loredana Lipperini smascherano gli inganni del nostro tempo, in cui la vita lavorativa si fa ogni giorno più flessibile, liquida, arresa: se la struttura legislativa del lavoro si smaterializza, tornare a parlare di corpi, a far parlare le persone, è un modo per non rassegnarsi e resistere.

Dettagli Libro

Editore Utet
Anno Pubblicazione 2016
Formato Libro - 13,5x21 - Pagine: 158
EAN13 9788851134938
Lo trovi in: Saggi che ispirano

Autori

Loredana Lipperini - Foto autore

Loredana Lipperini è giornalista e scrittrice. Collabora con le pagine culturali de "la Repubblica” e conduce "Fahrenheit” su Radio Tre. Ha pubblicato, tra gli altri, Ancora dalla parte delle bambine (Feltrinelli, 2007), «L'ho uccisa perché l’amavo» - Falso! (Laterza, 2013, con Michela Murgia), Morti di fama (Corbaccio, 2014, con Giovanni Arduino) e Questo trenino a molla che si chiama il cuore (Laterza, 2014).

Giovanni Arduino - Foto autore

Giovanni Arduino è scrittore, traduttore, consulente editoriale e script doctor per case cinematografiche straniere. Tra i suoi lavori più recenti, la traduzione degli ultimi romanzi di Stephen King e, con Loredana Lipperini, Morti di fama (Corbaccio, 2014).


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