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  • Tipo: Libro
  • Pagine: 436
  • Formato: 15,5x21
  • Anno: 1992

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Che cosa vuol dire "maschio"? Che cosa vuol dire "femmina"?

Su questa essenziale dicotomia del genere umano ancora oggi si discute, si avanzano teorie, si fanno rivendicazioni.

Quasi un secolo fa, un austriaco poco più che ventenne pubblicò un saggio che cerca di dare una risposta essenziale a queste domande. Un'opera che nel corso di tutti questi anni è stata osannata e condannata, accettata e respinta, ma che costituisce comunque una pietra miliare nella cultura dell'Occidente, soprattutto oggi che non vi è una maggiore chiarezza sull'argomento.

L'Autore fissa l'Uomo e la Donna "assoluti" come "tipi ideali metempirici", rispettivamente polo positivo e negativo del vivere umano. Il singolo individuo partecipa di ambo i sessi in diversa misura, e la legge di accoppiamento è una legge di integrazione, per cui ognuno cerca come proprio compagno chi possieda i due caratteri in proporzione inversa alla propria. La sessualità, inoltre, non è limitata ad alcuni organi, ma si estende a tutte le cellule del corpo, che può essere più maschile in alcune parti, più femminile in altre. Tuttavia, il sesso di nascita rimane fondamentale dal punto di vista caratteriale. Importante è l'affermazione che la morale non è sociale, ma individuale e basata sulla verità: solo verso il proprio io superiore, universale ed eterno il "genio" è responsabile del suo agire.

L'opera, geniale e paradossale, è una difesa appassionata dei valori spirituali dell'uomo in un'epoca di positivismo e di esaltazione della sessualità.

AUTORE

Otto Weininger, nato a Vienna nel 1880, vi morì - suicida - nel 1904. La sua fama è legata a quest'opera, che è il suo capolavoro, pubblicata nel 1903 e che nel 1921 aveva raggiunto la ventiduesima edizione. Il suicidio di Otto Weininger - dovuto ad una scommessa - fu soprattutto una prova di coerenza etica con le idee che professava. Egli infatti aveva definito il suicidio "la più piccola di tutte le viltà", e il suo gesto suscitò clamore e perfino ammirazione. D'altra parte, tra le sue affermazioni filosofiche vi è che "il bene (e il bello vero) è eternamente giovane [...] solo colui che vuole ha un futuro. Perciò l'uomo vive fintante che in qualche modo vuole elevarsi al valore [...]".

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